ALZATE LA RETE!

All'innovazione tecnologica dei materiali, nel tennis moderno non ha fatto seguito alcun cambio di regolamento. L'appeal della nostra disciplina è ai minimi storici, con il match-clou degli Australian Open paragonabile ad una lenta agonia. E se stravolgessimo un po' di cose?
mercoledì, 2 Febbraio 2011

Monte Carlo (Principato di Monaco) – C’è bisogno di una svolta.  Di una presa di posizione forte capace di stravolgere, a livello organizzativo e regolamentare, un tennis che così non va più da nessuna parte. Sfido chiunque a mettere la firma sul desiderio di assistere ad un altro Slam come gli Australian Open appena conclusi. Noia e banalità. Non trovo parole più calzanti per descrivere lo stato d’animo che mi ha attanagliato durante queste due settimane di (non)gioco. Un gruppo di ragazzi che corre come alla maratona di New York e picchia la palla come un boscaiolo che si accanisce con rude ripetitività su un tronco muschiato. Di novità, dal punto di vista tattico, se ne sono viste “zero”. E peggio ancora: del tanto sperato ricambio generazionale neanche l’ombra. Il match-clou fra Djokovic e Murray è stato uno strazio, (in)degno coronamento di un torneo di cui non mi verrà mai in mente di pensare “volevo esserci”.

Senza i soliti due, il tennis non ha appeal. Gli Australian Open hanno di fatto confermato la sensazione che al di fuori dei match fra Federer e Nadal, c’è davvero ben poco per appassionarsi a questo sport. E allora, invece di spendere vane parole sul perché Novak abbia vinto la sua seconda prova Slam, o perché lo scozzese non riesca mai a fare il salto di qualità, o perché anche i due fenomeni paghino inevitabilmente il tempo che scorre, o perché gli italiani tornano a casa ancora una volta con un magro bottino (solo una vittoria, di Seppi), preferisco spostare l’attenzione sul perché siamo arrivati al punto di addormentarci di fronte alla finale di un “Major”.

Nel bene e nel male lo sport è lo specchio della società. Si evolve, si trasforma, si modifica per venire incontro alle esigenze del pubblico (tanto esigente quanto desideroso di evadere dalla routine quotidiana),  degli sponsor (a caccia di nuovi mercati da battere) e delle televisioni (che devono incastrare l’evento sportivo nel loro palinsesto). Tutte le discipline sportive hanno nel corso degli anni cambiato pelle.

Si è evoluto il basket, spostando di 50 cm l’area dei tre punti. La pallavolo, proprio per esigenze televisive, si è rinnovata cambiando il tedioso set a 15 con infiniti cambipalla al più veloce e interessante set a 25. La rivoluzione dei costumi nel nuoto – seppur con qualche recente passo indietro da parte della Fina – ha reso possibile l’abbattimento di record considerati insuperabili. Perfino il calcio, una delle discipline meno affine alle innovazioni (penso alla reticenza degli organi della Fifa sull’introduzione della moviola in campo) è stato stravolto dall’avvento dei 3 punti per la vittoria.

E il tennis? Il tennis ha le stesse regole di cento anni fa. Eppure il gioco è cambiato in questo secolo. Molto – e qui entro nell’ovvio più scontato – è stato determinato dall’avvento dei nuovi materiali che hannosostituito le vecchie racchette in legno. Il tennista ne ha guadagnato in potenza e precisione. Ma le dimensioni del campo e della palla sono rimaste le stesse. Non ci vuole un genio per capire che alterando uno dei fattori (la racchetta) e mantenendo invariati gli altri, il risultato non può che variare. E il risultato del tennis contemporaneo è sotto gli occhi di tutti. Si gioca a tirare più forte degli avversari, ad avere una preparazione atletica ineccepibile, a non uscire fuori da schemi standard. Ma questo non è tennis. Almeno, non è il tennis che io voglio vedere.

L’Itf non ha mai preso seriamente in considerazione il cambio delle regole. Si è limitata a inserire l’occhio di falco (ma non per tutti i campi, con una palese discriminazione fra i match) e ogni tanto insieme ad Atp e Wta cambia l’assegnazione dei punti in classifica o la nomenclatura dei tornei. Ma, in sostanza, di nuovo non è mai apparso niente.

