BECKER: “IL TENNIS E’ COME IL POKER, DEVI SAPER LEGGERE GLI AVVERSARI”

Boris Becker paragona il tennis al poker, gioco di cui è un grande appassionato. Il tedesco parla anche di Djoko: "Le tre settimane dopo Parigi fino ad arrivare a Londra sono state durissime..."
venerdì, 28 Agosto 2015

TENNIS – La finale persa a Montreal contro uno stupefacente Andy Murray, per Nole Djokovic è stata assorbita piuttosto bene nonostante il disagio di un campione che, non digerisce certo a cuor leggero ‘passare la mano’ all’avversario in tornei così prestigiosi poco prima dell’avvio di uno Slam. E’ intervenuto nelle scorse ore, a riguardo, Boris Becker, allenatore del serbo che, si sa, quando esprime i suoi concetti (mai banali e spesso provocatori) destano più di qualche perplessità.

“Nessun dramma per Novak. Dopo il match non abbiamo parlato molto, era necessario recuperare energie inutile, quindi, spendere altro tempo su cosa non sia più possibile conquistare, almeno per quest’anno. Gli ho fatto tanti complimenti per l’atteggiamento e lo spirito di sacrificio. Mi piace quando sia mentalmente che fisicamente resta aggrappato alla partita fino alla fine, a prescindere dal risultato. Complimenti, ovviamente, ad Andy. Dopo le sue due sconfitte in finale (Montreal e Cincinnati), l’unica domanda che mi chiedono è se il serbo possa vincere gli US Open. La nostra priorità è quell’obiettivo”, ha detto Becker.

D’altronde chi se non il tedesco, abituato a pressioni ad alta quota, può consigliare e capire il suo allievo.

“A questo livello conta molto la strategia di gioco, la mentalità che hai sia prima che durante il match e la tua forza di volontà nell’andarti a prendere la vittoria”, ha aggiunto il tre volte campione di Wimbledon.

Boris poi, noto amante dell’azzardo, nello specifico il poker, ha trovato molto analogie tra il tennis e questo gioco che negli ultimi anni sta sempre più coinvolgendo un numero impressionante di persone.

“Il tennis ed il poker per certi aspetti si somigliano. Nel poker, bisogna saper leggere le mosse degli altri giocatori. Una delle mie virtù è consocere quello che gli altri faranno prima che tutto accada. Molte volte nel passato ero fuori quella che io chiamo ‘zona di comfort’ e mi aggrappavo spesso all’intuizione che spesso e volentieri mi ha dato grande supporto”, ha ammesso l’esperto tedesco.

Anche i dettagli più bizzarri non sono trascurabili.

“Sai, il tennis è l’unico sport in cui si ha un armadietto accanto a quello del tuo avversario. Puoi vedere il tuo ‘nemico’ completamente nudo, come se fossi sotto la doccia. Immaginate se questo accadesse nel pugilato o peggio ancora nel calcio”.

Il tedesco ha poi ammesso quanto sia stato difficile cucire la ferita per la finale persa al Roland Garros da Nole per mano di Stan Wawrinka. La cura? Semplice, allenarsi due volte al giorno (una non bastava) per presentarsi al meglio in quel di Londra per giocare (e poi vincere) i Championships.

“Il periodo di tre settimane che va da Parigi a Wimbledon è stato difficile, anzi, molto più che difficile. Non è soltanto dura per Novak ma anche per il coach che deve fare un lavoro da fine psicologo. Ma prima o poi, tutta quella delusione mista a rabbia deve svanire e lasciare spazio alla voglia di riprovare e ritentare la scalata verso i nuovi successi. Da qualche settimana stiamo pensando a NY e ne vedremo delle belle”.


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