BELGRADO INVOCA NOLE: “SCHIERATI CONTRO IL KOSOVO NELL’UNESCO”

In Serbia, Comitato 28 giugno, schierato come molti altri contro l’annessione del Kosovo all’Unesco, invia una lettera aperta al numero 1 Atp: “Firma la nostra petizione e sarai ricordato come Muhammad Alì”.
lunedì, 2 Novembre 2015

Tennis – Di sport in questa vicenda ce n’è veramente poco. Ma il fatto che essa coinvolga uno dei nomi più famosi dello sport con racchetta e pallina basta a giustificarne la menzione. Il personaggio in questione si chiama Novak Djokovic, ha vinto dieci tornei del Grande Slam ed è numero 1 del mondo in maniera pressoché incontrastata. La vicenda che tira in ballo il tennista è di stampo assolutamente politico, con tutto ciò che ne consegue. Si parla dell’entrata del Kosovo nell’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della tutela del patrimonio artistico, culturale e scientifico mondiale.

La decisione definitiva in merito all’ingresso di Pristina nella suddetta agenzia sarà oggetto di discussione alla Conferenza generale dell’organizzazione in programma da domani 3 novembre fino al 18. Ma il Kosovo, che non è membro Onu, ha già strappato il primo si all’annessione già il 21 ottobre. Un assenso che, senza entrare troppo nelle sempre complesse dinamiche politiche dei Balcani, ha scatenato le proteste in Serbia. Ed è qui che entra in gioco la figura carismatica di Novak Djokovic.

Perché il comitato 28 giugno, uno dei più agguerriti contro la procedura di ingresso del Kosovo nell’Unesco, ha deciso di inviare al numero 1 del tennis mondiale un invito in cui chiede di appoggiare la campagna di raccolta firme per evitare che la Conferenza generale ne accetti la richiesta.

Nella lettera aperta, uno dei membri, Filip Jankovic, ringrazia Nole per il suo costante impegno nei confronti del popolo serbo, ma confessa di aver riflettuto tanto sulla decisione di coinvolgerlo in questa vicenda: “Ero incerto se scriverle in occasione della petizione #NoKosovoUnesco e ho resistito per molto tempo alla tentazione”. Poi cita l’incontro con padre Nektarios Serfes, un prete molto famoso dalle parti di Belgrado per le sue opere di bene cui Nole regalò dei biglietti per una partita di un paio d’anni fa: “Abbiamo parlato per ore delle difficoltà della popolazione serba in Kosovo – insiste Jankovic – e padre Nektarios mi ha raccontato il suo viaggio nel monastero serbo abbandonato al proprio destino in cui le suore erano state in grado di cucinare soltanto una misera minestra. A quel punto ho pensato che stesse parlando dei giorni della guerra e invece mi ha raccontato che l’episodio risale al 2014”.

E qui si entra di dovere nelle complesse vicende balcaniche. In Serbia si fanno sempre più insistenti le voci riguardo all’emarginazione cui sono soggetti il serbi ancora residenti in Kosovo. Non a caso, Belgrado non riconosce ancora oggi l’indipendenza di Pristina e continua a considerare il Kosovo una sua provincia meridionale. Manifestazioni e cortei di protesta hanno riempito, nei giorni passati, le strade di Belgrado, Novi Sad e Kosovska Mitrovica, la città del nord del Kosovo divisa in due settori, uno settore serbo cristiano e uno albanese musulmano.

Belgrado considera il Kosovo la culla della propria cultura e religione e accusa Pristina di volersi impossessare dell’immenso e inestimabile patrimonio artistico e culturale serbo presente in Kosovo. Inoltre, accusa i kosovari di aver saccheggiato e distrutto dal 1999 (fine del conflitto armato serbo-kosovaro e dell’ingresso in Kosovo della Nato) una quantità imponente di chiese, monasteri e monumenti serbo ortodossi.

In sostanza in Serbia ci si interroga su come sia possibile che un paese che distrugge opere d’arte e monumenti possa essere accettato in un’organizzazione che ha lo scopo principale di tutelare il patrimonio artistico e culturale. Il comitato 28 giugno ha fatto di tale questione il suo motivo d’essere e sta cercando in tutti i modi di conquistare consensi e di impedire che ciò avvenga. E l’episodio raccontato da padre Nektarios a Filip Jankovic ha convinto l’attivista a coinvolgere nella sua campagna anche il numero 1 del tennis mondiale: “Tu sei il più grande atleta che sia mai nato in Serbia. E capisco perfettamente che non puoi prendere una posizione politica. Ma l’Unesco rischia di premiare chi distrugge il nostro patrimonio spirituale di legalizzare il genocidio che il nostro popolo subisce nelle terre d’origine delle nostre famiglie” scrive ancora Jankovic. ”La nostra petizione piò essere qualcosa di più di una semplice raccolta firme. Può essere un’occasione per mostrare ai serbi di Kosovo e Metochia che noi non li abbiamo dimenticati e che tutta la Serbia è con loro”.

Un grande obiettivo quello di Filip Jankovic, che cerca di stimolare l’animo sempre sensibile del dieci volte vincitore di Slam anche con la questione storica: “Vorrei sottolineare infine che Muhammad Alì, al culmine della sua fama prese la controversa decisione di sostenere Malcom X e così conquistò definitivamente il cuore del suo popolo. George Foreman, invece, viene raramente ricordato. Stare dal lato della verità non è facile al giorno d’oggi. Per favore, firma la nostra petizione”.

Insomma, nei giorni in cui Novak Djokovic giocherà il Master 1000 di Parigi Bercy e lotterà per vincere l’ennesimo titolo di una stagione magnifica, a circa 7/8 chilometri di distanza, presso la Commissione generale dell’Unesco, si giocherà un’altra importante partita. È molto probabile che Nole non prenda alcuna posizione in merito, ma sicuramente lui che è molto attento al destino del proprio popolo rivolgerà almeno un pensiero alle parole di Filip Jankovic e alla causa dei serbi in Kosovo.

Foto: Novak Djokovic con la bandiera della sua Serbia (www.viaggi.guidone.it)


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