Eppure qualcosa si potrebbe fare. Ad esempio si potrebbero cambiare le dimensioni del campo. O si potrebbe alzare di qualche centimetro la rete. O si potrebbe battere da più lontano. O si potrebbe depressurizzare la palla e aumentarne il diametro. Tutti piccoli accorgimenti che per lo meno bilancerebbero la potenza scatenata dai “cyborg-bracci” del tennis attuale. Oppure si potrebbe stabilire un orario massimo di durata degli incontri. Un’ora e mezzo per i match del circuito Atp e due ore e mezzo per le prove Slam. Questo porterebbe almeno tre grandi vantaggi. Per prima cosa un orario certo darebbe l’opportunità alle televisioni generaliste di investire nel prodotto-tennis. Per le emittenti gratuite, infatti, basate sulla programmazione del palinsesto, è pressoché impossibile dedicare un canale ad un’intera giornata di un torneo, che si sa quando comincia e non si sa quando finisce. Questo è un lusso che solo i canali satellitari possono permettersi. Ma il pubblico di queste emittenti è relativamente esiguo, e quindi per tanti appassionati diventa impossibile seguire lo sport della racchetta. Con l’evidente danno di non veicolare al meglio questa disciplina.

Il secondo vantaggio sarebbe per gli spettatori. Posso capire che il match di 5 ore e passa sia emotivamente più coinvolgente, ma spesso non è ben giocato. Nell’arco di due ore si può assistere ad un incontro fenomenale, pieno di spunti tattici e tecnici. Su questo punto credo però che soprattutto gli sportivi anglosassoni potrebbero non essere d’accordo. Per loro infatti, assistere a qualsiasi evento sportivo è un rito che colma tutta la giornata (ne sono conferma i cinema, i fast food, i parchi giochi e i centri commerciali che sorgono nell’area degli stadi). Per noi latini, invece, la fruizione dello spettacolo sportivo si ritaglia uno spazio temporalmente ben definito nell’arco della giornata.

Infine, il vantaggio di un match a tempo sarebbe soprattutto per lo spettacolo. Un tennista è in svantaggio a 20 minuti dalla fine del match? È costretto ad attaccare, a variare, a trovare soluzioni anche rischiose. Ma almeno proverebbe a fare quel qualcosa in più. La sua preparazione non sarebbe più incentrata sulla macchinosa ripetizione di colpi e sulla mostruosa condizione atletica, ma si focalizzerebbe sul miglioramento della tecnica e della tattica. A tutto vantaggio dello spettacolo.

Si potrebbero fare tante cose per migliorare il tennis. Non pretendo che quelle che ho appena elencato siano le soluzioni migliori – anzi invito tutti i lettori di tennis.it ad esprimere un giudizio in merito e proporre espedienti – e immagino che qualcuno potrebbe darmi del “blasfemo”. Ma se ora come ora trovo più gusto a guardare un torneo di quarta fascia – dove almeno si assiste a un tennis passionale e umorale – che una finale di uno Slam, credo che qualcosa per il bene del nostro sport debba essere fatto.

Numeri per parole. Concludo con qualche dato statistico sui vincitori Slam degli ultimi 18 anni. Sono partito dal 1993 per paragonare la decade fino al 2002 agli 8 anni seguenti, prendendo come spartiacque il primo trionfo di Federer in un Major (Wimbledon 2003).

Dal 1993 al 2002
Australian Open: 6 diversi vincitori (Courier, Sampras, Agassi, Becker, Korda, Kafelnikov, Johansson)
Roland Garros: 7 diversi vincitori (Bruguera, Muster, Kafelnikov, Kuerten, Moya, Agassi, Costa)
Wimbledon: 4 diversi vincitori (Sampras, Krajicek, Ivanisevic, Hewitt)
Us Open: 5 diversi vincitori (Sampras, Rafter, Safin, Hewitt, Roddick).

