CINCINNATI 2013, LE PAGELLE MASCHILI

TENNIS - Il torneo di Cincinnati ci ha consegnato un Nadal semplicemente inarrestabile, un Federer in timida ripresa e un Djokovic abulico. Grande Isner, non pervenuti Murray e Ferrer

Tennis. Prima Montreal, poi Cincinnati, uno dietro l’altro. Una doppietta tutt’altro che semplice da realizzare, riuscita solo ad Agassi, Rafter e Roddick, tre giocatori che sul cemento si trovavano abbastanza bene. Da ieri Nadal si è aggiunto allo sparuto gruppetto di specialisti battendo Isner per 7-6(8), 7-6(3). Chi l’avrebbe mai detto? Dopo 7 mesi d’assenza torna e come niente macina tornei su tornei, perdendo solo 3 partite. Finché dominava sul rosso tutto rientrava nella normalità, ma ora il dominio è pressoché totale se si esclude la breve parentesi sull’erba. È tornato in brevissimo tempo a livelli francamente impronosticabili, spazzando via tutto e tutti, affamato e solidissimo. Un percorso, il suo, fino a questo momento semplicemente pazzesco, fatto di 52 vittorie e appena 3 sconfitte. E i suoi avversari, che fine hanno fatto? Quelli che dovevano dominare sul duro, i vari Djokovic, Murray e Federer? Sono tutti – chi più, chi meno – in evidente difficoltà, e questo ha senza dubbio facilitato l’ascesa del mancino di Manacor. Ora, in vista dell’ultimo Major dell’anno, la situazione assume contorni inquietanti per gli altri pretendenti al titolo, perché oggi il “Mostro” iberico sembra imbattibile anche su quella che dovrebbe essere la superficie a lui meno congeniale. In attesa degli US Open, soffermiamoci su quello che abbiamo già potuto vedere in Ohio, analizzando le prestazioni dei vari protagonisti attraverso le pagelle di questo torneo di Cincinnati.

Rafael Nadal, voto 10 – Non ci sono più parole per descrivere questo mostro, capace di vincere il quarto Masters 1000 consecutivo, il quinto stagionale (nell’unico che non ha vinto, a Monte Carlo, è arrivato comunque in finale perdendo da Djokovic), il 26esimo in carriera (record assoluto). Nadal a Cincinnati ha ripreso il discorso esattamente da dove lo aveva interrotto a Montreal, confermando gli evidenti progressi mostrati in Canada. Che piaccia o no, il gioco dello spagnolo è più aggressivo – come voleva lo zio Toni, che già a marzo dichiarava che il nipote doveva “giocare come ha giocato qui  (Indian Wells), più aggressivo, elevando il livello della partita” -, meno attendista e più propositivo. Il servizio è notevolmente migliorato, la risposta e la capacità di salire di livello nei momenti cruciali del match sono rimaste immutate. Ha eliminato il miglior Federer da febbraio a oggi, recuperando un set di svantaggio, poi si è imposto su un ottimo Berdych e ha completato l’opera battendo Isner con due tie-break. Cosa chiedere di più? Agli US Open è (ancora una volta) l’uomo da battere.

John Isner, voto 8 – “Big John” ha entusiasmato il pubblico di casa dopo lo scivolone di Montreal (sconfitto da Pospisil all’esordio), giocando un gran tennis e issandosi fino all’atto conclusivo del torneo. Isner, checché se ne dica, ha dimostrato di non essere solo ed esclusivamente un bombardiere dotato di un gran servizio. L’americano ha giocato molto bene da fondo campo, reggendo spesso e volentieri anche gli scambi prolungati, si è mosso bene e ha espresso in generale un tennis di ottimo livello. Certo, il suicidio di Del Potro in semifinale ha aiutato e non poco, ma la capacità di rimanere abbarbicato al match è un merito da ascrivere in toto al gigante statunitense, che tra le altre cose nei quarti ha portato a casa lo scalpo di un certo Novak Djokovic; mica male, no?

Tomas Berdych, voto 7 – Per buona parte del torneo è stato un Berdych semplicemente fantastico. Ha demolito Murray e si è presentato all’appuntamento con Nadal senza l’ombra di un set perso e con soli 15 game lasciati per strada. Anche nella semifinale contro lo spagnolo ha ben figurato, lasciando però in bocca sempre il solito amaro retrogusto di incompiutezza. Il calo di rendimento nei momenti cruciali dell’incontro è stato fin troppo evidente e – ahinoi – prevedibile. Peccato.

Juan Martin Del Potro, voto 6,5 – L’harakiri compiuto contro Isner non cancella il buon torneo disputato nonostante le precarie condizioni fisiche. ‘Delpo’ è arrivato a un passo dalla finale giocando bene solo a fasi alterne, palesando comunque delle difficoltà atletiche che, con gli US Open ormai alle porte, non lasciano sperare nulla di buono. Restano comunque il buon risultato ottenuto e l’indomita predisposizione al sacrificio.

