ETERNA PRINCIPESSA

La Schiavone compie 31 anni sull'erba di Wimbledon, ma la sua "casa" è la terra rossa di Parigi. Sul cammino della migliore tennista italiana di sempre c'è la Zahlavova Stycova, n.55 del mondo. Solo una formalità?
giovedì, 23 Giugno 2011

Roma – Trentuno anni di storia, di storia di tennis. Francesca Schiavone, 31 candeline da spegnere oggi sull’erba di Wimbledon, è la migliore tennista italiana di tutti i tempi: presente, passato e futuro. Già, perché il suo nome è l’unico (al femminile) accostato alla vittoria di un Grande Slam, al Roland Garros di Parigi, la sua seconda casa. O la prima?

Inizi. Milanese di nascita, cuore made in Sud, immenso e grande. Insomma, in un sorriso c’è racchiusa l’Italia intera, da Nord a Sud, isole comprese. Francesca ha iniziato a macinare successi fin da piccola: classe cristallina unita a una potenza devastante. Un diesel che non va mai in riserva, che non conosce il bollino rosso, che va dritto per la sua strada senza sbandare. Conquista prima il titolo di campione d’Italia Under-18, poi diventa professionista a tutti gli effetti nel 1998 e termina la stagione da n. 295 del mondo. E’ un crescendo senza pause, senza respiro, perché nel giro di due anni entra nella top 100 per non abbandonarla mai più. Il resto rappresenta la cronaca attuale.

Titoli. Mai nessuna come lei, lassù nella top 4. Adesso è scesa al n. 7 del ranking Wta, ma la Schiavone è il punto di riferimento di ogni giovane tennista che prende la racchetta in mano. Il primo risultato di spessore, guarda caso, lo raggiunge a Parigi nel 2001 (quarti) e nello stesso anno esce sempre ai quarti a Roma e in semifinale ad Auckland, traguardi che la proiettano a ridosso delle prime venti del mondo. Ecco i successi più importanti: il Gastein Ladies in Austria, la Kremlin Cup di Mosca e Barcellona in finale contro Roberta Vinci.

Roland Garros. Parigi è la sua casa, il suo universo. Qui ha trionfato nel 2010, qui ha sfiorato il bis poche settimane fa, quando la cinese Na Li riuscì ad avere la meglio con un pizzico di fortuna. Ma è il suo stile a renderla unica: Francesca si è presentata da n.17 ed ha messo in riga tutte, una dietro l’altra, compresa Samantha Stosur nella finalissima, tennista terribile che l’aveva annientata pochi mesi prima all’ultimo atto del torneo di Osaka. Ci ha riprovato, sembrava un film già scritto, invece è andata come è andata: con Na Li in posa per i fotografi e lei sempre “sporca” di terra rossa. Da campionessa vera.

Wimbledon. L’erba di Londra non è il suo terreno ideale, qui non è mai andata oltre i quarti di finale (2009), traguardo massimo anche dell’Australian Open e dell’US Open. In generale, a Wimbledon, si è sempre fermata tra il terzo e il secondo turno. Oggi avrà di fronte Zahlavova Strycova, n. 55 del mondo, un’avversaria non irresistibile, sulla carta più che abbordabile rispetto alla Dokic.

Fed Cup. Tantissime soddisfazioni sono arrivate attraverso la Fed Cup, la Coppa Davis in rosa. Quattro finali, tre vittorie, quasi il massimo. Campionessa nel 2006, nel 2009 e nel 2010, prima contro il Belgio di Justine Henin e per due volte di seguito contro gli Stati Uniti. Ecco le compagne di squadra: Pennetta, Errani e Vinci. Ma Francesca è la punta di diamante, l’atleta d’esperienza che a trenta e passa, in realtà più uno, ha ancora la voglia e la forza di un’esordiente.


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