Dal 2003 al 2011
Australian Open: 5 diversi vincitori (Agassi, Federer, Safin, Nadal, Djokovic)
Roland Garros: 4 diversi vincitori (Nadal, Federer, Gaudio, Ferrero)
Wimbledon: 2 diversi giocatori (Federer, Nadal)
Us Open: 4 diversi giocatori (Roddick, Federer, Del Potro, Nadal)

A parte il caso eclatante di Wimbledon, dove dal 2003 in poi avrebbero potuto giocare solo la finale, il trend è ben chiaro. Il dominio di Nadal e Federer dura da ormai 8 stagioni (esclusa, ovviamente, questa appena cominciata). In nessuna Era tennistica i due più forti giocatori – ogni epoca è vissuta su un dualismo – hanno trovato così poche resistenze da parte degli altri atleti. Nel passato c’erano continui ricambi, c’era una competizione altissima. Provate a chiedere a Borg e Vilas, due che hanno provato a rientrare dopo un periodo di stop. Prendevano 6/1 6/1 da tutti. Ma era normale, perché appena un professionista si fermava un attimo, o mollava un po’ la presa, dietro c’era tanta gente che gli soffiava da sotto il naso posizione in classifica, trofei e titoli sui giornali.

Oggi il ricambio è praticamente assente. Lo dimostra il fatto che sono sulla cresta dell’onda tennisti che giocavano con me, come David Ferrer o Lleyton Hewitt. In molti si stanno ponendo il quesito in questi ultimi tempi, e cercano nei vari Dolgopolov, Raonic o Berankis i nuovi Federer o Nadal. Presto per dire se uno di loro potrà emulare le gesta dei due fenomeni. Ma non credo che la soluzione della questione vada trovata nel fatto che oggi il tennis è più fisico, e quindi un ragazzino di 17-18 anni non potrà mai ripetere un trionfo alla Becker o alla Chang perché impreparato atleticamente. A quell’età la cosa che ci viene meglio infatti è correre. Il problema semmai, è COME si corre dentro il campo. Ma quello è un fatto di testa. E non vedo in giro coach che insegnano ad usare la testa…


9 Commenti per “ALZATE LA RETE!”


  1. Concordo con il mio coscritto Classe 70 Diego Nargiso. Il tennis 20 anni fa era più divertente. Anche io ho scai per il tennis, ma le partite non mi appassionano. Mi diverte più un challenger su terra battuta che permette di vedere lotte appassionanti e stili diversi. I top players giocano tutti allo specchio : si corre si corre, servizio e diritto e rovescio da fondo campo. Nulla più. Alzerei la rete. Per il tempo delle partite, io inizierei a mandare in TV le sintesi delle giornate dei tornei. Sarebbe già tanto. Non occorrerebbe stabilire un tempo fisso a partita, insomma. E poi i telecronisti. Basta coi raccomandati incompetenti. Più passione per questa professione.

  2. ENRICO ha detto:

    Il tennis ha seguito ne più ne meno l’evoluzione degli altri sport. Sono circa 25 anni che ha preso piede, in maniera metodologica la “preparazione atletica”, ossia forza-velocità e resistenza!! quindi è logico che, ,mentre prima se avevi la “tecnica” superiore magari facevi la differenza, invece ora non basta perchè se il tuo avversario è meno talentuoso tecnicamente, ma lo è fisicamente…sei fritto…NADAL DOCET.
    Lasciamo perdere Federer, che è come scomodare Phelps o Lewis ..sono esseri a parte, sarebbero stati campionissimi in qualsiasi era!
    Per il resto è chiaro che se un ragazzo di 15/16 anni, è costretto a giocare 30 tornei all’anno , tutti i giorni,ad allenarsi due volte al giorno, a fare palestra e ad avere un team che lo segue in tutto , altrimenti si rompe al primo anno di atttività seria e tutto per sperare di diventare un big….certo che 99 su cento , per mille motivi, non arrivano….
    Per quanto riguarda le regole, quella a tempo è proprio una assurdità…alzare al rete o allargare il campo o le diemnsioni della palal mi sembrano più sensate e ..forse..da sperimentare..

  3. Brent Kruger ha detto:

    Non si torna indietro, nello sport. Innanzitutto, non sono d’accordo con chi sostiene che il tennis attuale sia noioso. Forse quello femminile è un po’ troppo omologato ma sono certo che in futuro gli allenatori più lungimiranti adotteranno con le donne metodologie che comprendano la possibilità di essere più offensive, magari insegnando loro a giocare la volee al posto dello schiaffo, tanto per fare un esempio. Per i maschi invece il problema non sussiste, in quanto per tornare a un tennis più offensivo sarebbe sufficiente velocizzare certe superfici (non solo l’erba). Poi, sarebbe bastato che Murray non si fosse fatto troppo prendere dallo sconforto e avremmo visto una finale degna di uno slam.

