MARGARET GOAT? NO, SMITH COURT

Nessuno ha vinto quanto l'australiana: 24 titoli dello slam in singolare, 62 compresi i doppi. Oggi compie 69 anni ed è diventata "senior minister" di una chiesa di Perth, in cui vive
venerdì, 15 Luglio 2011

Se il tennis fosse solo numeri, Margaret Smith Court sarebbe semplicemente la GOAT di ogni tempo. Nessuno, in termini di major, ha vinto quanto la signora di Albury che oggi festeggerà il 69esimo compleanno probabilmente al Victory Life Centre di Perth, la chiesa in cui è “Senior Minister” da diversi anni.

La signora Court, a cui è intitolata la terza arena del complesso di Melbourne Park (che verrà dotata di tetto mobile entro il 2016), ha conquistato nella sua leggendaria carriera ben 62 titoli dello slam, più due (il misto agli Australian Open 1965 e 1969) che gli storici più o meno giustamente non conteggiano in quanto assegnati in coabitazione con l’altra coppia finalista. In ogni caso, possono bastare i 62 così suddivisi: 24 in singolare (altro record assoluto), 19 in doppio, 19 in misto.

Sempre in tema di primati, Margaret è una delle tre sole giocatrici ad aver completato il Grande Slam in singolare (1970, le altre sono Connolly e Graf) e ad aver vinto almeno una volta i tre titoli (singolare, doppio e misto, le altre sono Hart e Navratilova) per ognuno dei quattro slam ma è l’unica ad esserci riuscita due volte e ad averlo fatto sia prima che dopo l’Era Open. E’ anche l’unica ad aver completato il Grande Slam in doppio misto, nel 1963 insieme a Ken Fletcher.

Nata mancina, pare che Margaret abbia deciso di cambiare mano per non essere diversa dalle compagne del college ma alla base della scelta potrebbero esserci anche motivazioni tecniche e, soprattutto, la consuetudine del tempo a cui non sfuggì nemmeno Rosewall. In ogni caso, considerati i risultati, il cambiamento va preso come una benedizione e la qualità del gioco espresso dalla Smith Court fu decisamente eccellente.

Aiutata da un fisico asciutto e da doti atletiche naturali del tutto straordinarie, Margaret iniziò prestissimo a vincere; nel 1960 si aggiudicò il primo titolo dello slam battendo Jan Lehan nella finale dei Campionati d’Australia e, caso più unico che raro, perse invece la finale del torneo juniores battuta da Lesley Turner. Dopo aver collezionato ben sedici finali slam in sette stagioni, di cui tredici vinte, nel 1967 Margaret si prese il classico anno sabbatico durante il quale convolò a nozze con Barry Court.

Tornata in concomitanza con l’inizio dell‘Era Open, l’australiana riprese a mietere successi tra un figlio e l’altro. Nel 1970, come detto, centrò il Grande Slam e, delle quattro finali disputate, la più bella ed emozionante fu certamente quella di Wimbledon contro l’eterna rivale Billie Jean King, battuta 14-12/11-9. Nel marzo del 1972 nacque Daniel, il primo figlio, e nel 1974 Marika, la secondogenita; in mezzo, la Smith Court fece registrare nel 1973 un 3/4 di Grande Slam mancando solo Wimbledon, in cui venne battuta in semifinale da Chris Evert.

Si ritirò imbattuta, nel febbraio 1977, quando apprese la notizia che era incinta per la terza volta; dopo essersi imposta alla sudafricana Greer Stevens per 5-7/7-6/6-3 in quello che resta il suo ultimo match ufficiale, negli ottavi del torneo di Detroit, non scese in campo contro la francese Durr nei quarti. Ha chiuso la carriera vincendo più del 90% dei match sostenuti in singolare nei major (210 vinte, 23 perse), tornei nei quali ha perso solo due volte da giocatrici non comprese tra le teste di serie (contro 146 vittorie).

Potremmo continuare all’infinito ad elencare i numeri di colei che, secondo l‘International Hall of Fame di Newport, “per la forza assoluta di prestazioni e conseguimenti non è mai esistita una tennista sua pari”. Noi sappiamo bene che, come per i maschi, la GOAT non esiste. Vogliamo forse ricordare le cifre della “Divina” Lenglen? E Maureen Connolly, se non fosse caduta da cavallo? E i 22 slam di Steffi Graf non valgono forse più dei 24 “annacquati” da troppi Australian Championships che assomigliavano tanto a campionati nazionali di Margaret? E Monica Seles senza quello squilibrato di Parke?

Penso che Margaret, nella sua immensa fede, ringrazierà ogni giorno il cielo dei talenti che ha ricevuto e sarà fiera di ciò che è riuscita a fare. Perse nettamente 6-2/6-1 la tanto sbandierata sfida del 13 maggio 1973 a Ramona, in California, contro Bobby Riggs, che quattro mesi più tardi all’Houston Astrodome venne imbrigliato dalla King. Ma in quegli episodi il tennis lasciò spazio alle motivazioni extra-sportive e la Smith Court non aveva certo la determinazione di Billie Jean nel misurarsi contro un atleta dell’altro sesso. Se ne sarà fatta una ragione, temo.

Happy Birthday, Margaret!


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