C’ERA UNA VOLTA LO SLAM DEGLI AUSTRALIANI

Per due terzi della sua storia, l’Australian Open è stato un affare quasi esclusivamente riservato ai tennisti di casa e veniva quasi snobbato dai giocatori degli altri paesi. Poi improvvisamente, dopo il 1976, anno dell’incredibile trionfo di Mark Edmonson, mai più nessun giocatore proveniente dall’Australia è riuscito ad essere profeta in patria
mercoledì, 9 Gennaio 2013

Tennis. I tornei dello Slam, Us Open a parte, negli ultimi decenni non sono stati terreno di conquista per i tennisti di casa. Basti pensare a Wimbledon, che a livello maschile, cerca un campione britannico dal lontano 1936, anno del trionfo di Fred Perry, o anche al Roland Garros, che nell’era Open ha avuto un solo campione francese, Yannick Noah, nel 1983.

L’Australian Open, per molto tempo, è stato invece un Major riservato quasi esclusivamente ai tennisti di casa. Dal 1905, anno della prima edizione, al 1976, in 67 edizioni, soltanto undici volte ha vinto un tennista proveniente da un paese diverso dall’Australia. In parte, tali numeri sono giustificati dal fatto che, per molti anni, il campo di partecipazione dello Slam dell’emisfero sud, è stato composto soprattutto da tennisti autoctoni: gli stranieri infatti, per molto tempo hanno snobbato l’evento (basti pensare alle sole due partecipazioni di Jimmy Connors), sia perché era ritenuto un evento minore rispetto agli altri tre Major e sia perché la lontananza dal resto del mondo rendeva difficili i viaggi nel quinto continente. Tuttavia è innegabile, che la scuola australiana, sia stata una delle più prestigiose nella storia del nostro gioco, capace di produrre, soprattutto in passato campioni di livello mondiale, che hanno fatto la storia del tennis ed in particolare dell’Australian Open.

I “canguri” leggendari. Il record di successi a Melbourne ad esempio, appartiene proprio ad un tennista di casa, Roy Emerson. Vincitore in totale di undici prove del Grande Slam, Emerson conquistò per sei volte l’Australian Open (1961, 1963, 1964, 1965, 1966, 1967), prendendo parte alla finale per sette edizioni consecutive (altro record). Un altro primato assoluto che appartiene ad Emerson è quello di unico uomo capace di vincere Major sia in singolare che in doppio in tutte e quattro le prove del poker (in bacheca vanta ben 28 Slam complessivamente). Decisiva per la conquista di tutti questi allori, fu la sua resistenza alle sirene del circuito professionistico all’inizio degli anni ’60. Dietro a Emerson, a pari merito con Roger Federer e Andre Agassi, migliori dell’era open, con 4 titoli ci sono Jack Crawford e Ken Rosewall. Gentleman Jack, così chiamato per il suo stile impeccabile, è stato un grande campione degli anni ’30, capace di vincere, oltre ai quattro titoli consecutivi in Australia dal 1931 al 1933 (furono disputate due edizioni), anche un titolo al Roland Garros ed uno a Wimbledon, entrambi nel 1933. Rosewall invece, è stato l’unico tennista, insieme a Rod Laver,  capace di trionfare all’Australian Open, sia da dilettante che da professionista. Tra il suo primo titolo, nel 1953 e l’ultimo, nel 1972, sono passati ben 19 anni. Con tre trionfi in bacheca poi, sempre tra gli australiani, ci sono Rod Laver (unico giocatore ad aver mai fatto il Grande Slam nell’era Open nel 1969), e i “preistorici” James Anderson e Adrian Quist.

L’ultima, incredibile volta. L’ultimo australiano a trionfare nello Slam di casa è stato Mark Edmonson (nella foto), nel 1976. La sua è una storia incredibile, degna di una sceneggiatura hollywoodiana, forse una delle vicende più strane che la storia del tennis abbia mai raccontato. Tre mesi prima del suo trionfo infatti, Edmonson aveva forti difficoltà economiche, occupava la posizione numero 212 del ranking e a stento, con i suoi guadagni sul campo, riusciva a pagarsi la vita nel tour. Per ovviare a tali difficoltà, il nostro decise di accettare un posto part time come inserviente in un ospedale, su raccomandazione di sua sorella, al fine di mettere insieme il denaro necessario per tornare a giocare a tempo pieno. L’Australian Open del 1976 vedeva al via 64 giocatori, 39 dei quali provenienti dall’Australia. L’unico top ten presente in tabellone era Ken Rosewall e la testa di serie numero 2 era John Newcombe. Edmonson, dopo aver rischiato tantissimo al primo turno contro l’austriaco Feigl, mise in fila un dopo l’altro, il finalista del 1974 Phil Dent, Brian Fairlie, il finalista del 1970 Dick Crealy, il quattro volte campione Ken Rosewall ed infine, in finale, il campione in carica John Newcombe. Mark Edmonson, divenne così, conservando tuttora il suo record, il giocatore con il più basso ranking ad aver mai vinto una prova del Grande Slam.

La grande “carestia”. Dopo quell’incredibile avvenimento che è stata la vittoria di Edmonson, come se un incantesimo si fosse abbattuto sui tennisti australiani, nessun altro giocatore proveniente dall’ex colonia inglese, è riuscito ad aggiudicarsi lo Slam dell’emisfero sud. Da allora infatti, nelle successive 36 edizioni disputate, gli australiani sono riusciti a conquistare, e perdere, soltanto cinque finali. Dopo le sconfitte abbastanza nette subite da John Marks e Kim Warwick, contro Guillermo Vilas e Brian Teacher, le più grandi occasioni per l’Australia sono state quelle avute da Pat Cash, sconfitto per due volte al quinto set, nel 1987 contro Stefan Edberg e nel 1988 contro Mats Wilander. Quest’ultima finale, vinta dallo svedese per 8-6 al quinto, dopo aver recuperato uno svantaggio di due set ad uno, è stata anche, con una durata di quattro ore e 28 minuti, la finale più lunga mai giocata in Australia fino allo scorso anno, quando Novak Djokovic e Rafael Nadal hanno letteralmente polverizzato il record con le loro cinque ore e 53 minuti di battaglia. L’ultimo “canguro” finalista a Melbourne è stato anche l’ultimo numero uno della scuola australiana. Stiamo parlando, ovviamente, di Lleyton Hewitt, sconfitto all’ultimo atto del torneo da Marat Safin, nel 2005, in quattro parziali.

Un futuro nebuloso. All’orizzonte non sembra prospettarsi un’inversione di tendenza. Il tennis australiano vive infatti un momento di magra e non dispone di campioni di primo livello, tanto che è il sempreverde Hewitt a dover tirare la carretta in Coppa Davis e non sempre con i risultati sperati, come dimostra la retrocessione dal World Group dello scorso anno. La grande speranza è ovviamente Bernard Tomic, profetizzato da anni come una delle più probabili “next big thing” del tennis mondiale. Il campione in erba però, dopo aver raggiunto i quarti di finale a Wimbledon nel 2011, non ha trovato grande continuità di rendimento ed il suo 2012 è stato caratterizzato più da episodi bizzarri fuori dal campo, che non da grandi prestazioni on court. Per questo, attorno a lui, i dubbi sono molto più numerosi delle certezze.

 


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