  4. vittorio ha detto:

    Lìosservazione,cambiati i materiali bisogna cambiare anche le regole mi sembra logica e condivisibile.Certo si poteva non cambiare i materiali ma dubito che si possa tornare indietro.Ma come cambiare? depresurizare le palle? bisogna provare. alzare la rete sembra il rimedio più facile, stabilire il tempo ( masimo? , fisso come il calcio?) sembra un sistema di snaturare il nostro sport. Certo, il tennis con racchetta di legno ha permessso a giocolieri non atleti di emergere e vincere ed è stato uno dei fascini del tennis.E’ ancora possibile?

  5. angelica ha detto:

    il “tennis a tempo” di tutte le ipotesi è fra le più insulse.
    Se queste sono le proposte, allora basta cambiare il nome da Tennis a quello che piu’ si preferisce e si possono scrivere tutte le regole. E poi vediamo se questo nuovo sport avrà appassionati.
    Credo che per aumentare il numero di spettatori, più che cambiare le regole, si potrebbe provare ad abbassare il prezzo dei biglietti: 30 euro per i distinti campo centrale, per un primo turno al foro italico, mi sembra eccessivo. Il tennis ti appassiona se puoi andarci più di un solo pomeriggio.

  6. Mauro ha detto:

    Mah, secondo me si è evoluto e parecchio il tennis, se si guardano le partite anche solo di 15 anni fa era un’altro sport!, se poi si va più indietro il confronto è imbarazzante..
    Quello che è cambiato, oltre ad una maggiore preparazione tecnica e atletica(maggiore si ma non enorme), sono proprio i materiali, infatti se è vero che le regole del gioco sono le stesse, queste hanno dato spazio all’evoluzione dei materiali, e si vede!
    Le palle corrono di più di anni fa grazie soprattutto alle corde e hai telai delle racchette da tennis, vorrei vedere un Nadal giocare con un telaio di legno, incordato con il budello poi non dico che rivedremmo le partite degli anni 70, ma quasi…
    Vorrei quindi affermare che se proprio ci deve essere un cambio di regole per poter vedere scambi più lenti, tocchetti, smorzate..ecc, che potrebbero rendere il gioco più avvincente(anche se personalmente a me piace il tennis moderno..), si dovrebbe andare a limitare l’uso di materiali sempre più performanti, a mio parere.

  7. Chabba ha detto:

    Sacrosanto! E il problema è anche un altro, l’allontanamento di una buona fetta di giovani da questo sport che ormai vede nella forza e nell’atletismo esasperato il solo modo per emergere. Se vedo in tabellone Eisner cambio campo, se vedo Federer corro, almeno spero in qualche discesa a rete e relativo tentativo di passante.
    Oggigiorno a un ragazzino con il fisico alla Chang qualsiasi allenatore consiglierebbe di darsi agli scacchi mentre noi siamo ancora lì a ricordare il suo servizio da sotto e le banane a bordo campo.

  8. luke ha detto:

    daccordissimo con te diego (fantasioso come il nostro grande diego del calcio). io la finale dell’australian non l’ho neppure vista (pago comunque sky!!!!)perchè già sapevo della noia mortale che ci avrebbero offerto.
    purtroppo il federer di fine 2010 è un sogno che rimarrà in un cassetto perchè non penso possa rimaterializzarsi in uno slam. di nadal non parlo perchè lo considero alla stregua degli altri: grandissimo atleta e professionista ma niente più! per il 2011 spero solo che ci sia qualche tennista italiano che faccia bene, quantomeno per accedere l’interesse per questo straordinario sport.
    p.s.: sono daccordo a depressurizzare le palline ma potrebbe essere curioso vedere anche cosa succederebbe con una sola palla di servizio.

  9. giovanni a. ha detto:

    Assolutissimamente a favore per cambiare qualcosa.
    Secondo me si potrebbe iniziare a vedere cosa succede accorciando il campo di 10 cm,quindi spostare la linea di fondo verso la rete appunto di 10 cm e spostare ( e qui secondo me viene il bello)ovviamente anche la linea di servizio verso la rete di 10 cm.Questo secondo me non è un grandissimo stravolgimento, ma sicuramente qualcosa in termini di gioco cambierà.


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