CASO TRUSENDI, ROUSSET: “SONO ONESTO”

Il francese racconta la sua versione dei fatti sul polverone di Mohammedia. "Fa male essere punito così, non sono implicato in nessun giro di scommesse", racconta il venticinquenne
venerdì, 27 Marzo 2015

TENNIS – Ormai la bufera è scoppiata, anche se gli appassionati si sono letteralmente spaccati su quelle che sono le conseguenze di tali comportamenti. Le squalifiche inflitte a Walter Trusendi ed Elie Rousset rappresentano la nuova frontiera del tennis oscuro, soprattutto secondo la Tennis Integrity Unit, che nei giorni scorsi ha comminato multe salatissime ai due protagonisti della vicenda.

Per il tennista italiano sei mesi di stop e cinquemila euro di sanzione pecuniaria, mentre al francese è andata leggermente meglio: sconto di tre mesi sulla medesima pena, ma solo per aver confessato e smascherato il trucco. Nulla di riconducibile alla pratica del match-fixing, il cosiddetto giro di scommesse illecite, come inizialmente supposto: nel primo turno del Challenger di Mohammedia di giugno scorso, il febbricitante Trusendi avrebbe chiesto al lucky-loser Rousset di scendere in campo al suo posto, manovra attraverso la quale l’azzurro avrebbe potuto ottenere i 352 dollari di compenso per pagarsi la trasferta in Marocco.

Il comunicato diramato dalla TIU parla espressamente di “tolleranza zero nei confronti di eventuali alterazioni dei match, con la punizione immediata di tutti i giocatori coinvolti“. Le analisi condotte subito dopo, però, hanno smentito qualunque ipotesi di combine dell’incontro, come annunciato dallo stesso Rousset sia agli organi federali che l’hanno immediatamente contattato, sia sulle colonne de L’Equipe nei momenti successivi al polverone.

Mi stavo allenando a Mohammedia e ho notato Trusendi che si avvicinava al terreno di gioco, nonostante dovesse giocare mezz’ora più tardi – spiega il transalpino – e mi ha chiesto di sostituirlo perchè la febbre e un’intossicazione alimentare lo tenevano a letto. Ho preso una decisione difficile, ma l’ho fatto soltanto per essere solidale con lui: avrebbe potuto disputare un paio di games prima di ritirarsi, ma per il pubblico è sempre meglio una partita vera e io l’ho assecondato, senza nessun tipo di combine in ballo. Abbiamo soltanto evitato una pratica che succede praticamente ogni settimana. Anzi, ritengo che questa sostituzione debba diventare una regola“. La ITF si è fatta avanti e Rousset spiega cosa lo attende: “La federazione mi ha chiesto di interrogarmi ad ottobre, ma posso escludere qualsiasi legame con traffici illeciti. Ho fatto un versamento bancario a Trusendi, ma sono stato onesto e non ho mentito. Questa storia mi sta facendo impazzire, sono sempre stato onesto e l’unica multa che ho dovuto pagare è stata per il lancio di una racchetta, tutto qui. Non c’è comprensione“.

Allo stesso modo, il presidente della FFT Gilbert Ysern difende il tennista francese: “Quella che la TIU sta esaminando è una colpa minore, un atto commesso senza malizia e solo per solidarietà nei confronti di un collega che, come tanti, deve far leva anche sui rimborsi delle trasferte. Bisognerebbe concentrarsi maggiormente sui veri casi di corruzione, quelli che sono drammatici e ledono l’immagine del nostro sport“.

Pareri discordanti, dunque, all’interno degli organi federali internazionali sul caso che lega Trusendi e Rousset. La sensazione è che la battaglia non finirà con la sanzione della TIU, ma andrà avanti ancora per parecchio tempo. Resta da capire in che termini si opporranno alla sentenza i due protagonisti.


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