BUON 58ESIMO BJORN, UOMO DEI RECORD

TENNIS - Una carriera tennistica breve, ma all'insegna di record frantumati. Uno stile considerato allora inconsueto, ma che segnò l'inizio di una nuova epoca nel tennis. Un carattere scostante, freddo, non facile. Ma soprattutto un grande campione che nella seconda metà degli anni '70 non conobbe rivali. Auguri Bjorn!
venerdì, 6 Giugno 2014

Tennis. Nel tennis si può affermare che esista un’epoca pre-Bjorn Borg ed una post. Tanto basta per capire l’impatto rumoroso che ha dato quello che a tutt’oggi viene considerato come uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi. La sua breve ma folgorante carriera ha segnato l’inizio di un nuovo stile tennistico che negli anni a venire (fino ad oggi) è stato forse portato all’esasperazione. Non gliene si può fare una colpa, ai suoi tempi il gioco espresso dallo svedese era un unicum ed i primi anni molti addetti ai lavori lo guardavano giocare come se venisse da Marte. I risultati però in qualche modo, anzi in tutti i modi, gli diedero ragione, smentì tutti anche coloro i quali affermavano saccentemente ed in maniera un po’ troppo affrettata che l’Orso (questo il significato del suo nome) fosse un terraiolo e che avrebbe fatto molta fatica nei tornei su erba, Wimbledon su tutti. La sua bacheca dice il contrario.

Bjorn Rune Borg nasce il 6 giugno del 1956 in Svezia e cresce nei pressi di Södertälje, cittadina della contea di Stoccolma. Da piccolo vede in casa una racchetta dorata, trofeo vinto dal padre ad un torneo di tennis tavolo. È amore a prima vista, la sua carriera tennistica comincia proprio in quel momento.

Atleta precoce, a 13 anni batteva già tutti i migliori prospetti under 18 della sua nazione. Lennart Bergelin, allora Capitano di Davis svedese, lo adocchia subito. Ex tennista arrivato alla posizione numero 9 del mondo nel 1948, diverrà molto importante per la crescita atletica ed agonistica di Bjorn. Fu il primo a difendere il suo modo di giocare e stare in campo, non bello a vedersi fatto di colpi sporchi, per il semplice motivo che era altamente efficace.

A 14 anni il giovane Orso entra nel circuito pro. Un anno dopo, il primo record, diventa il tennista più giovane a difendere i colori del suo paese in Coppa Davis vincendo per altro il suo rubber di debutto in cinque set sull’esperto neozelandese Onny Parun. Borg sarà sempre molto legato alla competizione nazionale a squadre, vinta quasi da solo nel 1975 quando portò a casa due singolari ed un doppio contro la Cecoslovacchia, di cui detiene un record tutt’ora imbattuto della più lunga striscia di vittorie in singolare (33) ottenuta tra il 1973 ed il 1980. In tutto fanno 38 vittorie a fronte di sole 3 sconfitte. Altro che Orso, un extraterrestre.

Nello stesso anno del suo debutto in Davis vince anche il draw Junior di Wimbledon battendo in cinque set il padrone di casa Christopher “Buster” Mottram, futuro numero 15 del mondo. Esattamente un anno dopo, ’73, centra i quarti di finale dei Championships alla prima partecipazione. Il ’74 invece è l’anno in cui si fa conoscere al mondo come Golden Boy. Poco prima di compiere 18 anni porta a casa il trofeo degli Internazionali di Roma, record tutt’ora imbattuto, e qualche settimana dopo diventa il più giovane campione del Roland Garros quando batte Manuel Orantes in finale. Questo secondo record resterà intatto fino al 1982 con la vittoria di Mats Wilander, ed ulteriormente migliorato nell’89 da Michael Chang.

Dopo aver confermato il titolo al French Open del ’75, si arena di nuovo ai quarti di Wimbledon battuto da Arthur Ashe, che poi arriverà sino in fondo. Dopo di allora a Church Road non perderà più sino al 1981. Si contano ben 11 titoli dello Slam, nello specifico sei trofei a Parigi e cinque consecutivi all’All England Club tra il ’76 e l’80. Tra il 1978 ed il 1980 regna incontrastato tra Parigi e Londra dove per tre anni consecutivi vince solo lui, non c’è storia. Nel 1978 addirittura trionfa al Roland Garros senza perdere neanche un set, solo altri due sono riusciti in questo record a Parigi nell’era Open: uno è Ilie Nastase (’73), l’altro è Rafael Nadal. Considerato da molti il suo erede, la naturale evoluzione del gioco e del Borg pensiero, lo spagnolo si è anche avvicinato, l’unico, alla grandezza del suo predecessore svedese vincendo i due Slam europei in due anni, sebbene non consecutivi (2008 e 2010) ma, anche complici i tempi molto cambiati, questo record appare inarrivabile.

