COME NASCE LA PROGRAMMAZIONE DI UN TENNISTA?

Naomi Cavaday, tennista britannica numero 370 del Ranking, parla degli aspetti fondamentali che vanno presi in considerazione quando si programma la stagione: soldi, superficie, viaggi, aspettative e ambizioni. Ai vertici, però, è tutto decisamente diverso.
venerdì, 19 Giugno 2015

Rafael Nadal, Novak Djokovic, Roger Federer, Serena WIlliams, Maria Sharapova: in base a quali criteri decidono il loro calendario? Perchè un torneo e non un altro? Perchè Dubai e non Buenos Aires? Meglio terra o erba? E nel secondo caso: Queen’s o Halle? E poi, quando dire “stop” per qualche settimana? E’ chiaro che, nella maggior parte dei casi, dipende tutto dalla componente finanziaria, ma naturalmente non è la sola cosa alla quale i tennisti pensano.

I viaggi, soprattutto per i giocatori che navigano nelle retrovie, rappresentano un ostacolo non indifferente. Infatti, secondo molti, è importante centellinare le forze e le finanze per  gestire al meglio le trasferte, in maniera da scegliere i tornei in base al guadagno che possono dare, e così via. Ne ha parlato a viso aperto la britannica Naomi Cavaday, giocatrice con un passato da Top 200, attuale numero 370 del mondo, che ha così spiegato: “E’ importante essere flessibili, avere più piani. Posso anche comprare un biglietto, ma una volta arrivata in aeroporto posso decidere di cambiare rotta se mi si propone una possibilità migliore, se magari sono riuscita ad entrare in un altro torneo e quindi sono in grado di sostenere un Tour diverso” – spiegando – “Se non si è flessibili, si perdono molte possibilità”,

Possibilità che, per chi ha voglia di salire subito, vanno sfruttate immediatamente. Naomi, che lo scorso febbraio aveva progettato di giocare tre 25k negli Stati Uniti, entrata nel torneo di Michigan nella stessa settimana (100k), aveva preferito cambiare rotta piuttosto che continuare sul piano A. Decisione rivelatasi vincente, visti i 19 punti guadagnati con il secondo turno raggiunto. Riguardo ai tornei in Gran Bretagna, ha detto: “Il calendario cambia continuamente, perchè la classifica può essere diversa da un momento all’altro. Magari a gennaio progetto di giocare dei tornei a settembre, e poi non sono adeguati al mio livello di gioco o ranking”. Cavaday, aperta al dialogo su qualsiasi cosa, rivela anche il sistema di pianificazione dell’ITF, chiamato IPEN. In pratica ci si può registrare a sei eventi durante la stessa settimana, con il vincolo (cinque giorni prima) di ritirarsi dai cinque eventi al quale non si prenderà parte. Questo, in ogni caso, dà la possibilità fino all’ultimo momento di vedere quale torneo è più consono, in relazione a classifica, entry list e prize money.

Ad ogni modo sono anche altri i motivi che vanno ad aggiungersi alla lista: superficie, tempi di percorrenza in aereo, condizioni metereologiche, alberghi, ristoranti. La britannica, che ha come obiettivo quello di rientrare in Top 200, crede che alla base di ogni decisione debba esserci il giusto equilibrio tra aspettative, ambizioni e realismo: “Nei tornei più importanti si guadagnano molti più punti, ma il rischio di uscire subito è molto elevato, così si finisce per perdere fiducia. Io ho bisogno di vincere qualche partita, poi di provare a fare il salto. Altrimenti si entra in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire”:

L’esempio di Naomy Cavaday, comunque, fa riferimento soprattutto ai giocatori posizionati oltre la centesima posizione del Ranking. Nella Top 100, infatti, è tutto molto diverso. A partire dai Big, fino ad arrivare ai giocatori posizionati a metà classifica. Il ranking annuale, che prende in considerazione “solo” i migliori 18 tornei (nel maschile), costringe ad una programmazione rigorosa, dove 13 eventi sono già prestabiliti (i 4 Slam e i 9 Masters 1000), mentre gli altri 7/8 dipendono da fattori variegati: che sia sottobanco, che sia terra invece che cemento a febbraio, che sia la stagione Europea dopo Wimbledon, dipende naturalmente dalle aspettative e dalla capacità, ma anche dalle possibilità, dei giocatori. Per fare qualche esempio pratico, è normale che Rafael Nadal preferisca giocare sul rosso prima di Indian Wells e Miami, mentre sarebbe assurdo giocasse a Newport dopo Wimbledon. Stessa cosa vale per Novak Djokovic o Roger Federer, giocatori che più di tutti programmano in maniera perfetta. L’elvetico, per preparare il Roland Garros, ha giocato a Istanbul e a Madrid, e mai si sarebbe presentato a Roma se non fosse uscito prematuramente dal torneo spagnolo. Il serbo, dopo aver vinto a Montecarlo, ha disertato Madrid e ha preferito giocare sui campi del Foro italico. Stesso discorso vale per Serena Williams e Andy Murray, che nei confronti del torneo di Roma si sono comportati nella stessa identica maniera, infischiandosene altamente. A testimonianza del fatto che la programmazione dipende da soggetto a soggetto, però, parliamo di giocatori che al Roland Garros sono arrivati fino  in fondo (il britannico si è arreso in semifinale, mentre la statunitense ha addirittura vinto il torneo). O per esempio Fabio Fognini che ha preferito giocare solo un’esibizione prima di Wimbledon, per puntare tutto sulla stagione Europea post-Championships.

Fondamentalmente, un tennista di alto livello, programma la propria stagione in relazione agli obiettivi che si è posto. Ed è curioso come siano tante piccole cose ad incidere sulla programmazione finale: la mentalità, il fisico, l’adattamento in un particolare paese. Non giocare troppi tornei, in ogni caso, è quanto di più buono un atleta possa fare. Prendere parte a troppi eventi, anche di categoria bassa, per il solo “sottobanco” o anche per mettere partite nelle gambe, può rivelarsi controproducente alla lunga, citofonare a casa Nadal. Le statistiche, così come tutte le storie, insegnano ad adattarsi a qualsiasi situazione, in modo da poter essere al 100% nei tornei che si ritengono più importanti. La chiave del successo, in gran parte, passa per le scelte che si prendono ad inizio anno. Che l’abbiano capito tutti?


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