I 38 DI KAFELNIKOV

Compie 38 anni Yevgeny Kafelnikov, campione sornione ed umanissimo
venerdì, 17 Febbraio 2012

Yevgeny Kafelnikov non sarebbe stato tagliato per il tennis di oggi, patinato e disperatamente politically correct. E un po’ da intruso ha vissuto anche negli anni ’90, un decennio in cui c’era ancora spazio per campioni un po’ alterni e per commenti che andassero oltre il record del giorno o l’assillante questione sul miglior giocatore di tutti i tempi.

Oggi Kafelnikov compie 38 anni, è diventato parecchio corpulento, e si è dedicato ad interessi diversi con risultati a volte positivi -nel poker, ad esempio- o meno – nel golf. Negli ultimi tempi è tornato ad interessarsi di più allo sport che lo ha consacrato campione olimpico, e si dedica a telecronache ed anche al cosiddetto “Tour of Champions”, il circuito ATP per ex-giocatori. Anche se in campo non avreste mai detto che lo sprecone Kafelnikov sarebbe diventato un freddo pokerista, di certo avreste capito che si trattava di un tipo particolare.

Australian Open 1999, Yevgeny conquista a Melbourne il secondo Slam della sua carriera e conclude il suo discorso rivolgendosi al numero uno del mondo, Pete SamprasPete. E’ una sensazione bellissima. Grazie per avermelo permesso“. Stava ringraziando Pistol Pete per avere rinunciato a quell’edizione dello Slam australe, aprendogli la strada per il successo.

Ma non era la piaggeria con cui oggi ci si rivolge a Federer, Nadal o Djokovic. Yevgeny era ironico, autoironico, e nel momento del successo non dimenticava i quindici set consecutivi persi con il suo quasi inarrivabile rivale e si teneva ben lontano dall’autoesaltazione.

La carriera di Kafelnikov si è infatti spesso intrecciata con quella del fenomenale rivale, fin da quando il russo muoveva i primi passi fuori dall’Unione Sovietica ed il suo tennis colpì l’attenzione di Pete che gli propose di allenarsi insieme. La storia poi divenne competizione, con Yevgeny che perse solo per 9-7 al quinto set la loro prima sfida, proprio a Melbourne, ma finì poi per vincere solo due volte su quindici.

Una di queste vittorie fu però cruciale per entrambi. Parigi, Roland Garros 1996. Pete riesce ad arrampicarsi fino alla semifinale del suo Slam più difficile, ma Kafelnikov gli sbarra la strada e vola verso il suo primo titolo, negando a Sampras l’unica perla mancante nella sua straordinaria collezione. Chissà come parleremmo oggi di Pete se quel match fosse finito diversamente.

In quel torneo Yevgeny vinse anche il doppio, in coppia con Daniel Vacek, titolo poi bissato l’anno successivo e accompagnato dallo US Open 1997. Scopriamo così in Kafelnikov uno dei pochissimi, forse l’ultimo, ad accompagnare una carriera di singolare da numero 1, ad un’attività di doppio altrettanto fitta e, alla fine della carriera, decisamente prolifica, con quattro titoli dello Slam (l’ultimo ancora a Parigi, nel 2002 in coppia con Paul Haarhuis).

In singolare invece, le cose non sono andate benissimo tra il titolo del 1996 e l’episodio da cui siamo partiti. Yevgeny non riusciva a dare continuità al suo tennis e, tra pause e partite buttate via, arriva anche un’intervista in cui il russo teme di non riuscire a bissare il successo del Roland Garros. Il successo australiano invece apre una parte finale di carriera che regala tre grandi soddisfazioni al “principe di Soci”. Arriva infatti il primato in classifica ATP, seguito dal titolo olimpico di Sydney, e dalla Coppa Davis, vinta nel 2002 assieme a Marat Safin. Se per la Russia le medaglie olimpiche extratennistiche non sono certo una novità, è la prima insalatiera per la grande nazione dell’est.

Una carriera ricca di gemme, meno ricca di continuità, segnata forse da un’eccessiva consapevolezza e da una incapacità di concentrarsi in modo totale sul tennis, nonostante il talento clamoroso con cui è nato. Il suo tennis era moderno ed elegante allo stesso tempo, completo e senza punti deboli tranne il servizio, che troppo spesso vacillava, rimettendo in discussione qualsiasi match.

Prima di ripetere gli auguri per i 38 anni di Yevgeny Kafelnikov, ci piace riguardare un’altra foto sfocata. Yevgeny che sconfigge il discusso Petr Korda, famoso -tralasciando aspetti farmaceutici- per un tennis fatto di genialate burattinesche e di festeggiamenti decisamente fuori dalle righe, inclusa una “ruota” in cui si esibiva a fine match. Yevgeny lo doma ed a fine partita, con aria sorniona, si esibisce in una goffissima versione della ruota del ceco. Come un bambino, uno degli ultimi in un tennis sempre più esclusiva degli automi.

Auguri Yevgeny, e grazie a te per avere giocato al meglio almeno qualche torneo! (E un po’ grazie anche a Pete, che non ci sta mai male…).


1 Commento per “I 38 DI KAFELNIKOV”


  1. angelo ha detto:

    peccato che campioni del genere non ne nascano più.il tennis ,che da sempre è uno sport che nasce per divertirsi e per divertire,avrebbe bisogno solo di questo ma la nadalmania purtroppo impera…ciao da un serve and volley.


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