BOB HEWIT, IL MITO SFATATO

Non è un felice compleanno quello dell’ex tennista australiano naturalizzato sudafricano. Le sentenze dei giudici sono inequivocabili, ma non possono gettare ombre sulla sua brillante carriera.
giovedì, 12 Gennaio 2017

Tennis – Non è una storia a lieto fine quella di Bob Hewitt. E non è nemmeno una storia bella da raccontare. Ma i fatti sono tali e dicono che l’ex tennista australiano, naturalizzato sudafricano, è stato condannato a 6 anni di reclusione per stupro e tentata violenza sessuale. Si tratta di episodi risalenti agli anni ’80 e ’90 e perpetrati da Hewitt nei confronti di giovani allieve sudafricane e statunitensi della sua scuola di tennis.

La vicenda giudiziaria di Bob Hewitt inizia nel 2012, anno in cui il Boston Globe porta a conoscenza dell’opinione pubblica il caso Heather Crowe Conner, ex allieva di Hewitt e sua vittima di abusi sessuali negli anni ’70, epoca in cui l’ex tennista gestiva un’accademia di tennis in Massachussetts. È l’inizio della fine di un personaggio sportivo di primo piano e di uno dei nomi più importanti della storia del tennis. Perché di lì a poco arriva la richiesta di risarcimento di più di un milione di dollari in favore di Heather Crowe Conner. Il tribunale del Sudafrica non si limita solo a ratificare quanto deciso negli Stati Uniti, ma prosegue le indagini su Bob Hewitt, condannandolo – siamo nel marzo 2015 – a otto anni di carcere (ridotti a 6 con la condizionale) per due stupri e un tentativo di violenza portati a termine tra gli anni ’80 e ’90 sul territorio sudafricano. Tra arresti domiciliari e ricorsi vari si arriva a settembre 2016, periodo in cui la Corte Costituzionale del Sudafrica dichiara inammissibile ogni forma di appello. Per Bob Hewitt si aprono così le porte del carcere di Port Elizabeth.

Questa è la vicenda giudiziaria dell’ex tennista. Nessun lieto fine, come detto. La storia tennistica di Bob Hewitt, invece, è ben diversa. Ed è una storia fatta di grandi vittorie, di grandi prestazioni e di pagine certamente più felici.

Bob Hewitt nasce e si forma tennisticamente in Australia, ma nel 1967, a seguito del matrimonio con una cittadina sudafricana, diventa cittadino del paese di Nelson Mandela. La sua carriera da singolarista non è molto brillante, ma il tennista nato a Dubbo nel 1940 riesce a vincere 7 tornei, anche se non prestigiosissimi, raggiungendo in più di un’occasione la semifinale agli Australian Open (1960, 1962, 1963), i quarti di finale a Wimbledon (1962, 1964 e 1966) e agli Us Open (1967). Il suo nome resta legato soprattutto ai tornei di doppio, specialità nella quale realizza il Career Grand Slam. Al termine della carriera saranno nove i major conseguiti, quattro da australiano e in coppia con Fred Stolle e cinque da sudafricano, in coppia con Frew McMillan. Degni di nota anche i sei successi Slam in doppio misto, uno dei quali al fianco della regina Billie Jean King. E infine la prodezza, realizzata nel 1974: la vittoria della storica Coppa Davis, unica nella storia, per il suo Sudafrica.

Il ritiro è datato 1983 e ad esso segue la non troppo positiva esperienza da coach. Bob Hewitt passa anche per l’Italia, allenando Andrea Gaudenzi e portandolo vicinissimo alla decisione di ritirarsi dopo appena un anno da professionista. Nel 1992 arriva l’ingresso nella Hall Of Fame del tennis, ma la targa con su scritto il suo nome viene coperta nel 2012, subito dopo l’inizio del procedimento giudiziario a suo carico, ed eliminata definitivamente dopo le inequivocabili sentenze dei tribunali del Sudafrica. Il 77esimo compleanno Bob Hewitt non lo passerà in una villa a godersi la compagnia di amici e parenti. Ma a nessuno può essere negato quantomeno un augurio di salute e serenità.

Foto: Bob Hewitt (www.bbc.co.uk)


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