BRACCIALI, ARRIVA IL RICORSO AL COLLEGIO DI GARANZIA CONI

Il Collegio può solo esprimersi sugli aspetti formali della sentenza. Braccio spera di vedersi cancellata la squalifica per prescrizione.
sabato, 7 Novembre 2015

TENNIS – Daniele Bracciali ha presentato ricorso al Collegio di Garanzia del CONI, dopo la sentenza d’appello che l’ha squalificato per un anno e ha assolto Starace, intanto già tornato a giocare in Serie A per il circolo romano del Due Ponti, per il presunto illecito di Barcellona 2011.

Gli avvocati dell’aretino, Filippo Cocco e Alberto Amadio, hanno invocato il terzo grado di giudizio, che può comunque entrare solo sugli aspetti formali della vicenda, con l’obiettivo di ottenere l’annullamento del procedimento di primo grado del Tribunale Federale FIT, che aveva in un primo tempo decretato la radiazione per i due giocatori, in quanto la sentenza era giunta oltre i 90 giorni previsti dai regolamenti.

Inoltre, i legali hanno invocato la prescrizione per la violazione dell’articolo 1 del Regolamento di Giustizia FIT, per cui è stato sospeso per un anno, che chiede ai giocatori di rispettare i principi di correttezza. Nel corso del processo d’appello, il Collegio non considerò le risultanze delle chat  oggetto del procedimento, in quanto nella battaglia delle perizie informatiche non è stato possibile stabilire con certezza a chi appartenessero effettivamente gli account. Tuttavia, il Collegio ha ritenuto provato oltre ogni ragionevole dubbio che Bracciali abbia effettivamente intrattenuto rapporti con Bruni e Goretti. Motivo sufficiente, anche in assenza di illeciti provati, per portare alla squalifica e alla sanzione aggiuntiva di 20 mila euro.

Nell’ambito del processo di primo grado, si legge nella sentenza, le manovre per convincere Starace ad aderire al progetto di combine “iniziano il giorno prima dell’incontro” in cui in cui Starace si ritirò sotto 4-6 6-1 2-0 contro lo spagnolo Gimeno-Traver. “Alle 18.02, si legge, “giunge la “ buona “ notizia ….Braccio 2 ha compiuto la sua opera …” l’ho convinto … ok .” Ma Bruni ( ore 19:05 ) vuole essere sicuro ed insiste : “L’altro lo conosce ? Perché temo che se perde in due faremo poca roba”. A questo punto Braccio 2 però, “considerata la delicatezza del tenore dei messaggi inoltrati , suggerisce : “ siamo noi , chiamaci a quel numero “, e le comunicazioni , per quel giorno si interrompono. Riprendono il giorno della gara (19/04/2011) ed alle 10:39 , prima ancora che l’incontro inizi , una delle punte di diamante del sodalizio degli scommettitori, Massimo Erodiani , chatta con Bruni e lo avverte : “ ma stamattina non ti hanno detto niente di Starace che perde ?

Il 26 novembre 2014, nella sua deposizione, Bruni “conferma in toto, quanto è avvenuto : l’opera di convincimento posta in essere dal Bracciali, l’adesione al progetto illecito perpetrato dallo Starace ( a cui sarebbero stati destinati € 40.000,00 della vincita), nonché la successiva restituzione della società di scommesse Betfair, di quanto era stato scommesso (€ 50.000,00), con il conseguenziale mancato riconoscimento della vincita di € 104.000,00. A tale proposito da ultimo non si può sottacere come, giustamente rilevato dalla Procura, la corrispondenza intercorsa tra Betfair e Bruni, in ordine ai motivi ed al perdurare della sospensione del conto dello scommettitore, viene inoltrata dallo stesso Bruni all’indirizzo e-mail di Bracciali (braccio78@hotmail.com), e ciò al sol fine di dimostrare allo stesso Bracciali , quali erano i motivi per i quali non poteva pagarlo. La valenza probatoria di tale comunicazione, non è da ricercare tanto in ordine alla ricezione dell’atto, quanto, naturalmente , in riferimento invece, all’invio certo dell’e-mail stessa da parte del Bruni, e dal significato probatorio che tale invio riveste”.

