BARTOLI IN FONDO ALLA MARATONA DI NEW YORK: UNA RINASCITA

Marion Bartoli dopo pochi mesi dalle gravi condizioni di salute in cui versava riesce nell'impresa di portar a termine la maratona di New York
martedì, 8 Novembre 2016

Tennis. Preso per dire che tutto è bene quel che finisce bene, ma apre proprio che Marion Bartoli sia tornata nel pieno delle sue forze ed in salute. Come pensare altrimenti di una donna che pochissimi mesi fa sembrava in pericolo di vita, completamente denutrita e con una perdita improvvisa superiore ai 30 chili: si pensava ad anoressia, in realtà aveva contratto un rarissimo virus tropicale probabilmente nel tour in Asia delle settimane precedenti.

Oggi, la francese, ha completato la Maratona di New York in 5 ore e 40 minuti circa, dando prova in primis a se stessa di aver praticamente recuperato a pieno da quelli che sono stati i mesi più difficili della sua vita. “È una nuova partenza per me, gli ultimi minuti sono stati davvero duri, mi sono rivista a giocare l’ultimo game della finale di Wimbledon. Se penso che sono stata vicina a morire, non posso crederci: per fortuna le cure stanno andando bene e tra un mese dovrei essere completamente ristabilita”, afferma un’esausta ma orgogliosa Bartoli al termine dei 42 km nella Grande Mela.

Una via del recupero ormai giunta al gran premio della montagna, tutto ora sembra in discesa per una ragazza che come lei stesso affermava faceva fatica anche a stare più di 5 minuti al cellulare, tra l’altro utilizzabile solo tramite l’uso di guanti specifici. Un calvario che l’ha portata a curarsi in Italia, precisamente a Merano, in una clinica specializzata. “Finalmente sto meglio. Gli amici e la mia famiglia mi sono stati molto vicini e devo ringraziare anche tutti i fan che in ogni modo mi hanno fatto arrivare la loro forza. Non finirò mai di ringraziarli. Quando andavo a dormire temevo di non svegliarmi più. Ora la salute è la mia priorità. Ora do ancora più valore alla salute, alla famiglia e agli amici. Queste sono le mie priorità , ma voglio anche aver successo nella mia nuova carriera di commentatrice sportiva e pensare a cosa ho ancora davanti. La vita è bella“, è il caldo messaggio della transalpina.

Una che di certo non ha avuto una vita facile, colpa soprattutto dell’ennesimo caso di padre ingombrante, capace di far più del male che del bene alla propria figlia. Allenamenti intensivi, stile di gioco fuori dal comune, rapporti con la Federazione che spesso l’hanno tenuta fuori dalla Fed Cup e più in generale da un circuito che non la vedeva di buon occhio. Una ragazza dalle mille fragilità e complessi, la cui autostima da sempre è stata schiacciata dalla figura del padre/coach.

Nemmeno la straordinaria ed inattesa vittoria a Wimbledon nel 2013 riuscì ad esaltarla agli occhi di una stampa che si concentrò più sui commenti infelici del commentatore John Inverdale che sulla sua vittoria. “Mi chiedo se suo padre le abbia detto quando era piccola, ‘non diventerai mai bella, non sarai mai una Sharapova, quindi dovrai combattere ed essere dura“, fu l’assurdo commento durante la finale. Di mezzo ci si mise anche Murray e la sfortuna di un successo che mancava da generazioni, giunto proprio nell’estate del suo trionfo.

Un talento indiscutibile ma uno stile obsoleto: bimane in entrambi i colpi, ripetuti esercizi fra un punto e l’altro, un servizio dal movimento unico, tutti aspetti che la facevano sentire estranea al contesto. Poi l’addio a Cincinnati due mesi dopo fra le lacrime, felice però di vivere una nuova fase della sua vita: da stilista e commentatrice tv.

Bentornata, Marion!


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