CARLOS MOYA: «MCENROE O EDBERG I MIEI COACH IDEALI»

Il 40enne tennista maiorchino Carlos Moya sceglie due grandissimi del tennis di tutti i tempi, McEnroe ed Edberg, come suoi ideali supercoach
lunedì, 22 Agosto 2016

TENNIS – Edberg e McEnroe. Non poteva scegliere meglio uno dei volti noti del tennis degli anni ’90. Si tratta di Carlos Moya Llompart, che ha terminato sei anni fa la propria carriera agonistica dopo aver portato a casa un torneo dello Slam ed essere stato per due settimane in cima al ranking ATP nel 1999 dopo 26 anni di assenza iberica. Ora il quarantenne maiorchino continua a dedicarsi ai propri affari, restando però a stretto contratto con il tennis grazie al ruolo di supercoach e alla presenza nel circuito delle leggende, il Champions Tour. Prima della tappa di Maiorca, dove condividerà il palcoscenico con altri ex illustri della racchetta come Henman e Corretja, Moya  ha parlato del suo ideale di coach, scegliendo due pilastri del tennis mondiale: «Grazie a Milos Raonic ho avuto la possibilità di condividere con John McEnroe tanti bei momenti. È stata un’esperienza impressionante. Ed è per questo che probabilmente avrei scelto proprio lui o Edberg come supercoach, anche se quando io ero in campo era impensabile averne uno».

Non una scelta a caso per Moya, che ha rotto la sua routine di buon padre di famiglia seguendo insieme a Riccardo Piatti l’evoluzione della carriera del canadese Milos Raonic. Il maiorchino avrebbe migliorato ulteriormente le proprie performance avendo accanto a sé il vulcanico McEnroe o da un attaccante nato come lo svedese Edberg. La realtà, però, è differente, e porta in dote un’esperienza nuova come il Champions Tour, che Moya non vede l’ora di disputare: «L’anno scorso ero infortunato e ho dovuto dare forfait, ma quest’anno ci sarò. Non ci capita spesso di giocare a casa. Per me significa praticare tennis nello stesso posto in cui mi allenavo da bambino, nello stesso posto in cui ci sono i miei amici e la mia famiglia. Sarà un appuntamento davvero speciale. Potrò affrontare avversari del calibro di Alex Corretja o Tim Henman, con cui mi sono già scontrato in passato. Sarà bello rivederli. C’è però una differenza con il mio passato da professionista. Ora è tutto più rilassato: c’è sempre la voglia di vincere, ma una sconfitta si accetta con molta più filosofia».


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