CHIAMATELO GRIGOR DIMITROV!

Il bulgaro ha recentemente fatto il suo ingresso nella top ten dell’Atp. Ma l’impatto con il circuito professionistico del tennista di Haskovo non è stato facile e i risultati, a dispetto del talento, non sono arrivati subito. Le sue recenti prestazioni sono figlie anche dell’ottimo lavoro di coach Roger Rasheed.
giovedì, 17 Luglio 2014

Tennis – Non chiamatelo più “Baby Federer” o “ fidanzato di Maria Sharapova”. Grigor Dimitrov ha trovato la sua identità, ha trovato la sua dimensione, il soprannome di “Hotshot” e con lo splendido torneo di Wimbledon appena disputato sembra finalmente pronto per vincere il primo slam della carriera.

Il bulgaro, 23 anni, sta giocando la sua migliore stagione e ha da poco fatto il suo ingresso nella top ten Atp. Giocatore dall’indubbio talento, divertente da guardare, Grigor Dimitrov ha dovuto convivere con le aspettative di tutti quanti fanno parte del mondo del tennis. Soprannominato persino “Next big thing”, su di lui si è concentrata sin dall’esordio nel circuito professionistico un’attenzione forse troppo maniacale, giustificata dal grande ventaglio di possibilità fisiche e tecniche di cui il tennista nato ad Haskovo ha fatto sfoggio negli anni e che lo hanno portato verso lo status eccellente di “Baby Federer”.

Tuttavia, la scalata di Dimitrov verso la top ten e verso prestazioni importanti nei tornei del Grande Slam non è stata fluida. I successi sono arrivati lentamente, con prestazioni fantastiche alternate a inspiegabili sconfitte, con eccessi di calma cui si sostituivano momenti di grande nervosismo, con allenatori cambiati con regolarità, forse troppa. Ed è proprio l’ultimo allenatore, Roger Rasheed, ad aver operato la svolta forse decisiva nelle prestazioni del recente semifinalista di Wimbledon. Fino a ottobre 2013, il nuovo numero 9 del mondo non aveva ancora in bacheca alcun titolo Atp. Da allora sono arrivati quattro successi su quattro superfici diverse (indoor a Stoccolma, cemento ad Acapulco, terra battuta a Bucarest, erba al Queen’s).

“Io penso di essere in buone condizioni al momento”, aveva detto Dimitrov a Wimbledon. “Sto giocando bene e sto facendo un buon lavoro dentro e fuori dal campo, concentrandomi bene su ogni match”. In questa dichiarazione è ancora evidente il riferimento al rapporto con Roger Rasheed. L’ex allenatore di Lleyton Hewitt, Gael Monfils, Jo-Wilfred Tsonga è stato chiaro con Dimitrov sin dal primo istante di collaborazione, ponendolo di fronte alla domanda più secca e perentoria possibile: “A quale posizione ambisci? Sette, cinque o uno?”.

La risposta del tennista bulgaro non si è fatta troppo attendere. Dimitrov vuole puntare in alto. “Se è quello che vuoi, dovrai impegnarti per questo” è stata la conclusione del coach australiano, che ora confessa a Espn.com: “Grigor è un ragazzo con grande volontà e motivazioni. Me lo ha dimostrato”.

A ottobre 2013, dunque, comincia la collaborazione. Il primo passo di Roger Rasheed si concentra in particolar modo sulla forma fisica, una variabile sulla quale Dimitrov appariva essere ancora deficitario. Adesso la condizione atletica segna invece un punto in favore del numero 9 Atp e i risultati sono evidenti. La vittoria in tre set contro Andy Murray nei quarti di Wimbledon e la maratona in semifinale contro Novak Djokovic sono la dimostrazione dei miglioramenti fisici del tennista nato ad Haskovo nel 1991.

La prestazione all’All England Club era stata preceduta dall’uscita al primo turno al Roland Garros. Una sconfitta mal digerita da Roger Rasheed, che si è subito impegnato nel curare il suo assistito rispetto all’approccio ai punti importanti della partita e aiutarlo a mantenere una certa disciplina di gioco durante tutto lo svolgimento del match.

“Abbiamo cambiato piccole cose nel suo gioco” ha detto il coach australiano. “Quando hai a disposizione così tante armi devi sapere cosa fare con esse, quando e come utilizzarle”. E Grigor Dimitrov: “Adesso penso saper scegliere meglio il colpo da giocare. Sono più costante nelle settimane e nelle partite“.

Al di là dei fattori puramente tecnici e tattici, la vera svolta Roger Rasheed l’ha ottenuta con una cura particolare per gli aspetti mentali, trasmettendo al suo assistito quell’energia positiva di cui un giocatore abituato a stare per undici mesi all’anno in giro per il mondo ha evidentemente bisogno. “Grigor è stato catapultato nel circuito quando aveva 14 anni, ha frequentato diverse accademie e ha viaggiato in diversi paesi. È stato un ragazzo che ha fatto strada per conto suo ed è l’unico bulgaro che fa parte del circuito a così alto livello. Non ha avuto nemmeno la spinta di altri connazionali. Tuttavia, ha una grande famiglia che gli ha dato una grande cultura del lavoro” ha chiarito ancora Rasheed.

Forse è questo impatto ad aver penalizzato Grigor Dimitrov nella prima fase della carriera da professionista. Ma con Roger Rasheed sembra che tutte le tessere del puzzle stiano trovando adeguata collocazione. “Ci sarà una grande accelerazione nello sviluppo del gioco e dei risultati di Grigor” ha detto ancora il coach.

Perdere da Novak Djokovic in cinque set è una cosa. Vincere è un’altra. È questo il passo decisivo che Grigor Dimitrov si sta preparando a fare. E Roger Rasheed può certamente dargli una spinta decisiva verso la completa affermazione nel circuito Atp. 


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