LA VITA DI SVETA

La Kuznetsova compie 26 anni. Ha vinto due slam ma non è mai stata numero 1 del mondo. Il dritto la sua arma letale
lunedì, 27 Giugno 2011

E’ la classica medaglia a due facce, quella che ritrae Svetlana Kuznetsova. Da un lato la tennista nata e cresciuta a San Pietroburgo in una famiglia di ciclisti e volata in Spagna ancora ragazzina per affinare l’arte della racchetta, lei che trovava così noioso pedalare per ore e ore. Dall’altro lato la ragazza, divenuta donna a suon di esperienze importanti, che talvolta lascia trasparire la sensazione di non sentirsi del tutto a suo agio nel proprio corpo. In mezzo, nella linea sottile, una delle migliori outsider degli ultimi dieci anni al femminile. Una che non è mai riuscita a sfondare del tutto, pur essendo arrivata a tanto così dall’indossare la corona di regina (numero 2 del mondo il 10 settembre 2007), impresa riuscita a colleghe con meno quarti di nobiltà come Jankovic, Safina e l’attuale Wozniacki. Giocatrici arrivate in cima grazie alla regolarità e alla costanza ma senza aver saputo cogliere l’attimo fuggente della vittoria che vale una carriera e una vita sportiva.

Sveta invece c’è riuscita non una ma due volte. La prima, in quel 2004 in cui dalla Russia soffiarono venti rivoluzionari sul tennis in gonnella. Del prolifico movimento sorto dalle ceneri del comunismo sovietico si conoscevano da tempo le potenzialità ma fu quella stagione a metterle tutte sul piatto. Prima Anastasia Myskina e Elena Dementieva si giocarono la Coppa Lenglen sulla terra del Roland Garros, poi Maria Sharapova telefonò in mondovisione alla mamma assente tutta la sua gioia di diciassettenne che aveva sbancato Wimbledon, infine la Dementieva ci riprovò a New York e venne interrotta da questa connazionale di 19 anni particolarmente robusta di cui si diceva già un gran bene. In una edizione degli US Open che non vide nemmeno una delle prime quattro favorite arrivare in semifinale, proprio al penultimo atto Svetlana compì l’impresa recuperando lo svantaggio iniziale a Lindsay Davenport per batterla al terzo set. Poi, in finale, non riuscì nemmeno a gustarsi del tutto il successo perché in fondo un po’ le dispiaceva per Elena, l’eterna sconfitta.

Un dritto devastante, semplicemente incontenibile nelle giornate giuste, e un rovescio solido; buon servizio, gambe corte ma veloci e buona attitudine anche a rete (non a caso venne scelta dalla grande Martina Navratilova per una delle sue ultime stagioni da protagonista e insieme vinsero cinque tornei e conquistarono la finale degli US Open, nel 2003). Segni particolari? Una leggera tendenza a smarrire il filo del match, se proprio a non trovarlo affatto quando invece si alzava dalla parte sbagliata del letto. Ed è capitato più di una volta.

Però Sveta ha sempre saputo mettere lo zampino, se non la zampata, in ogni annata. Eccezion fatta per il 2005, che le servì per metabolizzare la sua nuova realtà di protagonista. Un anno dopo il trionfo, venne sbattuta fuori da Flushing Meadows al primo turno dalla coetanea e connazionale Bychkova e tutti giù per terra, come nel girotondo. Una delle tante comete, la Kuznetsova? Macché! L’anno successivo, a Miami, mette in riga Hingis, Mauresmo e Sharapova e, con il solito sorriso tirato quasi avesse fatto un dispetto a qualcuno, è lei ad alzare al vento della Florida il trofeo di vetro. Qualche settimana e, sulla terra, la nostra fa vedere di essere seconda solo alla grande Henin, che la ferma in finale al Roland Garros.

Appuntamento solo rimandato, quello della vittoria sotto la Tour Eiffel. Intanto il panorama inizia a cambiare. Non ci sono più Davenport e Hingis, arrivano nel 2007 le serbe Ivanovic e Jankovic. E’ la stagione delle finali perse (Doha, Indian Wells, Berlino, Roma e US Open) ma anche della vittoria in Fed Cup. L’incapacità di fare 31, dopo aver fatto 30, perseguita Sveta anche l’anno dopo (Sydney, Dubai, Indian Wells, Pechino e Tokyo) ma il tempo del riscatto è vicino e nel 2009 finalmente Sveta vede rosso e trionfa a Stoccarda e, soprattutto, al Roland Garros battendo Dinara Safina. E’ il suo ultimo acuto in ordine di tempo ma, ne sono certo, non l’ultimo in assoluto.

Protagonista sfortunata della partita più lunga degli slam, dove si è fatta annullare a Melbourne una mezza dozzina di match-point da Francesca Schiavone prima di perdere in 4 ore e 44 minuti, Sveta avrebbe sicuramente voluto festeggiare in campo, oggi, il suo ventiseiesimo compleanno. Invece Yanina Wickmayer le ha fatto uno sgarbo, estromettendola da Wimbledon. Ma c’è tempo per rimediare e per ritrovare il sorriso timido di una ragazza che ha imparato presto a pedalare senza bicicletta. Tanti auguri, Sveta.


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