CINQUE MOSSE PER RENDERE WIMBLEDON ANCORA PIÚ BELLO

Il torneo di Wimbledon può essere migliorato? Steve Tignor, di tennis.com, prova a rispondere a questa domanda. Ma lo slam londinese rimane ancora esempio della giusta dialettica tra tradizione e innovazione.
domenica, 13 Luglio 2014

Tennis – Wimbledon è tradizione. Si servono ancora acqua d’orzo e fragole con panna da Robinson, il look total white è assolutamente obbligatorio per tennisti e tenniste, non si può rinunciare per nessun motivo all’inchino davanti ai reali quando sono presenti. Ma Wimbledon, mai come quest’anno, è anche innovazione. La rivoluzione social ha permesso una maggiore partecipazione dei tifosi, degli addetti ai lavori e persino dei tennisti. Il tetto retrattile del Centre Court ha mostrato tutta la sua efficacia e presto sarà affiancato da un ulteriore progetto che coinvolgerà il Campo 1.

Insomma, lo slam londinese dimostra ogni anno il suo prestigio, ma spesso sembra costituire un pianeta separato da quello del tennis, un mondo con regole proprie, con proprie usanze e propri costumi. In sostanza, Wimbledon è l’emblema della tradizione tennistica. Ecco perchè il giornalista di tennis.com Steve Tignor propone cinque mosse per migliorare ulteriormente il torneo senza contaminarne il fascino ultracentenario.

Il primo passo è quello di smettere di lamentarsi della lentezza dell’erba. Novak Djokovic ha mantenuto sua personalissima tradizione di mangiare l’erba del Centre Court dopo la vittoria in finale contro Roger Federer. Ma nello stesso tempo ha avuto la possibilità di sondare lo stato dell’erba di Wimbledon: “Pensavo che ci fosse meno erba di qualche anno fa” ha detto il serbo, riferendosi all’ultima volta in cui masticò il glorioso prato del Centre Court. Questa sensazione è imputabile al fatto che l’erba, nell’edizione 2014, è stata tagliata un po’ più corta. Non a caso, gli ace sono aumentati e i tennisti votati all’attacco e con ottimi servizi (Milos Raonic, Nick Kyrgios, Roger Federer, Petra Kvitova, Stanislas Wawrinka, Eugenie Bouchard, Grigor Dimitrov, Lucie Safarova) hanno trovato terreno fertile per le loro giocate e sono giunti tutti tra i primi otto giocatori dei rispettivi tornei. Non si può paragonare, quindi, l’erba dell’All England Club alla terra battuta come fatto negli anni passati da esperti e non. È chiaro che le vittorie di tennisti come Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray hanno portato al successo stili di gioco ben diversi rispetto a quelli di Pete Sampras, Roger Federer o Stefan Edberg, causando una predominanza della difesa sull’attacco. Ma l’avvento della nuova generazione di tennisti sta portando a un ribaltamento di prospettiva e il gioco d’attacco ne esce sicuramente rinfrancato.

La seconda mossa è quella di sbarazzarsi della Middle Sunday. La domenica intermedia del torneo è da sempre il giorno di pausa dello slam verde. Tutti sembrano contenti del giorno di riposo, soprattutto i tennisti. Tuttavia, durante gli altri slam non esiste nessuna Middle Sunday e nessun giorno di riposo. Evitare di giocare a tennis quando un evento di tennis come Wimbledon ha gli occhi del mondo puntati addosso sembra un paradosso inaccettabile. E il discorso si fa ancora più grave se si considera che quel giorno di pausa è una domenica, il giorno prediletto dagli appassionati per guardare lo sport in tv e – perché no – per andare direttamente ad assistere a una partita di tennis all’All England Club. Poi ci si mette anche l’ironia della sorte. La Middle Sunday di Wimbledon 2014 è stata la prima giornata di sole dopo una settimana caratterizzata dal maltempo. Il vincitore Novak Djokovic aveva chiesto persino di fare una modifica al calendario per approfittare della bella domenica di sole. Ma l’organizzazione è stata categorica: “L’erba ha bisogno di almeno un giorno di riposo”. E il commento di Steve Tignor è perentorio: “Se c’è un modo per giocare 13 giorni su 14, allora c’è un modo anche per giocarci in tutte e due le settimane”.

Prendere i suggerimenti degli ex campioni con le dovute riserve. È bello trovare a Wimbledon i campioni del passato. Boris Becker, Pat Cash, John McEnroe, Jimmy Connors ritrovano all’All England Club una certa forma di protagonismo, inondando di opinioni e commenti le colonne dei giornali inglesi e presenziando nei programmi televisivi che fanno da contorno al torneo di Wimbledon. Ma le loro opinioni sono spesso esagerate. John McEnroe ha sostenuto la teoria secondo cui il tennis dovrebbe sbarazzarsi degli giudici di sedia e di linea. Lo stesso aveva fatto qualche anno fa dichiarando la presunta inutilità del torneo di doppio. La sua campagna anti-arbitri ha trovato però un’adeguata risposta da parte di un’altra testa calda del circuito. Ernests Gulbis ha liquidato la questione chiedendo ai giornalisti se stessero parlando di vampiri (vampires in inglese) o di giudici (umpires).

Quarta regola: far giocare uomini e donne negli stessi giorni. Una norma non ancora scritta che quest’anno è entrata in vigore per cause di forza maggiore nella seconda settimana del torneo. Il maltempo della prima settimana ha infatti costretto gli organizzatori a comporre ordini di gioco misti dagli ottavi di finale in poi. E così gli spettatori hanno assistito a incontri maschili e femminili negli stessi giorni. In una situazione di normalità, invece, uomini e donne non giocano mai negli stessi giorni per fare in modo di far giocare la finale femminile di sabato e quella maschile di domenica.

Infine, ultima proposta, trovare un metro di giudizio uniforme su quando sospendere il gioco.  Risulta abbastanza strano che il match tra Ana Ivanovic e Sabine Lisicki sia stato sospeso per oscurità alle 21. In un altro caso, Madison Keys e Yaroslava Shvedova erano ancora in campo alle 21.30 e il match è stato sospeso solo dopo una neanche troppo convinta protesta della statunitense. E una situazione simile l’ha vissuta anche Thomas Berdych. Il margine di manovra dei giudici di sedia rimane quindi molto ampio e dipende anche da quali sono gli umori dei tennisti in campo. Un sistema maggiormente obiettivo potrebbe essere mutuato dal cricket, che pone come variabile essenziale i “metri di luce” misurati attraverso appositi contatori. Il parametro è estremamente affidabile, ma un giudice di sedia deve fare i conti con il momento del match, con eventuali game decisivi, con fasi di gioco a vantaggio o svantaggio dei tennisti. Un arbitro che si prende una responsabilità del genere potrebbe incorrere nell’ira dei giocatori o addirittura in una protesta ufficiale.

Wimbledon, il torneo più bello e importante del mondo, è quindi assolutamente migliorabile. Atp, Wta, tennisti e tenniste, organizzatori e addetti ai lavori sono avvisati. Si può fare di più. Ma occhio alla tradizione. 


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