CASO SHARAPOVA, MINISTRO MUTKO: “IL 40% DEGLI ATLETI RUSSI PRENDEVANO MELDONIUM”

Sharapova non sarà ascoltata prima di giugno. Il ministro Mutko si difende: il meldonium, dice, non è dopante. E il creatore rivela: in Russia è un farmaco da banco, si prende senza ricetta medica.
giovedì, 31 Marzo 2016

TENNIS – “Il 30, 40 per cento degli atleti delle nazionali russe ha assunto meldonium su prescrizione medica”. L’annuncio di Vitaly Mutko, ministro dello sport russo intervistato su RT da Sophie Shevardnadze, nipote dell’Eduard ex presidente della Georgia e ministro degli esteri sovietico, dà la conferma e la misura dello scandalo che ruota intorno al farmaco e allo sport russo. Mutko sostiene anche che Sharapova l’abbia preso “per riprendersi dal lungo infortunio alla spalla”, una versione diversa da quella della stessa Masha, che ha parlato di storia familiare di diabete nell’ormai nota conferenza stampa di inizio marzo, e del suo avvocato, John J. Haggerty, che ha fatto riferimento anche a bassi livelli di magnesio e a valori fuori dall’ordinario nell’elettrocardiogramma. Dov’è la verità? Per saperlo bisognerà con ogni probabilità aspettare giugno.

Intanto, però, le sospensioni aumentano, gli sport interessati crescono. E un altro dettaglio finora poco noto comincia ad emergere. In Russia il mildronato, questo il nome della sostanza commercialmente nota come meldonium, è un farmaco da banco, che si può acquistare senza ricetta medica, e viene usato da decenni. “Tutti i soldati sovietici che hanno combattuto in Afghanistan lo prendevano” ha detto il creatore del meldonium, Ivars Kalvins, al quotidiano lettone Diena nel 2009. “Altitudini elevate. Poco ossigeno. Se dovevano correre 20 chilometri con tutto l’equipaggiamento, alla fine avrebbero rischiato un’ischiemia. Per questo lo prendevano, anche se a nessuno veniva chiesto se fosse d’accordo: glielo si dava e basta”.

Una rivelazione che fa tornare alla mente il bromantan, un’altra sostanza assunta dai militari dell’esercito sovietico, trovata nei campioni di atleti russi alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996 e da quel momento vietata. Per Kalvins, e per il ministro Mutko, però, il meldonium non avrebbe effetti dopanti perché, spiega il suo creatore, “ti permette di sopportare una pressione fisica maggiore, ma il corpo consuma comunque le sue riserve”.

La compagnia, però, non ha specificato se il meldonium sia effettivamente adatto per chi soffra dei sintomi indicati pubblicamente da Maria Sharapova, e si è limitata a confermare che il farmaco è rivolto a pazienti con problemi cronici di cuore e di circolazione, per chi sta recuperando da malattie o infortuni e per le persone “con una ridotta capacità lavorativa, con un sovraccarico fisico o psico-emotivo”.

La positività di Sharapova rimane un punto di non ritorno per il mondo del tennis, chiamato come non mai a difendere e restaurare la propria credibilità. “In passato, tanti si sono lamentati che venivano presi solo i pesci piccoli” ha detto Murray a Indian Wells. “Maria è probabilmente l’atleta donna più famosa e più riconoscibile al mondo: se tutto questo non fosse venuto fuori, sarebbe stato un male per lo sport”.

Il presidente dell’ITF, David Haggerty, ha scelto la strada del basso profilo, della difesa di una politica antidoping che comunque ha ancora troppe falle e troppe zone grigie. “Non penso che il meldonium sia così prevalente nel tennis” ha detto all’Associated Press, sottolineando l’incremento dei test antidoping. Ma sono davvero così efficaci, così sicuri?

“Mi avranno controllato 50 volte” ha detto Heather Watson, “e 49 dopo che avevo perso: solo una volta in carriera mi hanno sottoposta al test dopo una vittoria”. Una conferma arriva anche da Belinda Bencic. “Mi hanno controllata l’ultima volta all’Australian Open, dopo che ero stata eliminata, come praticamente sempre. Finché rimani nel torneo, è difficile che ti controllino”.

Una falla che rischia di minare tutto il sistema, sottolinea Don Catlin, l’esperto americano che ha fondato UCLA Olympic Analytical Laboratory, soprattutto alla luce del problema, tutt’altro che secondario, dei microdosaggi. “Queste microdosi”, aggiunge a ESPN il dottor Mario Thevis del laboratorio antidoping di Colonia che ha aiutato a sviluppare il test per rilevare la presenza di meldonium, “raggiungono concentrazioni della sostanza proibita ancora più bassa del valore minimo che possiamo ricercare con i nostri controlli”.

Stuart Miller, il capo del programma antidoping, non ha risposto direttamente alle accuse: l’ITF, ha detto, non discute i dettagli della distribuzione dei controlli per ragioni di privacy. Tuttavia, ha scritto in un’email al Guardian, “vengono effettuati anche test a sorpresa durante i tornei. E poi quasi la metà dei campioni raccolti nel 2015 arrivano da controlli fuori dalle competizioni, che dunque esulano dalla questione di chi vince o chi perde”.

Cambiano i tempi, le forme, le sostanze, ma l’essenza non cambia. “Devi tenere la testa nascosta sotto la sabbia per non prendere in considerazione l’idea che in ogni sport professionistico, in una certa misura, il doping circoli” ha detto Chris Evert. “Per me la scienza, il doping è sempre stato più avanti dell’antidoping. E purtroppo le cose non sono cambiate. Già quando giocavo io, almeno un paio di giocatrici hanno fatto ricorso a sostanze proibite, e all’epoca non c’erano certo i controlli che ci sono adesso”.

Anche per Chris America, comunque, la positività di Maria Sharapova è arrivata come uno shock. “Maria è l’ultima atleta che penseresti potrebbe rimanere coinvolta in uno scandalo simile. È una grande ambasciatrice di questo sport e ha sempre avuto un enorme controllo sulla sua carriera, in campo e fuori”. Ora, in ogni caso, Maria non ha scelta. “Dovrà mostrare le ricette mediche per dimostrare perché prendeva quel farmaco”.

Intanto la Russia rischia di perdere almeno sei delle medaglie olimpiche di Londra 2012 perché l’agenzia antidoping nazionale avrebbe imposto squalifiche con dei termini impropri, che hanno permesso agli atleti positivi di conservare titoli e primati. L’estate che porta a Rio sarà caldissima.


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