BEPPE MERLO, IL ROVESCIO A DUE MANI COMINCIO’ COSI’

Merlo ha imparato a tirare il rovescio a due mani giocando a ping pong. La rivoluzione arriverà con Borg, che lo esegue in top spin come mai si era visto prima. Storia del colpo che segna il tennis moderno.
lunedì, 10 Ottobre 2016

Tennis – “Ho iniziato col ping-pong a Merano, dove sono nato. Ero campione regionale, e contemporaneamente mi avvicinai al tennis. La mia famosa impugnatura a metà manico la ereditai proprio da lì”. Quel colpo così atipico, il rovescio a due mani, ha scritto la storia di Beppe Merlo, un talento dallo stile allora decisamente poco ortodosso come Fausto Gardini: insieme hanno fatto impazzire generazioni di italiani. E non solo.

“Nel ‘ 48 ero già prima categoria, l’anno dopo battei per la prima volta un numero 1 al mondo, Jaroslav Drobny”, il campione esule che avrebbe vinto Wimbledon e Roland Garros, ha raccontato. “Ne ho battuti sei, campioni di Wimbledon: Drobny, Vic Seixas, Roy Emerson, che di Slam ne ha vinti 12, Neale Fraser, Budge Patty e Chuck McKinley”. Con Gardini, la Fit lo spedisce in California. Aldo Tolusso, presidente in carica solo da un paio d’anni, investe tre milioni di dollari per far ripartire così il nostro tennis dopo la guerra. “Oggi posso dire che fu un periodo fondamentale, che ci fece crescere tecnicamente e psicologicamente. In quelle due settimane di lezioni americane giocammo contro i grandi di allora: Don Budge, Frank Sedgman, Pancho Gonzales, Pancho Segura” ha ricordato a Repubblica. “Con loro chiaramente perdevamo, ma imparavamo a stare alla loro altezza, a non farci mettere in soggezione. Mi aiutò per i miei exploit successivi al Roland Garros”, le due semifinali perse nel 1955 da Sven Davidson (63 63 62) e nel 1956, da Lew Hoad (64 75 64), il giocatore più forte che abbia affrontato.

Due giorni prima di lasciare la California, li portano nella villa di Charlie Chaplin a Beverly Hills. Charlot non c’è, ma Merlo può comunque giocare, e lasciare pochi game in un set di allenamento, al vecchio Big Bill Tilden, il campione che aveva cambiato per sempre il servizio. Merlo, che invece avvia la rivoluzione del rovescio, non è piaciuto subito agli americani. Anzi. La Usta spedisce a vedere i due italiani Eleanor Tennent, l’allenatrice di Maureen Connolly, l’unica all’epoca ad aver realizzato il Grande Slam. Nel vedere i colpi un po’ sbilenchi di Gardini e il rovescio bimane di Merlo, Tennent si mette le mani nei capelli. “Ma, col passare dei minuti, succede qualcosa: si accorge che noi non sbagliavamo mai, che eravamo regolarissimi” ricorda Merlo. E ordina a tutti gli altri coach di non cambiare nulla della loro tecnica.

Quella stessa tecnica che nel 1955, dopo la finale della zona europea di Davis vinta 4-1 sulla Svezia di Davidson e Bergelin (oltre a Merlo e Gardini giocavano Pietrangeli e Sirola in doppio) campeggia in prima pagina sull’Equipe. “Era una fotosequenza col mio rovescio” ricorda, “Il à pas de coup droit, rien de service, mais il gagne avec sa retour” (“Non ha il dritto né il servizio, ma s’ impone con la risposta”, ndr), perché col mio anticipo ero formidabile”.

Fino agli anni ’70, però, il rovescio bimane rimane un’eccezione, a parte casi sporadici come Pancho Segura. La diffusione della presa western e della rotazione in topspin cambiano la storia del tennis. Merito, soprattutto, di Bjorn Borg. “Ho cominciato a giocare dritto e rovescio a due mani perché la mia prima racchetta era troppo pesante per me” ha raccontato alla CNN. “Quelle vecchie racchette di legno erano la ragione per cui in tanti hanno iniziato a giocare il rovescio a due mani, come Connors e Evert. Io però lo giocavo in top spin ed era una sorta di rivoluzione. Mi ricordo che una volta qualcuno mi diede un libro sul tennis e mi disse: leggilo, è così che dovresti giocare. Ma io ero testardo, ho continuato a tirare il rovescio a due mani in top spin ed è così che tutta la storia è cominciata”.

