BRACCIALI-STARACE, PROCESSO DA RIFARE

Il Collegio di Garanzia del CONI ha ordinato un nuovo processo d'appello contro Bracciali e Starace. I due erano stati assolti dall'accusa di aver truccato partite.
sabato, 19 Dicembre 2015

Bracciali e Starace, si ricomincia. Il Collegio di Garanzia del Coni ha rinviato alla Corte d’Appello Federale della FIT il procedimento che al termine del secondo grado aveva prosciolto i due giocatori dall’accusa di di illecito sportivo e condannato Bracciali a 12 mesi di sospensione (retrodatata) e a 20 mila euro di multa per violazione dei principi di correttezza ex Articolo 1 del Regolamento di Giustizia. “Non può essere revocato in dubbio” si legge nella sentenza d’appello, “che Bracciali ha mantenuto rapporti anche continuativi con i sigg. Bruni e Goretti. (Rapporti che) sarebbero stati determinati da una relazione amicale intercorsa anche a livello familiare; con Bruni per l’auspicato intervento di questo sull’avvocato Bruzzese, legale del circolo Geovillage”, da cui Bracciali aspettava ancora 150 mila euro. Secondo i giudici, infine, “manca un grado di prova superiore alla semplice valutazione della probabilità” che Bracciali abbia tentato di convincere altri giocatori a truccare le partite.

Massimo Ciardullo, rappresentante della Procura Nazionale dello Sport, contesta le motivazioni della sentenza d’appello, e soprattutto il riferimento al “datato orientamento della Giustizia Sportiva (secondo cui) la prova della commissione della violazione deve essere provata oltre ogni dubbio (e la conclusione) che si debba giungere a un giudizio di proscioglimento degli addebiti pur in presenza di indizi di reità non caratterizzati da precisi e concordanti elementi probatori”. Ciardullo critica anche un altro aspetto della sentenza, ovvero la presa in considerazione di uno solo dei tre interrogatori di Manlio Bruni, quello del 26 novembre 2014. In quell’occasione, Bruni ha confermato di aver preso parte a due cene con Bracciali e Goretti, l’ex ds del Perugia (che ha confermato). Nel corso della prima avrebbe parlato con Bracciali delle somme per arrivare a convincere Starace a manipolare i suoi match. Poto sarebbe arrivato a metà cena la seconda sera, anche se, a detta di Bruni, della questione non avrebbero parlato nel ristorante, perché troppo piccolo. Goretti però, in merito agli incontri del 2007, ha detto che Bruni avrebbe chiesto a Starace se fosse disponibile ad alterare il risultato degli incontri, senza ricevere risposta, mentre l’ex commercialistadi Beppe Signori ha negato di aver direttamente parlato con il giocatore.

È in questo interrogatorio che Bruni parlerà della partita del torneo di Monaco di Baviera del 2009 fra Starace e Brands, che compare nelle intercettazioni telefoniche della Procura di Cremona ma non è oggetto del procedimento sportivo. Secondo Bruni, Bracciali gli riferisce che Starace si è fatto male: da qui, “numerose telefonate per convincere Starace quantomeno a iniziare la partita e portare a termine il primo set”. Bruni, però, non spiega a cosa si riferisse Starace nella mail del 7.12.2010 in cui scriveva ad un altro indagato: “Poto vuole il suo 20”.

A Bruni, però, si legge nella sentenza d’appello, Bracciali avrebbe comunicato di aver convinto Starace a perdere l’incontro con Gimeno Traver a Barcellona, l’unica partita rimasta oggetto del processo. “Il sodalizio organizzato da Bruni avrebbe scommesso sul match, e più precisamente sulla sconfitta di Starace, vincendo una somma considerevole” poi non pagata da Betfair. “Anche in questo caso, Bruni riferisce che Bracciali gli aveva rappresentato che Starace gli aveva sollecitato il versamento della somma di 40.000 euro pattuiti quale suo compenso”.

Nell’udienza che ha portato all’annullamento del processo di appello, si è parlato anche delle chat e degli SMS, la “pistola fumante” da cui è partita l’inchiesta, come quelli spuntati fuori nelle carte dell’inchiesta di Cremona e che risalgono al 10 aprile 2011, a poche ore dalla finale di Casablanca. «Mi sono arrivate voci strane sul contratto di oggi, vabbé speriamo non siano vere» scrive Bruni a Bracciali che risponde: «Ma voci di chi?… Impossibile, tranquillo…». «Ma è gente che non sa che lo conosco il tipo. Mi hanno detto che ha venduto appartamento per 300mila. Pazzesco» continua Bruni che incassa la rassicurazione del tennista: «Non ci credo, per me sono balle»

Secondo l’accusa, poi, sarebbero state prese in considerazione solo le perizie informatiche del Generale Umberto Rapetto, che così difendeva la sua posizione, e quella di Bracciali, sul sito del Fatto Quotidiano. “In quelle carte si legge, tra l’altro, che l’account Skype “Braccio2”, su cui si imperniano le accuse, è legato ad una utenza cellulare che non è di Bracciali. Quel telefonino è riconducibile – secondo la questura di Cremona – alla fidanzata di un certo Enrico Sganzerla (gentleman al centro di episodi di cronaca non proprio edificanti e sodale di Manlio Bruni presunto regista delle irregolarità delle scommesse sportive) che potrebbe, a sua volta, averla avuta a disposizione.

Le imbarazzanti chiacchierate telematiche correlate a “Braccio2” sarebbero il frutto di una impersonificazione diabolica cominciata con la scelta di un nickname simile a quel“Braccio78” adoperato dal tennista. Il documento – estratto dal fascicolo delle indagini penali – viene presentato al Tribunale di Federtennis. Inutilmente. L’ennesima prova di estraneità non basta”,

Secondo Ciardullo, però, ci sarebbero altre perizie da cui, al contrario, si arriverebbe alla conclusione che “Braccio” e “Braccio2” sono utenze telefoniche riconducibili alla stessa persona. Per la prima udienza bisognerà aspettare almeno la metà di gennaio, dunque Bracciali dovrà dire addio anche all’idea di giocare l’Australian Open. La vicenda si fa sempre più snervante, e mette in discussione anche il 2016 di Starace, che avrebbe voluto giocare ancora un anno prima di chiudere la carriera.


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