Al centro della difesa di “Braccio” in appello c’è la perizia di Umberto Rapetto, ex generale della guardia di finanza e comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche, centrata sul frammento di email del 5 maggio 2011 e sui nickname che sarebbero associati, secondo l’accusa, al giocatore nelle conversazioni Skype. Rapetto ha sottolineato come sia impossibile attribuire la paternità di quel messaggio email mail, mandata attraverso un Black Berry. In questi casi, ogni messaggio acquisisce uno specifico ID, che lo identifica in maniera univoca e permette di risalire sia allo specifico mittente che alla casella email del destinatario. Eppure, ha sottolineato Rapetto, nonostante il software sia riuscito a risalire all’ID del messaggio, non sono state effettuate ulteriori analisi per risalire, attraverso questa sorta di “ricevuta digitale”, all’effettivo mittente, all’ora di invio e anche al testo originale del messaggio, oltre alle eventuali ragioni tecniche che possono aver portato alla mancata ricezione che Bracciali sostiene.

Per quanto riguarda le conversazioni, l’accusa ha ritenuto che “Braccio78”, “Braccio2” e “MUCCA PAZZA”, da cui sono partiti messaggi come “Quanto possiamo dargli se perde due set a uno? (…) “Gli dico di vincere il primo set e ritirarsi…”, siano associati a Bracciali. Ma non si fanno nomi di giocatori e il testo di questi messaggi è stato recuperato analizzando solo le conversazioni Skype di Bruni, che li avrebbe scritti e inoltrati a terzi. Il computer, il telefono di Bracciali non sono stati mai controllati per verificare se davvero li avesse ricevuti, per certificare la corrispondenza fra quanto scritto da Bruni e quanto ricevuto dal giocatore. Nella situazione attuale, affermava il perito di parte, non è possibile escludere che Bruni abbia modificato o inventato quei messaggi, magari per millantare una conoscenza più profonda del reale con terze persone.

A “Braccio 2”, si legge ancora nella sentenza, è legata anche un’utenza telefonica che ha ricevuto sms e telefonate da Bruni. Per la difesa, quell’utenza telefonica apparterrebbe in realtà a un’altra figura centrale nella rete di scommettitori che ruota intorno a Bruni e Erodiani, Enrico Sganzerla. Tra il 2010 e il 2012, infatti, quella scheda era intestata alla sua compagna, Giorgia Onofri.

Per i giudici di primo grado, “nel processo disciplinare sportivo vige la regola della preponderanza del ragionevole dubbio o del “più probabile che non”. Nel caso che qui occupa il Tribunale Federale sulla mancanza di validi elementi di riscontro su cui fondare la prova dei fatti, come sostenuto con forza dalla difesa degli incolpati, ritiene invece che si abbia un riscontro, sebbene inferiore alla certezza, più probabile nel loro divenire che non, e tale livello probatorio, è ottenuto sulla base di indizi che si sono rivelati gravi, precisi e concordanti, tali da far acquisire una ragionevole certezza non solo circa l’evento ma anche sotto l’aspetto della prova dell’elemento psicologico che ha determinato l’evento”.

Il Collegio di Garanzia si esprimerà anche sui ricorsi depositati dalla Procura Generale dello Sport e della Procura Federale FIT, che avevano operato insieme in sede di indagine. “In via principale, in accoglimento della presente impugnazione e in integrale riforma della gravata decisione”, si legge, “di decidere la controversia senza rinvio e quindi di condannare Daniele Bracciali alla sanzione della radiazione, oltre che al pagamento della somma di 40.000 euro e Potito Starace alla sanzione della radiazione oltre che al pagamento della sanzione pecuniaria di 20.000 euro, per la contestata violazione dell’art. 1, comma 2, dell’art. 2 e dell’art. 10 del Regolamento di Giustizia della FIT ovvero alla sanzione che il Collegio riterrà congrua; in via subordinata, di accogliere la presente impugnazione e, per l’effetto, di rinviare gli atti all’organo che ha emesso la ripetuta decisione, enunciando il principio al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi, conformemente a quanto esposto nei motivi di impugnazione”.

 

 


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