Mentre Borg cambia il modo di giocare, Jimmy Connors dimostra quanti vantaggi si possano ottenere anche in termini di anticipo e potenza colpendo il rovescio a due mani. Jimbo diventa il primo bimane al numero 1 del mondo, ci resterà 268 settimane fra il 3 giugno 1973 e il 3 luglio 1983. Dopo, altri 13 giocatori con il rovescio a due mani sono alternati al primo posto del ranking: Borg (109 settimane), Wilander (20), Courier (58), Agassi (101), Rios (6), Moya (2), Kafelnikov (6), Safin (9), Hewitt (80), Ferrero (8), Roddick (13), Nadal (141), Djokovic (217).

Il dominio della presa bimane coincide con l’arrivo al vertice dei migliori prodotti della scuola Bollettieri, Agassi e Courier, seguiti poi dalla scuola russa (da Volkov a Medvedev, da Kafelnikov a Safin), cecoslovacca, spagnola (su tutti Bruguera), argentina (Coria e Chela). Nel 1995, per la prima volta, la presenza nei Top Ten dei bimani supera quella dei rovesci a una mano: sono ben sette nel ranking di fine stagione, Agassi, Chang, Kafelnikov, Enqvist, Courier, Ferreira e Ivanisevic. La serie continua inesorabile. I bimani in top-10 saranno seu nel 2000 (Safin, Norman, Kafelnikov, Agassi, Hewitt e Enqvist), otto nel 2003 (unici superstiti i finalisti di Wimbledon Federer e Philippoussis. Nel 2006 per l’ultima volta si contano cinque giocatori con il rovescio classico (Federer, Blake, Ljubicic, Robredo e Gonzalez) su 10. Negli ultimi anni, la supremazia dei bimani si fa sempre più evidente. C’è un solo giocatore dall’impostazione a una mano nel 2009 e 2010 (Federer), due nel 2008, 2011, 2012, 2013 e 2014 (Federer con, nell’ordine, Blake, Almagro, Gasquet e due volte Wawrinka) e tre l’anno scorso (Federer, Wawrinka e Gasquet). Tuttavia, i tre giocatori rimasti per più settimane al numero 1, Federer, Sampras e Lendl, giocano il rovescio classico.

Ma perché il rovescio a due mani è diventato il paradigma del tennis moderno? “Ci sono due ragioni principali” spiegava quanche anno fa coach Sartori alla Gazzetta dello Sport. “Oggigiorno si comincia a giocare in età infantile, a 4-5 anni, e la seconda mano aiuta a sorreggere meglio il peso della racchetta e ad avere più forza. Poi dipende da dove si è cresciuti: nei paesi in cui si gioca di più su superfici veloci, come gli Stati Uniti o la Russia, è normale crescere bimani perché è necessario spingere molto forte. Sulla terra invece, il rovescio a una mano è più utile per giocare sciolti da dietro la riga di fondo o per spezzare il ritmo con back e palle corte”.

La rarità del rovescio a una mano, ha scritto Steve Tignor sul sito di Wimbledon, “insieme alla sua innegabile eleganza ha potato alla sua feticizzazione e alla demonizzazione del rovescio a due mani”. Da un lato, sottolinea, c’è una sostanziale identità, un’omogeneitàl nei rovesci a due mani, ma si esagera dall’altro il senso barocco del rovescio classico. Per questo, in fondo, i match migliori contengono il confronto fra i due stili, fra l’estetica e la potenza, la profondità e le geometrie, la forza e la varietà.

Oggi se ne vedono almeno due, di rovesci a due mani, destinati a raggiungere le vette del tennis maschile. “Alexander Zverev” scrive ancora Tignor, “lo usa come un secondo dritto, per controllare e chiudere i punti. Taylor Fritz ha invece un colpo pulito, elegante, con cui riesce a generare potenza con una traiettoria piatta e angoli stretti quando lo gioca in diagonale”. Non sarenno certo gli unici, ma forse aiueranno i tifosi ad apprezzare anche il rovescio moderno.


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