AZARENKA: “IN AUSTRALIA SARÒ ACCOLTA BENE”

TENNIS - La bielorussa crede che il controverso episodio avvenuto nella semifinale con Sloane Stephens (quando chiamò il medical timeout sul 5-4) sia ormai alle spalle: "Ci hanno montato un caso incredibile, ma penso sia superato". Sulla rivalità con Serena dice: "Sono l'unica che l'ha battuta due volte quest'anno, ci spingiamo a vicenda verso il nostro limite ed è fantastico"
lunedì, 30 Dicembre 2013

Tennis. I fatti sono noti e ce li ricordiamo bene, anche a distanza di un anno. Australian Open 2013, semifinale tra Victoria Azarenka e Sloane Stephens. La bielorussa incamera agevolmente il primo set. Nel nono gioco del secondo parziale Vika butta via 5 match point e poi, al cambio campo, sul risultato di 5-4 in suo favore, chiede il medical timeout. Viene portata fuori per essere curata e, al rientro – dopo 10 minuti buoni – si aggiudica il match. Si scatena un vespaio di polemiche, alimentato anche dalle dichiarazioni contraddittorie della ex numero 1 del mondo, che prima, a caldo, parla di attacco di panico e poi, in conferenza stampa, fa invece riferimento a dei problemi alla schiena procurati dall’inclinazione di una costola.

Si capisce poco di quanto successo. Di certo c’è che il tempismo non è stato eccezionale, per stessa ammissione della diretta interessata (“Avrei dovuto chiedere l’interruzione prima di arrivare al punto di non riuscire a respirare. È stato quello il mio errore”, dirà). In finale il pubblico parteggia spudoratamente per Li Na (tant’è che a fine partita la cinese dirà che sembrava di stare al China Open). Il suo allenatore, Sam Sumyk, parla di ‘squali mediatici’, e la polemica si protrae per settimane. Oggi, a distanza di un anno, cosa rimane di quell’episodio controverso? “Penso che l’accaduto sia ormai alle spalle”, dice la numero 2 del mondo. “Quando ti guarderai indietro di 10, 15 anni, non ti ricorderai di questo episodio. Ci sono le immagini della partita, i nomi, i video, e sono quelle le cose che mi emozionano. Io conservo i miei ricordi e nessuno potrà mai portarmeli via”. Ciononostante, le domande sull’accaduto continua(va)no ad arrivare: “Non è mai stato superato completamente, e questo è un peccato, perché non c’è niente di male in quello che è successo. Le persone possono trasformare un avvenimento in quello che vogliono, cambiando la storia a loro piacimento”, prosegue la 24enne.

Hanno montato un caso enorme rispetto ad altre cose che sono successe ad altri giocatori, e mi sono sentita come un bersaglio solo per un equivoco. Nessuno mi ha dato nemmeno il beneficio del dubbio, mentre ad altri giocatori/giocatrici viene concesso di fare più errori. Va bene così, la prendo come viene. Penso più che altro al futuro, non a quanto successo a me. È importante non mettere i giovani in queste situazioni, perché poi si rischia di adombrare il nostro sport invece di metterne in risalto le cose belle”.

Proprio in Australia Victoria Azarenka raggiungeva un anno fa quella che sarebbe stata la vetta di un’intera stagione, con la difesa del titolo a Melborune (secondo Slam in carriera). Tre i titoli vinti (Australian Open, Doha e Cincinnati) e tre le finali perse (Roma, Carlsbad e US Open). Annata segnata poi dallo scivolone di Wimbledon – costatole il ritiro – e dai problemi alla schiena che le hanno impedito di esprimersi al meglio ai Wta Championships, dove ha comunque portato a termine il match di round robin contro Li Na – giocando praticamente da ferma. Insomma, non un anno da dimenticare, ma nemmeno una stagione da incorniciare. Eppure a lei va abbastanza bene così. Si dice entusiasta del titolo conquistato in Australia e afferma che in fondo non può girare sempre tutto alla perfezione. C’è poi da considerare il fattore-Serena. Un’autentica anomalia. Parliamo di una giocatrice capace di cannibalizzare praticamente tutto; parliamo di numeri pazzeschi, al confine con la realtà: 11 titoli, 78 vittorie e 4 (q u a t t r o) sconfitte. I risultati ottenuti da Vika (come quelli di qualsiasi altra giocatrice) vanno quindi contestualizzati nell’ottica di una stagione atipica, tenendo ben presente l’elemento destabilizzante Serena.

Azarenka che è stata artefice, tra l’altro, di metà delle sconfitte subite da Serena. L’head-to-head totale dice comunque 13-3 per la statunitense, ma la bielorussa sente di essere sempre più vicina alla sua rivale: “Sono l’unica giocatrice che l’ha battuta due volte”, sottolinea. “Sono molto felice di questo, ci stiamo spingendo a vicenda verso il nostro limite, è incredibile”. D’altronde non è un caso che Patrick Mouratoglou, coach di Serena, abbia identificato nella bielorussa l’unica vera rivale della sua assistita. Ma c’è qualcosa di Serena nel gioco e negli atteggiamenti della Azarenka?: “Penso possano esserci delle somiglianze nell’indole, nel temperamento. Per il resto siamo abbastanza diverse, il che rende ancora più avvincenti le nostre sfide”.

La nuova stagione è praticamente alle porte, Brisbane e soprattutto gli Australian Open incombono. Come sarà accolta Victoria Azarenka dal pubblico australiano? “Spero bene. Spero siano felici di avermi con loro, perché dopo la mia vittoria ricordo che erano molto emozionati, entusiasti di aver visto quella che è stata una grande finale, bellissima, con un sacco di emozioni e un sacco di ottimo tennis. Io sono molto emozionata all’idea di tornare ogni anno per giocare e competere. È sempre stato tutto fantastico e gli ultimi due anni sono stati semplicemente incredibili per me, quindi ho sicuramente voglia di rivivere quelle sensazioni. Ogni volta che andrò lì, su quel campo, sarà speciale per me, a prescindere da quello che succederà in partita”. 

 


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