COACH RASHEED SU DIMITROV: “GRIGOR? UN VINCENTE”

Che il 2015 sia l'anno di Grigor Dimitrov? Al bulgaro pare non mancar nulla per poter competere ai massimi livelli e nell'arco delle due settimane di un grande torneo. A crederci è Roger Rasheed, suo coach, che traccia un resoconto del 2014 e si proietta verso un 2015 decisamente ambizioso.
sabato, 27 Dicembre 2014

Se l’anno che tra pochi giorni sta per lasciarci è stato quello delle grandi sorprese, anche e soprattutto in chiave Slam, il 2015 non vuole essere da meno, e gli ingredienti per far si che il ‘piatto’ risulti altrettanto appetitoso pare ci siano tutti. Il croato Marin Cilic, ad esempio, ha saputo sbaragliare la concorrenza agli US Open, Stan Wawrinka (in maniera forse meno sorprendente) ha alzato al cielo il primo Slam della stagione, gli Australian Open, riconfermandosi nel corso della stagione sia a Monte-Carlo sia a Lille in occasione della finale Davis vinta contro la Francia. Tra questi perchè non azzardare un Grigor Dimitrov competitivo fino alla fine? Al bulgaro non manca nulla per affermarsi anche in un grande torneo, obiettivo sul quale il talento di Haskovo sta lavorando sodo insieme al coach Roger Rasheed.

 “Quando abbiamo iniziato a collaborare assieme – racconta Rasheed – gli ho dato uno schema molto rigido che volevo seguisse. E devo dargli credito perché ha davvero assorbito tutto ciò che gli avevo detto. Avere un programma così preciso e avere qualcuno che già conosceva il percorso gli ha fornito maggiore fiducia in se stesso. Aggiungi a ciò tanto duro lavoro ed è stato finalmente capace di fare molto bene nei tornei più importanti. Ha sviluppato un grande senso di calma e di conoscenza”.

Lo scorso Australian Open ha rappresentato per Grigor uno spartiacque importante, essendo finalmente riuscito a rompere il muro della seconda settimana: “Approdare alla seconda settimana di uno Slam per la prima volta è un ostacolo che devi superare. Esprimere un gioco così buono come ha fatto con Rafa, nel quale ha vinto il primo set e perso i successivi due parziali al tie-break, mostra che è capace di scendere in campo e giocare un tennis di assoluta qualità anche in tornei così grossi”.

Ancora meglio ha fatto a Wimbledon: “Sotto due set a uno contro Dolgopolov, è riuscito a sopravvivere in una battaglia psicologica. E, a seguire, il big match dominato contro Murray sul Centre Court nei quarti di finale, con un inequivocabile vittoria in tre set. Questo risultato rappresenta La Mecca del tennis. Ci vuole tanta compostezza e un enorme controllo per affrontare un giocatore così supportato dal pubblico di casa come Andy su un campo nel quale ha vinto l’oro olimpico e Wimbledon”.

La consapevolezza di Rasheed è proprio quella che, grazie ad episodi come questo, Dimitrov possa compiere l’ultimo e definitivo passo in avanti verso la consacrazione internazionale:“Ecco, questi sono momenti cruciali nel formare la personalità di un atleta perché riesci a capire cosa possa essere la loro mente. Alcuni giocatori si trovano di fronte a situazioni come questa e non riescono a gestirle. Grigor era a suo agio, per nulla spaventato. Momenti come questo lo stanno trasformando in un giocatore migliore”.

La crescita di Dimitrov in questo 2014 è stato risultato tangibile, non soltanto in termini di qualità del tennis espresso ma anche, e soprattutto, in termini di costanza di rendimento e di maggiore adattabilità alle diverse superfici, essendo riuscito a conquistare titoli ATP su erba (Queen’s), terra (Bucarest) e cemento (Acapulco). Cosa è cambiato? “Ha maggiore fiducia in se stesso – afferma Rasheed – ha capito di appartenere a questo mondo e ha capito di essere un giocatore che dovrebbe sempre essere presente alla fine della settimana. Ha avuto tante nuove esperienze quest’anno ed è riuscito ad assorbirle e a crescere”.

Il tennista bulgaro inizierà la sua stagione a Brisbane, dove due anni fa perse la finale controAndy Murray: “E’ un ottimo modo per iniziare la stagione. Bisogna cominciare a vincere qualche match e se si riesce a portare a casa il titolo meglio così. Altrimenti va bene lo stesso, l’obiettivo principale resta l’Australian Open”.

Un Rasheed che, comunque, mantiene chiaro in mente il lavoro da svolgere, soprattutto per quanto concerne i carichi fisici: “Dal punto di vista fisico è ancora un cucciolo, bisogna lavorare molto sul potenziamento. Sta assorbendo moltissimo e inizia ad ottenere risultati molto positivi”.


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