BAKER: “VOGLIO TORNARE PIÙ FORTE DI PRIMA”

Lo sfortunato giocatore americano, dopo l’ennesimo infortunio, ha deciso di raccontare il suo processo di recupero in un “diario” pubblicato da Usa Today. Tennis.it ha tradotto per voi la prima puntata, buona lettura!
venerdì, 1 Febbraio 2013

Tennis. La sfortuna di Brian Baker è ormai nota a tutti. Dopo sei anni di assenza e cinque operazioni complicatissime, l’ex numero due junior, era riuscito l’anno scorso a ritornare ad essere un giocatore professionista, entrando per la prima volta nei primi 100 giocatori del mondo, con l’ambizione di crescere ancora molto e la consapevolezza di avere il talento per riuscirvi. Improvvisamente al secondo turno dell’Australian Open, il ginocchio di Brian, che mai era stato seriamente infortunato, ha ceduto, costringendo l’americano a lasciare il campo su una sedia a rotelle. Rottura del menisco e se va bene altri quattro mesi di stop. In seguito all’incredibile solidarietà ricevuta, Baker ha deciso di tenere una specie di diario del suo infortunio, che verrà pubblicato settimanalmente da UsaToday. Noi di tennis.it, ci siamo particolarmente affezionati a questo sfortunato campione e così abbiamo deciso di riprendere i suoi racconti e tradurli per voi. Ecco la prima puntata, buona lettura!

“Il tennis mi ha dato molto, ma mi ha anche dimostrato quanto possa essere crudele. Nel 2012 sono come risorto (dopo cinque operazioni complicatissime e sei anni lontano dal circuito) e ho raggiunto i migliori risultati nella mia carriera di giocatore di tennis. Speravo, finalmente, che il demone degli infortuni mi avesse finalmente abbandonato per sempre, ma sfortunatamente, durante la mia partita di secondo turno all’Australian Open, è riuscito a trovarmi di nuovo.

Senza preavviso, il mio ginocchio destro, fondamentalmente, ha ceduto durante uno scambio sull’uno a uno del secondo set, nella partita contro il mio amico e connazionale Sam Querrey. Non sono scivolato e non ho fatto nemmeno qualche movimento strano tale da giustificare un simile infortunio. Il risultato finale è stata una grave torsione del mio menisco (in pratica, il mio menisco si è rivoltato come il manico di un secchio, all’interno del mio ginocchio). Sono stato costretto a ritirarmi immediatamente e ho dovuto lasciare il campo su una sedia a rotelle. Come la maggior parte dei giocatori, odio ritirarmi e prima mi era successo una volta soltanto, nelle qualificazioni di Wimbledon del 2005, contro Novak Djokovic (tra tutte le persone possibili!).

Dopo aver dovuto combattere per anni, contro una moltitudine di problemi fisici, venire accompagnato fuori dal campo su una sedia a rotelle, è stato uno dei momenti più deprimenti di tutta la mia vita. Il mio successo nel tennis, per il quale avevo così duramente lavorato nel corso degli anni, sembrava essermi stato portato via ancora una volta. Non so raccontarvi quanti pensieri mi siano passati nella testa nel periodo di tempo che è passato dal momento del mio infortunio a quando ho conosciuto i risultati della risonanza magnetica, alla quale mi sono sottoposto un’ora dopo la partita. Ho continuato a chiedermi ossessivamente come fosse potuto succedere e perché proprio a me. Inoltre pensavo, cosa mi sono fatto? Davvero mi sono rotto i legamenti come temono i medici? Oppure è qualcosa di meno grave?

Sapevo soltanto che era qualcosa di importante. Dopo aver avuto per così tanto tempo a che fare con così tanti infortuni, si impara a riconoscere quando ci si è fatti male in maniera seria. Un altro pensiero che avevo fisso nella testa, era la constatazione che finalmente avevo acquisito una forma tale da poter giocare bene sul cemento e che ero per la prima volta nella mia carriera, ad un passo dallo sfondare il muro dei primi 50 giocatori del mondo. Quando finalmente ho avuto i risultati degli esami (a me è sembrata un’attesa di giorni, ma in realtà è passata solo un’ora), sono rimasto sorpreso dal vedere che non avevo avuto danni ai legamenti, ma allo stesso tempo ero devastato al pensiero di dover restare fuori dalle competizioni per molti mesi.

Non amo molto i viaggi lunghi in aereo. Questo perché non riesco a dormire bene mentre sono in volo, dato che dopo un po’ inizio a soffrire di claustrofobia. Ora immaginate quanto può essere stato divertente per me , il mio volo di 22 ore per tornare a casa a Nashville! Nemmeno tutti gli antidolorifici di questo mondo, avrebbero potuto rendere piacevole il mio viaggio. Il mio ginocchio bloccato non potevo muoverlo per più di 45 gradi (sempre meglio che essere completamente fermo, ma comunque un discreto dolore) e mi faceva un male cane ad ogni spostamento d’aria. Le mie stampelle erano state riposte in un armadio distante tre file dal mio posto, per cui ogni volta che dovevo usare il bagno, ho dovuto chiedere aiuto all’assistente di volo. Questo per non parlare di cosa sia usare le stampelle in aereo, imbottito di antidolorifici, quando vi è turbolenza. Vi dico soltanto che sono andato in bagno, soltanto quando era proprio necessario.

Quando l’aereo finalmente è atterrato a Nashville ho ringraziato Dio per essere sopravvissuto, con la speranza che passato il viaggio di ritorno, avessi superato la parte più difficile del mio processo di recupero. Credo che anche la mia ragazza abbia tirato un sospiro di sollievo, anche se ha dovuto prendersi cura di me e portare lei tutte le borse. Non certo il miglior modo di passare il suo compleanno (si! Siamo tornati prima per festeggiare il suo compleanno!).

Avrei voluto sottopormi all’operazione al ginocchio il giorno stesso in cui sono atterrato, invece ho dovuto attendere fino al 21 gennaio. Il dottor Burton Elrod, dei Tennesee Titans (squadra professionistica di football americano, ndr) ha eseguito l’intervento e mi ha rassicurato, dicendo che tutto era andato per il meglio, avendo avuto la possibilità di curare il mio menisco, senza doverlo rimuovere. Questo, nel lungo periodo, è un grande successo per il mio ginocchio.

Davanti a me, ho un recupero molto duro, ma se c’è qualcuno che sa come ci si riprende da un infortunio, quello sono proprio io! Anche se sono molto deluso per questa nuova battuta d’arresto, voglio trovare un modo per tornare più forte di prima. Ho imparato molto tempo fa che non si può combattere ciò che non si può controllare e l’unica cosa che si può fare in questi casi, è spendere le proprie energie nella ricerca di un modo per migliorare se stessi. Grazie a tutti per il supporto!”


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