CAPOLAVORO

Mentre una lacrimuccia di commozione mi attraversa la guancia, provo ad esprimere il mio pensiero a caldo sulla favolosa impresa francese di una impareggiabile Francesca Schiavone
sabato, 5 Giugno 2010

Parigi (Francia) – Questo è tennis! Basta guardare le espressioni del suo angolo e dei suoi tifosi più accaniti, ancora prima del suo volto raggiante, per capire l’impresa che oggi ha compiuto quel magnifico “scricciolo” di Francesca Schiavone. Se ne è accorta anche lei di aver lasciato tutti a bocca aperta, basiti: “Ma che faccia avete?” ha esclamato con la sua invidiabile spontaneità la neo campionessa del Roland Garros, mentre con la magnifica coppa in mano teneva la scena con la sua enorme e strabordante personalità. A proprio agio sul podio, come lo era stata in campo, è riuscita ad assaporare ogni secondo di questa giornata magica, per lei ma anche per tutti gli appassionati del nostro sport.

Era consapevole delle sue possibilità Francesca, del suo X-factor da giocare come un jolly contro l’australiana “Big Jim” Samatha Stosur, neanche avesse visto la sua vittoria in un “flash forward”. Ed è proprio grazie alla fiducia acquisita con un duro lavoro sul suo tennis e su se stessa che la “leonessa” più graffiante e simpatica del mondo è riuscita a mettere a segno l’exploit. Un concentrato di perfezione durato il tempo necessario a regalare al tennis la “finale femminile più bella che io abbia mai visto”, come si è lasciato sfuggire il plurivincitore dei French Open Mats Wilander (oggi commentatore per Eurosport). Il meglio di Francesca si è tradotto in scelte tattiche spettacolari, fatte con la lucidità giusta: una girandola di battute in kick, passanti in diagonale, risposte anticipate e volées incisive che sono riuscite a neutralizzare il gioco della muscolosa aussie che si muove come un robot.

“Da quello che ho visto in questo torneo Francesca possiede un miglior tocco di palla e si muove anche meglio della Henin” ha proseguito Wilander, a buon intenditor…. Ma oltre a saper accarezzare la palla con maestria, la milanese ha anche la passione, la grinta e il cuore dalla sua. Francesca è una persona vera, che ha cantato con spontaneità sulle note dell’inno di Mameli, dapprima timidamente e poi sempre più convinta, fino all’acuto più significativo “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. Un’ immagine che difficilmente verrà oscurata da un altro momento sportivo, qualsiasi sia lo sport.. neppure il calcio potrà.

Condivisione. E’ questa la parola chiave. E’ quel “X-factor, appunto, che è insito in Francesca e che lei ha messo a frutto e sviluppato guidando per tante volte al successo la squadra di Fed Cup. I frutti? Non solo l’Italia è campione in carica (secondo trionfo dal 2006), ma il prossimo novembre disputerà l’ennesima finale contro gli Stati Uniti delle sorelle Williams. Missione a questo punto non impossibile da compiere. La morale è sempre la stessa: solo chi dà riceve. La “Schiavo” ha dato tutta se stessa al tennis e alla competizione a squadre e indietro ha ricevuto la sicurezza e l’esperienza necessarie a compiere il “capolavoro”.

Non chiamatelo miracolo, perché non lo è. Oggi una sportiva vera si è coperta di gloria disputando una finale vera, e traducendola in una partita coinvolgente che sicuramente avvicinerà molte persone alla disciplina della racchetta. Alla fine, oltre ai 1.200. 000 euro di montepremi, ai 400.000 euro di riconoscimento da parte della Federazione e di chissà quanti altri euro di bonus dai suoi sponsor, per la romantica Francesca è forse arrivato il tributo più gradito: la telefonata del presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano.

La mitica “grandeur”, da questo storico 5 giugno del 2010, non è più solo francese.


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