BUON COMPLEANNO A PAOLO BERTOLUCCI, IL BRACCIO D’ORO DEL TENNIS

In carriera ha vinto 12 titoli in doppio e 6 in singolare, spingendosi fino al numero 12 delle classifiche mondiali. È stato uno dei quattro moschettieri che vinsero la Coppa Davis a Santiago del Cile ed è stato anche il capitano della sfortunata campagna del 1998.
giovedì, 3 Agosto 2017

Tennis – Ci sono nomi e personaggi che difficilmente possono essere dimenticati. Nomi e personaggi legati a imprese, legati a pagine di storia e legati anche allo sport. In Italia il nome di Paolo Bertolucci è associato al commento tecnico dei tornei di tennis su Sky, ma l’ex tennista, nato a Forte dei Marmi nel 1951, il suo nome nella storia lo ha scritto ben prima di approdare sugli schermi della paytv.

Il braccio d’oro del tennis azzurro, così è stato definito. Il suo talento era ben visibile sin dagli albori della sua carriera e il suo braccio aveva una sensibilità che oggi pochissimi top player possono vantare. Un tennis di qualità quello espresso dal toscano, un gioco capace di adattarsi a tutte le superfici, fantasia al servizio della concretezza in campo, eleganza dei gesti e grande tocco. Un unico limite il suo: il fisico. Paolo Bertolucci era sicuramente meno dotato rispetto ai suo colleghi, ma riusciva spesso e volentieri a sopperire ai suoi limiti fisici grazie a una notevole lucidità tattica e a quel braccio educatissimo rispetto a quello di molti avversari.

Qualità che oggi possono essere facilmente rintracciate dagli appassionati di tennis nelle sue celebri cronache sportive su Sky. Le analisi tattiche dell’ex tennista sono precise e spesso azzeccate. Così come sono piacevoli le sue battute e il modo di approcciarsi alla professione. Paolo Bertolucci è sempre stato persona semplice e dai modi gentili, capace sempre di sdrammatizzare e regalare una battuta o una frase ad effetto. “Questo diritto è illegale” gli si sente dire, soprattutto nel commentare quello che secondo lui – e non solo – è il giocatore più talentuoso del circus: Roger Federer.

E dire che il nostro moschettiere, in tempi non sospetti, fu persino vicino a diventare parte del team dello svizzero recente vincitore del suo ottavo Wimbledon: “Non parlai direttamente con lui – ha dichiarato – ma la proposta suonava più o meno come «senti, ti andrebbe di allenare il giocatore più forte di sempre?». Ci pensai, certo che ci pensai, ma avevo già deciso di abbandonare quel mondo”. Nonostante di Federer si parlasse già come di un potenziale supercampione. Lo stesso Bertolucci, dopo averlo affrontato in Davis da capitano non giocatore aveva preannunciato la nascita di un campione. Ancora oggi afferma con ironia di toccare il braccio del vincitore di 19 Slam nella speranza di diventare forte come lui: “Con lui ho uno splendido rapporto, questo sì e scherziamo spesso. Cosa gli dico? «Dai Fed, fammi toccare il braccio, è sublime, da pittore del tennis, da artista dei campi, se lo sfioro divento fortissimo anche io» e ridiamo di gusto davanti a chi, un po’ sconcertato, assiste alla scenetta”.

E poi c’è la storia, quella di più di 40 anni fa. Una vicenda magica che si svolse a Santiago del Cile e che vide l’Italia di Panatta, Zugarelli, Bertolucci e Barazzutti vincere la Coppa Davis. È una storia sportiva che vide il tricolore sul tetto del mondo. Ma è anche una storia di protesta e di coraggio con protagonisti proprio Paolo Bertolucci e l’amico Adriano Panatta: “Con Adriano siamo cresciuti assieme, quando lo conobbi a Cesenatico avevo 11 anni e lui 12 e mi stava davvero poco simpatico con quell’aria da fighetto. Poi dividemmo la camera assieme a Formia, quindi prendemmo un appartamento in comune a Roma, fui pure il testimone del suo matrimonio e in campo ne abbiamo vissute davvero tante. Della Davis e delle magliette rosse per contestare il regime di Pinochet nella finale in Cile si sa già tutto, ma se apro il libro dei ricordi non la smetto più”. Questo il ricordo probabilmente più intenso di un ex giocatore di tennis il cui nome sarà per sempre iscritto negli annali della storia di questo sport. Queste le parole semplici di un personaggio ormai entrato nelle case di tutti e sempre in grado di regalare un sorriso o un fine commento tecnico sul tennis. Ma capace anche di lanciarsi in una lucida critica del movimento tennistico italiano: “ll tennis si gioca soprattutto all’estero e gli italiani soffrono la lontananza, sono dei provinciali, si adattano alle condizioni, alla lingua e all’alimentazione peggio, molto peggio degli altri. E non sanno investire su loro stessi. Un giocatore straniero con i primi soldi che guadagna si costruisce un suo team. Spende per migliorarsi. I nostri, invece, si «sparano» subito il macchinone o lo yacht o la villona e risparmiano su figure ormai fondamentali per la crescita. Mi spiace, sono pessimista: nel tennis siamo indietro come in altri campi dello sport e non solo. Oh, naturalmente sarei felicissimo di sbagliarmi”. Parole critiche ma allo stesso tempo cariche di speranza. Parole di un uomo e di uno sportivo che per il tennis ha dato tutto. Buon compleanno.

Foto: Paolo Bertolucci (www.bellasignora.it)


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