BILLIE JEAN (NOT MY LOVER?)

Ha compiuto 67 anni Billie Jean King, campionessa indimenticabile, paladina dell'uguaglianza dei sessi e attivista per i diritti dei gay...
martedì, 23 Novembre 2010

Roma – Quando Quincy Jones, il produttore di Michael Jackson, consigliò al cantante di non chiamare la sua canzone “Billie Jean” perché sarebbe stata accostata alla famosa tennista (o addirittura la gente avrebbe potuto pensare a una relazione fra i due), Jacko non lo ascoltò: il titolo “Not my lover” non gli piaceva, lui voleva “Billie Jean”. E fu così che una delle più note canzoni del re del pop prese il nome di una delle tenniste più forti della storia.

Una carriera stellare. La campionessa di 12 prove di singolare, 16 di doppio e 11 di doppio misto dello Slam, ha compiuto ieri 67 anni. Billie Jean è una delle donne simbolo dello sport con la racchetta, per le sue vittorie, per i suoi record, per le sue battaglie dentro e anche fuori dal campo. Una che ha vinto Wimbledon nel 1966, nel 1967, nel 1968, nel 1972, nel 1973, e nel 1975, che nel 1972 ha conquistato Wimbledon, il Roland Garros e gli Us Open, che ha ottenuto 67 titoli di singolare in carriera e 101 di doppio accumulando più di 2 milioni di dollari. Tanta roba per una che diceva: “La vittoria è momentanea. Perdere è per sempre”. La King ha lasciato il professionismo nel 1983, dopo essere diventata, quello stesso anno, la giocatrice più anziana a vincere un titolo (a Birmingham) all’età di 39 anni, 7 mesi e 23 giorni. Prima presidente della Woman’s Tennis Association nel 1973, Billie Jean è anche stata capitano della squadra americana di Fed Cup: nel 1996 guidò le statunitensi fino alla vittoria della Fed Cup sulla Spagna e di due ori olimpici alle Olimpiadi di Atlanta.

Paladina dell’uguaglianza. Billie Jean Moffitt (King dopo il matrimonio) è nata a Long Beach in California ed è diventata professionista nel 1968. Sorella del campione di baseball Randy Moffitt, prima dell’era open studiava alla California State University ed era istruttrice di tennis. E’ stata n.1 del mondo cinque volte tra il 1966 e il 1974 ed è rimasta tra le top-10 per 17 anni (dal 1960). Nel 1965 sposò Lawrence King, uno studente di giurisprudenza. Due anni dopo Billie Jean iniziò a mostrare al mondo il suo “caratterino”. Con una serie di conferenze stampa denunciò il pagamento troppo basso riservato alle giocatrici, così basso da non permettere loro di iscriversi ai tornei. La battaglia tra i sessi, prima di quella giocata contro Riggs, nasce così. La King diventa la paladina dell’uguaglianza tra donne e uomini con la vittoria agli Us Open del 1972. Ilie Nastase, vincitore del titolo maschile, ottenne 15mila dollari in più di lei. Alla minaccia di Billie Jean di non prendere parte al torneo l’anno successivo se non con lo stesso montepremi degli uomini, gli Us Open diventarono la prima prova dello Slam a dare la stessa cifra in premio ai due sessi.

The Battle of the sexes. La battaglia dei sessi sul campo arrivò subito dopo, nel 1973. Il tennista Bobby Riggs, all’età di 55 anni, giocò la prima nel maggio 1973 contro Margaret Court (la King non aveva accettato), e vinse. Non contento, nel settembre dello stesso anno, convinse Billie Jean. La vera “Battle of the sexes” fu giocata all’Astrodome di Houston, davanti a 30 mila spettatori e 50 milioni di telespettatori collegati da 37 nazioni diverse. Riggs portò a casa 10 game (6/4 6/3 6/3). “Ho pensato – disse la King – che se non avessi vinto quella partita saremmo tornati indietro di 50 anni. Avrebbe rovinato il circuito femminile e fatto perdere l’autostima a tutte le donne”. Così decise di vincere. Billie Jean è rimasta l’unica vittoria: nella terza battaglia dei sessi, peraltro giocata con regole a favore della donna (che era Martina Navratilova), vinse l’uomo, cioè Jimmy Connors. La tennista poteva tirare anche nelle zone del doppio e Connors aveva un solo servizio a disposizione. Era il 1992 e l’americano vinse per 7/5 6/2.

Orgoglio gay. Una cosa da invidiare alla Navratilova Billie Jean ce l’ha. Quando nel 1971 iniziò una relazione con la sua segretaria Marilyn Barnett, anzi quando 10 anni dopo la relazione divenne di dominio pubblico, la King precisò di esser cresciuta in una famiglia tradizionalista che le aveva impedito di esprimere il suo orientamento, in contrasto a giocatrici meno inibite come la Navratilova, appunto. “E’ stata dura per me – raccontò – scoprire questa cosa. Il 50 per cento delle gente omosessuale scopre di esserlo a 13 anni, io faccio parte dell’altro 50 per cento. Non avrei mai sposato Larry se l’avessi saputo. Non avrei mai voluto farlo soffrire. A 21 anni ero follemente innamorata di lui”. Proprio nel 1971 Billie Jean ebbe un aborto, perché, disse, non pronta a causa della carriera ad affrontare la maternità. Quando la notizia dell’amore della tennista per una donna venne resa nota la King divenne il primo atleta americano ad ammettere di aver avuto una relazione omosessuale. Nel 2001 ricevette un riconoscimento dall’organizzazione “Gay And Lesbian Alliance Against Defamation” per “aver dato visibilità e importanza alla comunità nel proprio lavoro”. Il divorzio con Lawrence arrivò nel 1987, anche se lui non lo voleva. “Se mai mi risposerò e avrò un figlio voglio che Billie Jean diventi la sua madrina” disse. E così è stato.

Incidente Gimelstob. Molti di voi ricorderanno quando quell’incosciente di Justin Gimelstob – era il 2008 – si lasciò andare a dichiarazioni non molto delicate (per usare un eufemismo) sulle donne del circuito. Tra un “cagna” riservato alla Kournikova e un “bella fighetta” alla Cornet, raggiunse l’apice con: “Le giocatrici sono delle ignorantelle, non vanno a scuola, non sono socievoli e se in giro ci sono meno lesbiche è solo perché il circuito è stato invaso dalle pupe russe”. A poco meno di 40 anni dalla battaglia dei sessi giocata con Riggs la King deve aver pensato ad uno scherzo di Gimelstob. Ma uno scherzo non era. Billie Jean pretese e ottenne pubbliche scuse, più una mai confermata donazione alla Women’s Sports Foundation da lei fondata.

“Nessuno ti ha mai detto che quando ti arrabbi sembri proprio Billie Jean King?” diceva Peppermint Patty a Marcie in una strip dei Peanuts di Charles Schultz, molto amico di Billie Jean. Un caratterino che nel tennis, e anche fuori, le è servito molto.


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