BERGAMO ATTENDE LA FINALISSIMA

Aspettando l'atto finale del Challenger di Bergamo, programmato per il tardo pomeriggio, andiamo a rivivere insieme, con una decina di scatti del fotografo Antonio Milesi, le emozioni delle ultime due giornate
domenica, 19 Febbraio 2012

Bergamo (Italia). Andrà in scena quest’oggi, nel tardo pomeriggio, l’atto finale della settima edizione degli Internazionali di Bergamo, torneo challenger dotato di un montepremi di 42.500€. Sul rapido campo in Play It del PalaNorda, molto affollato negli ultimi giorni, si affronteranno due fedelissimi del torneo: il tedesco Bjorn Phau, settima testa di serie, e il russo Alexander Kudryavtsev. Ma in attesa dell’atto conclusivo andiamo a rivivere insieme, con una decina di scatti del fotografo Antonio Milesi, le emozioni delle ultime due giornate, ricche di match molto appassionanti e anche di qualche colpo di scena.

Uno di questi lo stava mettendo a segno il bielorusso Uladzimir Ignatik, già capace di superare in due set la prima testa di serie Go Soeda. L’ex numero uno al mondo juniores ha infatti dominato la prima parte del suo incontro con il tedesco Bjorn Phau, ma nei momenti importanti del secondo set si è lasciato beffare dal rivale, e, dopo aver ceduto di misura (7-5) il tie-break, ha finito la benzina, arrendendosi per 3-6 7-6 6-2.

Uladzimir Ignatik - Foto Antonio Milesi

Se Phau, numero sette del seeding, è quindi riuscito a raggiungere la semifinale, non ce l’ha fatta Jurgen Zopp (5), unica testa di serie, insieme a lui, ad aver raggiunto i quarti di finale. Dopo aver condotto di un set e di un break (7-6 3-2) il tennista estone ha iniziato ad accusare di problemi a un braccio (si ipotizza uno stiramento al tendine del deltoide) e da quel momento non è più riuscito a tener testa alle temibili accelerazioni di Kudryavtsev, finendo per ritirarsi dopo il primo gioco del set decisivo.

Jurgen Zopp - Foto Antonio Milesi

… e mentre Zopp si sottoponeva alle cure del fisioterapista, Alexander Kudryavtsev se la rideva senza problemi, prendendolo addirittura in giro. Ma il tutto, pur non essendo giustificabile, ha un suo perché. Lo scorso anno un problema proprio nello stesso punto gli impedì di portare a termine la sua semifinale contro il nostro Andreas Seppi, quest’anno gli ha spianato la strada verso una vittoria molto importante.

Alexander Kudryavtsev - Foto Antonio Milesi

Non è invece riuscito a sovvertire i pronostici il belga Maxime Authom, lucky loser ma ottimo quartofinalista, che si è arreso in due combattuti set (6-4 7-6) Benjamin Becker, ex numero 38 del mondo. Il tedesco ha condotto le danze per quasi tutta la durata dell’incontro (servendo la bellezza di 17 aces), ma al momento di chiudere ha avuto un piccolo passaggio a vuoto, che ha permesso ad Authom di rifarsi sotto. Il fiammingo ha conquistato il tie-break, ma Becker ha immediatamente ripreso in mano le redini del gioco, chiudendo per sette punti a tre.

Maxime Authom - Foto Antonio Milesi

Come Authom, è stato battuto in due set da un giocatore molto più esperto anche Konstantin Kravchuk, superato con un agevole 6-4 6-2 dal francese Arnaud Clement. L’emergente tennista russo ha provato a giocare tutte le proprie carte, mettendo pressione al rivale col potente servizio, ma le sue lacune dal punto di vista tattico (aspetto sotto il quale Clement è validissimo) gli sono costate a caro prezzo. Al transalpino è infatti bastato cercare di scambiare il più possibile, e aspettare il puntuale errore rivale, per raggiungere le semifinali.

Konstantin Kravchuk - Foto Antonio Milesi

Ma la grande intelligenza tattica di Arnaud Clement gli è bastata ‘solo’ sino alle semifinali, quando si è trovato di fronte un Alexander Kudryavtsev in grande spolvero. Il russo è riuscito a tenere un’intensità di gioco elevatissima per tutta la durata dell’incontro, infilando Clement da ogni parte del campo, a suon di colpi vincenti mozzafiato. Il transalpino ci ha provato in tutti i modi, variando a più non posso il suo gioco, ma, quando il rivale riesce a tenere per più di un’ora determinati picchi di rendimento, batterlo è cosa da pochi.

Arnaud Clement - Foto Antonio Milesi

Così facendo il tennista di San Pietroburgo si è guadagnato la quinta finale in carriera nel circuito challenger (tutte sul veloce), e oggi andrà a caccia del primo successo. In precedenza (Wroclaw 2009, Bangkok 2010, Guanghzou e Shanghai 2011) ha infatti sempre perso. Se riuscisse a giocare come in semifinale avrebbe buone speranze di mettere finalmente un titolo in bacheca, ma le finali, si sa, sono altra cosa. E, per un giocatore mentalmente non irresistibile come lui, sarà tutt’altro che facile.

Alexander Kudryavtsev - Foto Antonio Milesi

Oltre allo scoglio mentale rappresentato dalle quattro finali perse, il russo dovrà superare anche un avversario di indubbio valore quale il tedesco Bjorn Phau, numero 59 del mondo nel 2006. Oltre a giocare un tennis spettacolare e molto incisivo, il giocatore di origini indonesiane ha anche una grande esperienza in questi tornei, avendo già conquistato sei titoli. Ieri, in una semifinale di altissimo livello, ha vinto con il punteggio di 6-4 7-5 il derby contro Benjamin Becker, riuscendo a disinnescare il servizio del rivale e a far valere la sua maggiore solidità da fondo campo.

Bjorn Phau - Foto Antonio Milesi

Dopo aver incamerato il primo set, Phau ha ceduto per due volte un break di vantaggio nella seconda partita, ma Becker non è riuscito ad approfittarne, perdendo nuovamente il servizio sul 5-5 e dicendo definitivamente addio alla finale. Per lui, che per quanto messo in mostra nei primi tre incontri appariva come il favorito al successo finale, tanta delusione, fotografata alla perfezione in un’immagine che parla da sola.

Benjamin Becker - Foto Antonio Milesi

In chiusura spazio a un’immagine della premiazione della finale del torneo di doppio, conquistato dai britannico Ken Skupski (che bissa il successo del 2011) e Jamie Delgado sugli austriaci Martin Fischer e Philipp Oswald. Fatali a questi ultimi due un paio di game mal giocati sul finire delle due frazioni, prologo del doppio 7-5 con il quale si sono arresi.

Skupski/Delgado e Fischer/Oswald - Foto Antonio Milesi


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