BELINDA BENCIC, LA MODERNA MARTINA HINGIS

Cresciuta con Melanie Molitor, allenata da Martina Hingis, Belinda Bencic è cresciuta con paragoni continui e alte aspettative. "Le somiglianze con il mio gioco ci sono" spiega Martina, "ma lei ha più armi e può tirare più vincenti di me".

TENNIS – Una Martina Hingis in versione moderna. Belinda Bencic ormai è abituata all’inevitabile paragone con la giocatrice che ha scritto la storia del tennis femminile svizzero e disegnato il presente, e il futuro, della ex numero 1 junior. A Toronto, in un sogno lungo una settimana, ha firmato la sorpresa dell’anno, ha battuto Serena Williams e vinto il torneo mettendo in fila solo ex top-10 finaliste in uno Slam. Meglio di così è praticamente impossibile fare. Ha agganciato la posizione numero 12, ma salire fra le prime 10 è solo questione di tempo.

Viene da una famiglia di sportivi, Belinda. Nonno Ivan è un difensore solido dello Slovan Bratislava, una delle maggiori squadre di hockey su ghiaccio dell’allora Cecoslovacchia, che scappa dai carri armati che arrivano da Mosca a spegnere la Primavera di Praga nel 1968 e si trasferisce in Svizzera. Quando Martina Hingis trionfa agli Australian Open 1997, papà Ivan monta una rete da tennis nel giardino di casa. E nel 2001, a due anni e mezzo, le mette in mano una racchetta. A quattro la iscrive già a un torneo: perde 60 60 contro una bambina di dieci. La strada, però, è tracciata. E il percorso si completa nel 2001.

Mentre Martina è già sul viale del tramonto, nonostante abbia solo ventun anni, Ivan Bencic trova il coraggio per fare la telefonata che cambierà la storia. Chiama Melanie Molitor, la mamma di Martina Hingis, per chiederle di valutare il potenziale di sua figlia. Già dal primo incontro, Melanie vede abbastanza per farla entrare nella sua accademia a Zurigo, e quando Belinda ha 7 anni diventa la sua coach a tempo pieno.

Bencic, cresciuta con i poster di Roger Federer in camera (sua madre è una grande tifosa dell’unico giocatore capace di superare le 300 settimane da numero 1 nel tennis maschile), ha già le idee chiare. E Melanie Molitor è la guida più adatta per permetterle di sviluppare le sue qualità. “Già da piccola, sapevo che non avrei potuto tirare così forte” raccontava, “ma ho imparato come giocare di intelligenza, come combinare colpi potenti e soluzioni intelligenti. E credo sia un bene”.

Il binomio Melanie Molitor-Belinda Bencic convince perfino la tv svizzera a spedire una troupe a Wollerau quando la giovane promessa ha solo 11 anni. Ma il rischio di vederla crollare sotto il peso delle aspettative, di un “effetto-Gasquet”, non si verifica. E Bencic segue la sua strada, il suo stile.

“Certo fra il mio tennis e il suo ci sono parecchie somiglianze” spiegava Hingis, “come la tecnica, su cui mia madre mette sempre molta attenzione. Poi anche lei ha un gran rovescio. Ma è anche più forte di me, e può usare armi che io non avevo. Io forse mi muovevo meglio, ma lei può fare molti più vincenti di me”. In fondo, come sottolineava la stessa Melanie, “son passati 17 anni, e il tennis è cambiato”. E Belinda, che ha bruciato le tappe grazie all’aiuto di Marcel Niederer, ex hockeysta pure lui, diventato il suo manager, anche dopo la firma col colosso Octagon, ha tutto quel che serve per inseguire sogni di gloria nel tennis di oggi.

La doppietta Roland Garros-Wimbledon junior e la scalata al numero 1 under 18 è solo il primo mattoncino nella costruzione di una carriera di enormi prospettive. “Credo che molto abbia a che fare con i nostri allenamenti” spiegava Melanie Molitor. “Abbiamo messo molta enfasi sulla disciplina e sulla versatilità. E credo che, per lei, faccia una grande differenza sapere di poter contare su tutti i colpi in campo”. Bencic imposta lo scambio con i piedi molto vicini alla riga e sfrutta la capacità, innata e a lungo allenata, di colpire in controbalzo con entrambi i fondamentali.

Chris Evert, che l’ha vista allenarsi in pre-season alla sua accademia, ha subito sottolineato l’X-Factor che Bencic trasmette, già dal suo passaggio da junior a pro. “Lo noti subito da come colpisce la palla ancora in fase ascendente, da come improvvisa in campo ed estrae soluzioni di tocco inattese quando ha bisogno di chiudere il punto” spiegava in un intervista per la serie Open Court della CNN. “Mentalmente è sempre molto concentrata e mentalmente rimane molto composta”.

Tuttavia, i margini di miglioramento restano elevati, soprattutto al servizio: la prima è consistente ma potrebbe rendere di più aumentando le variazioni di tagli e traiettorie, la seconda è ancora troppo debole e la mette in difficoltà contro avversarie potenti che ne possono approfittare in risposta. Anche nella gestione dello scambio, ora si muove in maniera più naturale, si apre il campo con rovesci fluidi, anche con cambi di ritmo in lungolinea, ma il gioco di volo è ampiamente migliorabile.

Fisiologica, vista l’età, la tensione che ancora la frena nei momenti caldi del match. Perché in fondo Belinda è una diciottenne non robotica, che affronta il tennis col sorriso, con quella semplice spontaneità che le ha disegnato un’espressione di genuina sorpresa quando ha saputo di poter ricevere un bonus da un milione di dollari in caso di titolo allo Us Open.

Bencic, che ha vinto 21 delle ultime 25 partite giocate, 8 delle ultime 10 contro top-10 (tre contro Wozniacki, una contro Kerber, Jankovic, Halep, Ivanovic e Serena), ha solo un gap da 230 punti da colmare per entrare fra le prime 10 giocatrici del mondo. “Adesso sento che posso appartenere al gruppo delle top player” ha commentato dopo il trionfo a Toronto. “Ed è una sensazione straordinaria”.


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