L’apice della sua carriera Borg la tocca di fatto in quel triennio. Nell’autunno del 1978 lo svedese incrocia per la prima volta la racchetta con un ragazzetto americano, mancino che gioca con un diavolo per riccio. Si chiama John McEnroe e con lui, in quella semifinale dello Stockholm Open, inizierà una rivalità storica che ha avuto il suo unico doppione nella più recente, e che già rimpiangiamo, Fedal. Nel 1980 daranno spettacolo a livello planetario giocando la più bella finale di Wimbledon di sempre con un memorabile tie break del quarto set vinto dal Mac 18 a 16 dopo aver annullato cinque match point al collega svedese. Borg la spunterà al quinto set mettendo in bacheca il quinto ed ultimo trofeo di Wimbledon. Per la prima volta dopo anni sente che avrebbe potuto perdere la partita, contestualmente il suo dominio comincia a vacillare.

Nel 1981 incassa la sua ultima fish vincendo il Roland Garros battendo Ivan Lendl in cinque set. Arriva anche in finale ai Championships estendendo la sua striscia di vittorie in quel torneo a 41 consecutive. In finale però c’è di nuovo McEnroe che stavolta si impone in quattro set. E si ripete qualche mese dopo in finale dello Us Open. Borg non attenderà neanche la cerimonia di premiazione per lasciare lo stadio, è stanco non tanto fisicamente quanto mentalmente. Qualche anno dopo si scuserà con l’amico John per quella mancanza. Fatto sta che Bjorn in quel momento ha bisogno di staccare la spina. Nelle sue intenzioni ci sarebbe una piccola pausa per rifiatare dopo anni vissuti sempre con il piede sull’acceleratore. Nel 1982 però l’Atp emana una nuova regola secondo cui i tennisti professionisti sono obbligati a presenziare in almeno 10 main draw all’anno. Borg non ci sta, non ce la fa. In quell’anno prende parte solo a Montecarlo, dove si ferma ai quarti. Poi nel 1983 quella che doveva essere una pausa di riflessione, diventa un ufficiale ritiro dal tennis giocato (sebbene vanti un’altra partecipazione a Montecarlo e Stoccarda nel 1984). A nulla valsero i tentativi di McEnroe per convincerlo a tornare sui suoi passi. L’Orso aveva deciso, quando è troppo è troppo, tanti saluti.

Solo per la fredda cronaca serve citare i numerosi tentativi che fece di tornare a competere nel circuito tra il 1991 ed il 1994. I tempi erano cambiati, persino le racchette lo erano. Inutile dire che non ebbe molto successo: con la sua racchetta di legno non riuscì a vincere nessuno dei 12 match cui prese parte. Riappese, stavolta definitivamente la racchetta al chiodo dedicandosi al suo hobby preferito, il paracadutismo.

Una carriera breve, ma intensa e che lo ha visto primeggiare per diversi anni nei tornei che più contavano. Molti record dello svedese restano, e resteranno ancora per molto tempo, imbattuti. L’unico piccolo rimpianto resta lo Us Open sfiorato per ben quattro volte in quattro finali (’76, ’78, ’80 e ’81) di cui una quando ancora il torneo si giocava sulla terra.

Il mio punto di forza più grande è la mia ostinazione. Durante un match non mi arrendo mai. Per quanto possa essere sotto nel punteggio, combatto sino all’ultima pallina. La mia lista di match vinti dimostra come abbia trasformato una gran parte di partite, che tutti avrebbero definito sconfitte irreparabili, in vittorie”. Questa la sua forza, ciò che lo ha reso grande e che allo stesso tempo lo ha spinto a fermarsi prima del tempo, questo l’esempio che ha lasciato ai suoi successori. Probabilmente schivo e freddo com’era (sebbene pare che da giovanissimo fosse una testa calda in campo) non avrà avuto certo la presunzione di segnare un’epoca come invece ha fatto.

Domani festeggia le sue 58 primavere e chissà che non lo faccia assistendo dal vivo alle semifinali del suo torneo preferito, assieme a Wimbledon, con quella chioma bionda imbiancata dal tempo, ma sempre folta, e con il suo solito piglio tranquillo e schivo. Buon compleanno Orso.


Nessun Commento per “BUON 58ESIMO BJORN, UOMO DEI RECORD”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.