BUON COMPLEANNO CAPITAN BARAZZUTTI

Corrado Barazzutti, oggi coach di Davis e Fed Cup, è stato colonna portante della nazionale italiana di Davis più forte di tutti i tempi. Ha alzato al cielo l’Insalatiera nel 1976 e disputato altre tre finali. Ma ha ottenuto risultati dignitosi anche nella carriera da singolarista, giocando due semifinali Slam.
giovedì, 19 Febbraio 2015

Tennis – Della sua carriera da allenatore e capitano si sa più o meno tutto. Corrado Barazzutti è la costante delle nazionali di Coppa Davis e Fed Cup degli ultimi 15 anni. Nato a Udine nel 1953 il Capitano siede sulla panchina della nazionale maschile dal 2001 e su quella femminile dal 2002. È stato in grado di portare gli uomini del tennis italiano alla semifinale di Davis del 2014 e le donne a quattro affermazioni in Fed Cup (2006, 2009, 2010 e 2013). Ma Corrado Barazzutti, 62 anni oggi, è stato anche grande giocatore e portacolori dell’Italia in Coppa Davis in molte occasioni e in molte battaglie.

Il giovane Barazzutti comincia a giocare e cresce tennisticamente a quasi 500 km di distanza dalla sua città natale, ad Alessandria. Il suo talento viene notato, anzi scoperto, da Giuseppe Cornara, ex calciatore e poi allenatore di tennis di Barazzutti e anche di Roberto Lombardi.

La prima affermazione in campo internazionale per Corrado è datata 1971. Il friulano vince l’Orange Bowl, battendo in tre set Vitas Gerulaitis con il punteggio di 6-4, 6-1, 6-2. La maturità arriva tra il 1975 e il 1976. La prima finale risale al novembre del ’75 a Manila, torneo in cui le ambizioni di vittoria Barazzutti si infrangono contro l’australiano Ross Case. Nell’aprile del 1976 arriva invece la prima affermazione tra i professionisti. Si gioca il torneo di Nizza e Corrado batte nell’ultimo atto della competizione Jan Kodes (6-2, 2-6, 5-7, 7-6, 8-6) mettendo in bacheca il suo primo trofeo. Ma sempre nello stesso anno arrivano altre due finali, a Bastad e Tokyo, in cui l’italiano perde prima da Tonino Zugarelli e poi da Roscoe Tanner.

Il 1976, tuttavia, è l’anno della vittoria più importante nella carriera del tennista nato a Udine. Barazzutti è infatti colonna portante, assieme ad Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, del team italiano che conquista la prima e unica Coppa Davis dell’Italia nella storica finale di Santiago del Cile. Nel primo incontro Barazzutti si impone sul numero 1 cileno James Fillol in quattro set (7-5, 4-6, 7-5, 6-1) mettendo in cascina il primo punto per il team italiano di Davis che poi alzerà al cielo la gloriosa Insalatiera.

Nel 1977 arrivano altri ottimi risultati e importanti prestazioni anche nei major. Barazzutti vince tre tornei, a Charlotte, Bastad e Parigi Bercy, perdendo la finale di Monte Carlo contro Bjorn Borg. Gioca anche la semifinale agli Us Open, venendo battuto tra le polemiche dal padrone di casa Jimmy Connors. Celebre, in quella partita, l’episodio che vide lo statunitense cancellare il segno di una palla dubbia passando nella metà campo di Barazzutti senza ricevere alcuna penalità e portare infine a casa il pass per l’accesso alla finale. Queste le parole di Corrado Barazzutti, a mente molto serena, in un’intervista a Repubblica del 2009: “Intendiamoci, Jimbo era uno straordinario fighter, un combattente formidabile e anche in quell’incontro macchiato da quel suo gesto disputò una partita importante giocando il suo miglior tennis. Resto però convinto che senza l’incredibile sceneggiata avrei vinto quel set e mi sarei trascinato lo statunitense al quinto dove io arrivavo sempre piuttosto bene”.

La stagione si chiude con la seconda finale consecutiva di Coppa Davis. Purtroppo, la nostra nazionale perde contro l’Australia di Tony Roche e John Alexander e perderà anche le finali del 1979 (contro gli Stati Uniti) e del 1980 (contro l’allora Cecoslovacchia).

Il 1978 è un anno povero di successi. Barazzutti non vince nessun torneo internazionale, ma gioca la finale a Las Vegas contro Harold Solomon e sua terza finale consecutiva a Bastad, perdendo da Bjorn Borg. Proprio lo svedese gli impedisce di accedere all’ultimo atto del Roland Garros, battendolo in semifinale con un netto 6-1, 6-0, 6-1 e andando poi a conquistare il suo terzo Open di Francia contro Guillermo Vilas. “Lei ha idea di cosa volesse dire giocare contro Bjorn Borg negli anni ’70 sulla terra rossa? C’era una sola tattica per batterlo: sparargli” confesserà nel 2012 ad Aldo Cazzullo del Corriere della sera. Questi risultati valgono a Corrado Barazzutti il best ranking in carriera, con la 7ma posizione conquistata nell’agosto di quell’anno.

Anche il 1979 è un anno di finali perse. Sono i soliti Bjiorn Borg (a Palermo) e Harold Solomon (a Parigi Bercy) a impedire a Barazzutti di vincere un torneo in stagione. La sua ultima affermazione è datata 9 marzo 1980, con la vittoria nel torneo del Cairo ottenuta nel derby italiano contro Paolo Bertolucci. Il ritiro è datato 1984. Una parentesi triste della vita di Barazzutti, come da lui stesso confessato in un’intervista al Corriere della Sera del febbraio 2001: “Il passaggio da giocatore a ex giocatore non è avvenuto fisiologicamente, ma drammaticamente: non ho avuto la possibilità di smettere di giocare a tennis. Era il 1984, ho subito quattro interventi al braccio e poi ho anche avuto l’epatite virale. Sono stato per sei mesi a letto”. Ma la reazione è stata da campione: “Non sapevo cosa fare. Poi ho voltato pagina: un college a Latina, un anno a Roma con Mario Belardinelli e un gruppo di ragazzi tra cui Cerro e Cancellotti. Ho costruito un circolo a Roma”. Ai riconoscimenti e alle vittorie internazionali si aggiungono i sette campionati italiani vinti consecutivamente tra il 1976 e il 1982, il campionato italiano di doppio ottenuto nel 1983 e quello indoor nel 1976.  E poi i grandi successi come capitano di Davis e Fed Cup. E dunque buon compleanno grande Capitano. 

Foto: Corrado Barazzutti in azione (www.repubblica.it)


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