BURGOS, IL PIU’ ANZIANO ESORDIENTE AGLI US OPEN

Victor Estrella Burgos è pronto ad entrare nella storia del tennis. A 34 anni, il giocatore della Repubblica Dominicana, sarà il tennista più anziano mai debuttato agli US Open.

Tennis – Quando le favole diventano realtà. Victor Estrella Burgos, 34 anni appena compiuti, sta toccando il cielo con un dito.

Il tennista, nato il 2 agosto del 1980 a Santiago de Caballeros nella Repubblica Dominicana, è entrato a suo modo nella storia del tennis mondiale. Primo dominicano a raggiungere la Top 100 Atp lo scorso Febbraio, l’attuale numero 80 al mondo è pronto all’esordio nello Slam newyorkese che mai prima d’ora non aveva mai visto debuttare un giocatore cosi “anziano”.

Una carriera vissuta ai margini del tennis che conta, piena di difficoltà sacrifici e rinunce che in passato hanno portato Burgos anche alla decisione di abbandonare, momentaneamente, quel mondo dorato  che probabilmente non lo avrebbe mai visto brillare.

Ma come spesso accade, lo sport riesce a trasformare i sogni attraverso la determinazione e la costanza. È così che in una stagione da incorniciare, Victor irrompe nella Top 100 grazie al successo ottenuto quest’anno nel Challenger di Salinas in Equador.

Dopo aver vinto il torneo mi sono reso conto che il mio sogno si era avverato: ero tra i primi 100” ha dichiarato pochi giorni fa il tennista dominicano “Quel giorno non lo dimenticherò mai. È stato incredibile, volevo a tutti i costi dimostrare al mondo che in Repubblica Dominicana possiamo giocare a tennis

Dopo quel successo, una serie di conferme culminate il mese scorso con la finale raggiunta a Bogotà. Burgos nella capitale colombiana si arrende solo a Bernard Tomic, dopo essersi preso il lusso di eliminare ai quarti il numero 14 al mondo Richard Gasquet.

Un inizio di stagione esaltante che ha regalato al 34enne la chiave d’ingresso sia a Parigi che a Wimbledon. In entrambi gli Slam il primo turno è risultato fatale al dominicano che comunque ha di che vantarsi. Lo scorso anno, di questi tempi, ruotava intorno alla posizione numero 500 mentre oggi entra a testa alta a Flushing Meadows.

Una storia che ha dell’incredibile soprattutto se si guarda il passaporto di Victor: svantaggiato sia dalla data che dal luogo di nascita.

Nato in una famiglia che non aveva nulla a che fare con il tennis, Il suo incontro con questo sport  fu quanto mai casuale. Il padre per domare la sua iperattività e per tenerlo fuori dai guai lo affidò ad un amico che di mestiere faceva l’allenatore in un circolo della sua città. Stanco di raccogliere palline e pulire i campi, Burgos inizia a rubare con gli occhi, facendo scoccare quella scintilla che di lì a poco lo avrebbe portato ad diventare un giocatore di tennis professionista.

“La prima volta che ho giocato, nessuno mi aveva detto come si faceva” ha confessato lo stesso tennista “Mi è bastato guardare, ho copiato dalle altre persone e, grazie a Dio, il Club mi ha permesso di giocare nonostante le difficoltà”

Con pochi soldi in tasca e con una cornice ambientale poco avvezza al tennis, la carriera di Victor parte ovviamente in salita. Mentre i suoi coetanei, in giro per il mondo, lottano per entrare nel tour mondiale, lui si deve accontentare di tornei occasionali o di partecipare alla Coppa Davis con il team “senza speranze” della Repubblica Dominicana.

Nel 2006 prova a dire la sua nei Future e nei Challenger in programma in Sud America, ma i risultati deludenti non sembrano lasciare molta speranza ad un tennista volenteroso che però deve fare i conti con la tecnica e con l’età che avanza. Tutto fino allo scorso anno. Il recupero dopo un infortunio al polso sembra dare finalmente la spinta giusta verso quel salto di qualità, che evidentemente non fa molto caso ai dati impressi sui “passaporti”.

Lontano dai campi dalle gare ufficiali, Estrella Victor sta preparando meticolosamente quel debutto agli US Open, che potrebbe significare molto per lui e per il movimento tennistico dell’intera Repubblica Dominicana.

In un nazione in cui le attenzioni sportive sono calamitate quasi interamente dal baseball, avere un giocatore di tennis sotto i riflettori mondiali, potrebbe spingere molti giovani verso questa disciplina. Ed in fondo è questo uno degli obiettivi principali di Burgos che per il futuro ha già progettato una fondazione per fornire attrezzature sportive e campi da gioco ai giovani dominicani.

Attualmente a Santiago de Caballeros ci sono circa dieci strutture pubbliche a disposizione di una popolazione che supera i 550.000 abitanti.

“La mancanza di opportunità per i giovani dominicani, mi rende molto triste” ha dichiarato Burgos “Un sacco di ragazzi, magari con del talento nascosto, non giocano a tennis perché non hanno modo di conoscerlo”

Ma il richiamo mediatico delle sue “imprese” sta coinvolgendo un gran numero di aspiranti tennisti, che ora iniziano a prendere la racchetta in mano, posando per un momento la mazza da baseball.

“Ora sono motivati perché vedono che uno di loro è riuscito. Ricevo ogni giorno un sacco di messaggi dai bambini che vogliono giocare a tennis. Io dico loro che non sarà semplice, devono essere davvero molto interessati e lavorare sodo sempre”

Giocare bene agli US Open amplificherebbe ancor di più questo messaggio, ed allora Burgos in qualche modo chiede aiuto ai suoi “chiassosi” connazionali, presenti in massa nella Grande Mela soprattutto nel quartiere di Washington Heights. Perché come lui stesso ha dichiarato dopo aver giocato a Washington: “Qui erano presenti solo poche decine di domenicani ma si sono fatti sentire come se erano 100”

A New York, facendo le debite proporzioni, dovremmo aspettarci una piccola bolgia quando, sul terreno di gioco, scenderà il beniamino del popolo dominicano.


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