Roger Federer, voto 6,5 – Lo avevamo lasciato in condizioni psicofisiche preoccupanti al termine del torneo di casa giocato a Gstaad, ricordate? Lento, lentissimo, rigido, irriconoscibile. Ebbene, se da Cincinnati aspettavamo segnali di ripresa siamo stati parzialmente accontentati. Le prestazioni di Roger sono andate in crescendo durante il torneo, con l’apogeo raggiunto nel match disputato contro Nadal, considerabile ad oggi come il test più probante possibile. Lì, per un’ora e mezza, è parso di rivedere il miglior Federer dello scorso anno. Una trasformazione quasi improvvisa, assolutamente inattesa e per questo forse ancora più gradita. Il Re per metà partita è tornato a illuminare il campo. Diritto finalmente centrato e incisivo, rovescio solido e a tratti semplicemente maestoso; movimenti leggeri e timing quasi perfetto, gioco aggressivo e recuperi difensivi come non se ne vedevano da tempo. Ma soprattutto tanta voglia di fare bene e schiena che sembra in via di guarigione. Elementi più che sufficienti per guardare con ottimismo all’imminente Major americano.

Grigor Dimitrov, voto 6 – Il talento c’è ed è sotto gli occhi di tutti, è innegabile – senza il bisogno di scomodare paragoni decisamente impegnativi e avventati. Il bulgaro se in giornata può esprimere un tennis di altissimo livello, mettendo in difficoltà chiunque; lo ha dimostrato anche a Cincinnati, strappando un altro set a Rafael Nadal dopo quelli ottenuti a Rotterdam nel 2009 e a Monte Carlo quest’anno. Ma non basta. Le fiammate di un’ora sono poca cosa a questi livelli. Serve continuità di rendimento, e il crollo verticale a inizio terzo set contro lo spagnolo è un segnale non proprio incoraggiante in questo senso. Siamo sempre lì, in attesa dell’esplosione definitiva.

Milos Raonic, voto 6 – È arrivato in fondo al torneo di casa, raggiungendo un’insperata finale prima di sciogliersi – come da copione – al cospetto di Nadal. A Cincinnati è arrivato forse un po’ scarico, issandosi comunque fino agli ottavi di finale prima di cedere il passo al futuro finalista Isner. Il suo tennis monodimensionale continua a rimanere un mistero, però i risultati sono indubbiamente buoni.

Andreas Seppi, voto 5 – D’accordo, un primo turno contro Wawrinka non è sicuramente il più facile degli esordi, però la sensazione è che, soprattutto contro questo Wawrinka, in crisi di gioco e risultati, si potesse fare qualcosa di più.

Novak Djokovic, voto 5 – Che sta succedendo a Nole? A Cincinnati tutti lo aspettavano alle fasi finali del torneo, motivato come non mai dalla prospettiva di fare il Career Golden Masters ed entrare nella storia del tennis. E invece niente da fare. Dopo la sconfitta per mano di Nadal in semifinale a Montreal, il numero 1 del mondo ha salutato anzitempo il torneo americano, perdendo malamente contro Isner. Quello che preoccupa di più è sicuramente l’evidentissima regressione a livello di tenuta mentale; il serbo ha giocato i punti decisivi del match contro Isner in modo timoroso, con l’ansia e la paura di perdere. Il super-Djokovic del 2011 è ormai un pallido ricordo. Per gli US Open deve assolutamente alzare l’asticella del rendimento.

Andy Murray, voto 4 – Si è presentato a Montreal ancora inebetito dalla sbornia post-Wimbledon e ne ha prese da Gulbis; diciamo che ci può stare – o che è quantomeno comprensibile. A Cincinnati ci si aspettava però un cambio di marcia che non è arrivato. Non esattamente il modo migliore per preparare la difesa del titolo a Flushing Meadows.

David Ferrer, voto 3 – Sembra quasi che lo abbiano tirato giù dal motorino, il povero David. Vederlo uscire così presto (secondo turno) per mano di Tursunov dopo aver giocato una partita tra l’orrido e il grottesco contro Harrison dà sicuramente da pensare. Che sia iniziata la parabola discendente?

Fabio Fognini, voto 2 – Diciamoci la verità, quelle due settimane magiche avevano illuso (quasi) tutti. Sembrava un giocatore ritrovato, maturato, pronto. Nulla di più lontano dalla realtà. Nel primo turno – perso – contro Stepanek, il ligure ha messo in mostra tutto il peggio di sé: racchette lanciate per terra, imprecazioni a getto continuo e soprattutto ridicole e patetiche sceneggiate che speravamo ardentemente di non vedere più. Una capacità di cancellare quanto di buono fatto negli ultimi mesi semplicemente disarmante. E qui non si tratta di manicheismo o assenza di mezze misure, è che siamo semplicemente oltre i demeriti sportivi, ancora una volta. E onestamente non se ne può più.

 

 


1 Commento per “CINCINNATI 2013, LE PAGELLE MASCHILI”


  1. Andrea64 ha detto:

    Analisi perfetta, sopratutto su Nadal e fognini. Non se ne può davvero più


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