BORIS BECKER A QUOTA 48

L’ex tennista tedesco compie gli anni.
domenica, 22 Novembre 2015

Tennis – Con le 48 candeline che Boris Becker spegnerà oggi (questa sera? Dopo il probabile ennesimo successo del suo assistito Nole in quel di Londra?) il rosso di Leimen si avvicina alla soglia dei cinquanta. Tempo che vola, verrebbe da dire parafrasando Orazio, perché sembra davvero ieri quando in un afoso pomeriggio di luglio di giusto 30 anni fa, Boom Boom – così poi ribattezzato per via di un servizio al fulmicotone – riusciva nell’impresa di sollevare, primo nella storia per brevità di anagrafe e senza comparire nelle teste di serie, il primo dei suoi 3 trofei a Wimbledon.

Il tempio erboso del tennis gli avrebbe garantito appunto altre due soddisfazioni (le altre sarebbero arrivate 2 volte sul cemento outdoor australiano e una a New York), una da lì a poco, l’anno seguente, quando a fare le spese di una potenza straripante di servizio e dritto in primis e delle acrobazie a rete (celebri i suoi tuffi sull’erba londinese), sarebbe stato sua maestà Ivan Lendl, mai in grado di trionfare a Wimbledon. Poi l’avversario si sarebbe chiamato Stefan Edberg, con cui il tedescone ingaggiò tre finali dal 1988 al 1990, uscendone vincitore soltanto nell’edizione del 1989.

Grande stratega e dotato di colpi risolutivi in tutte le parti del campo, Becker giocò il suo miglior tennis nella decade 1985-1996, un decennio che produsse talenti e personalità allo stato puro, forse paragonabile per quantità e qualità solo all’epoca attuale. I suoi avversari più significativi furono tennisti del calibro di Ivan Lend, Mats Wilander, Stefan Edberg, John McEnroe, nella prima parte di carriera e Andrè Agassi, Jim Courier, Pete Sampras nella parabola discendente, per citare solo l’Olimpo. Non si trattava quasi mai di semplici partite. Basti leggere qualche passo di Open di Agassi per prendere atto di una rivalità che poteva diventare battaglia di nervi sui giornali, ideologia e visione contrapposta della vita, scontro che comunque debordava lo scenario circoscritto di corde, racchette e palline.

Personalità e schermaglie hanno sempre contraddistinto la vita dentro e fuori il campo di Boom Boom e ancora oggi, da allenatore del numero 1 al mondo, Novak Djokovic, il tedesco non le manda a dire. Chiedere per sicurezza al compassato Roger Federer, spesso punzecchiato in concomitanza di passaggi cruciali della stagione.

Unico neo? La terra battuta. Sul rosso non ci fu verso per Becker di giungere alla quadratura del cerchio. Finali ne raggiunse. La più emozionante quella disputata e persa in 5 partite contro l’argentino Alberto Mancini. Non si concretizzò però mai, neanche nelle annate d’oro, il sogno di giungere all’ultimo atto a Parigi.

Buon compleanno Boris!


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