CONNORS: “COACHING? POSITIVO AVERE UN EX GIOCATORE”

La fusione tra la vecchia e la nuova scuola del tennis può solo portare benefici, stando alle parole di Connors. Una fortuna che nessuno ha avuto prima
mercoledì, 20 Luglio 2016

TENNIS – È stato curioso, anche nostalgico, rivedere Stefan Edberg e Boris Becker tornare a combattere per la vetta del ranking maschile. Stavolta, però, non nelle vesti di giocatori, bensì in quelle di allenatori rispettivamente di Roger Federer e Novak Djokovic. Un rapporto tra il tennis che fu e quello che è e sarà, spesso vincente e mai banale, come dimostrano le evoluzioni di numerosi atleti anche in una seconda fase della propria carriera. L’ha fatto anche Murray con Lendl e Raonic con McEnroe, per rimanere in tema di vertice. È forse un vantaggio affidarsi ad ex leggende del circuito? O molto dipende anche dalla predisposizione di chi scende in campo? Per Jimmy Connors, che ha attraversato più di una generazione sui campi di ogni latitudine, è un aspetto fondamentale nell’epoca sportiva moderna.

A volte, viene a crearsi una commistione di elementi che generano una visione diversa da quella abituale. Ci sono modi diversi di affrontare le situazioni – ha detto Jimbo durante la cerimonia annuale della Hall of Famee spesso arrivano sfaccettature nuove da chi ne è già passato negli anni e nei decenni precedenti. Credo sia molto positivo avere un ex giocatore come coach, i risultati attuali lo confermano“.

Anche Connors, in passato, ha ricoperto il ruolo di allenatore, curando gli aspetti tecnici di giocatori di prima fascia. Andy Roddick è sicuramente il principale tennista a cui ha prestato la sua esperienza: i due americani hanno lavorato per un anno e mezzo, raggiungendo anche la finale degli US Open nel 2006. Nonostante non abbia raccolto gli stessi risultati con Maria Sharapova e Genie Bouchard, l’ex stella statunitense rimane completamente a favore di questa nuova linea di coaching.

Se c’è un miglioramento in tal senso, deriva dal fatto che nessun ex tennista ha svolto la mansione di allenatore nella sua epoca. Jimbo conferma la lettura di quei tempi: “Gli ex giocatori che intraprendono questa nuova carriera rappresentano una corrente recente, moderna e soprattutto ricca di spunti, perchè nessuno ci aveva pensato quando eravamo noi a giocare. Nessuno di noi ha avuto le leggende del passato a darci direttive, mentre adesso lo fanno in molti. I materiali avveniristici, le nuove tecniche personalizzate e tutti gli aspetti di cui non potevamo disporre, mescolati con gli accorgimenti di chi è sul campo da decenni, può essere la chiave per raggiungere il miglior risultato possibile. Mi auguro che i miei ex colleghi riescano a distinguersi nel tempo anche sotto quest’altra veste“.


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