BARAZZUTTI, 11 ANNI SONO TROPPI?

Da 11 anni alla guida dell'Italia di Davis, e da 10 anche della nazionale di Fed Cup, Corrado Barazzutti ha forse raggiunto il proprio limite con la riconquista del World Group nel 2011. Esaminiamo la situazione...

La nettissima sconfitta di Ostrava rimediata dalla nostra nazionale nel primo turno del World Group della Coppa Davis 2012 contro la Repubblica Ceca, ha dato un segnale importante: abbiamo raggiunto il nostro limite.

Corrado Barazzutti è ormai da 11 anni alla guida della nazionale italiana di Coppa Davis (il suo cammino iniziò nel 2001), e da 10 anni alla guida dell’Italia della Fed Cup (nel 2002 sostituì Raffaella Reggi). 10 anni che hanno avuto sempre lo stesso andamento: grandi risultati a livello femminile, tanta “sofferenza” per quanto riguarda invece il tennis maschile. Quanti i meriti del cittì azzurro nei successi in Fed Cup, quante le responsabilità nelle continue delusioni di Davis? Forse è arrivato il momento di esaminare bene la situazione…

Partiamo dal primo dato, ovvero quello che vuole Barazzutti capitano non giocatore dell’Italia sia in campo maschile che in quello femminile. Fatto che accade in pochissimi altri casi nel panorama mondiale. Delle 15 squadre (Italia quindi esclusa) che hanno preso parte al primo turno del World Group di Coppa Davis 2012, solo Kazakistan (con Yegor Shaldonov) e Russia (con Shamil Tarpishev) hanno lo stesso capitano per Davis e Fed Cup. Se questo sia giusto o meno è difficile da dire, ma una permanenza così lunga alla guida di due squadre, dovrebbe essere accompagnata da grandi risultati.

Due doti di certo non mancano al nostro Barazzutti: la prima è quella di trasmettere tranquillità ai giocatori, e di non abbattersi mai, anche quando la situazione sembra compromessa. In ben tre occasioni le nostre ragazze hanno rimontato uno svantaggio di 1-2 nelle sfide degli ultimi anni, per poi avere la meglio con il punteggio finale di 3-2: è successo nei quarti di finale del 2005 contro la Repubblica Ceca, nella finale del 2006 contro il Belgio, e nella semifinale del 2007 contro la Francia. L’altra dote che va attribuita a Corrado è senza dubbio la varietà e la fantasia: negli 11 anni da capitano del team di Davis, l’Italia di Barazzutti ha giocato 26 sfide, e sono state ben dieci le diverse coppie di doppio messe in campo dal Ct: la più prolifica è stata sicuramente la coppia Daniele Bracciali/Giorgio Galimberti, che ha ottenuto 4 vittorie e una sola sconfitta tra il 2005 e il 2006. Da ricordare il doppio Flavio Cipolla/Potito Starace schierato a sorpresa da Barazzutti nel 2009 contro la Repubblica Slovacca, che per poco non sorprendeva la fortissima coppia formata da Michal Mertinak (cinque titoli e due finali nel 2009) e da Filip Polasek (un titolo e quattro finali in quella stagione). Finì 7-5 4-6 6-0 2-6 9-7 per gli slovacchi alla fine  l’esperimento, non del tutto fallito, non fu più riproposto. Parlando sempre di doppio, Potito Starace ha fatto coppia con Daniele Bracciali (4 volte), Simone Bolelli (5 volte), Andreas Seppi (1 volta) e Flavio Cipolla (1 volta) ed è insieme a Giorgio Galimberti (con 11 doppi giocati in totale) il giocatore più schierato da Barazzutti nel suo periodo di guida.

Sottolineate due doti che a nostro avviso non mancano al capitano azzurro, è arrivato il momento di dare un giudizio riguardante i traguardi raggiunti. Perché di doti se ne possono avere tante, ma alla fine sono i risultati a fare la differenza. Dal 2001 l’Italia di Davis ha giocato 26 sfide, stesso numero di confronti giocati dalla nazionale femminile dal 2002, quindi nel periodo di guida di Barazzutti. Ovviamente questi numeri non sono dovuti al fatto che in Fed Cup si giochi di più (anzi, il World Group di Davis prevede un maggior numero di incontri rispetto alla Fed Cup), ma semplicemente al fatto che l’Italia vince di più nel femminile. Il bilancio in Davis è di 15 vittorie e 11 sconfitte, quello della nazionale femminile è invece di 19 vittorie e 7 sconfitte, con i titoli vinti nel 2006, 2009 e 2010. E fin qui sembra non esserci alcun dubbio, ottimi risultati. E sono probabilmente proprio questi a salvare Corrado da ogni possibile critica. A volte però bisogna guardare più a fondo, perché le vittorie non sono tutte uguali.

Partiamo dalla Fed Cup. 3 titoli vinti e una finale nel 2007 sembrano – e probabilmente sono – qualcosa di straordinario. Ma quanti meriti vanno dati al capitano? Partendo dal presupposto che in campo ci vanno sempre i giocatori, e che quindi in ogni caso il cittì ha un ruolo importante, ma non decisivo, nel caso dell’Italia sembra però che siano state le giocatrici le uniche artefici dei grandi successi ottenuti. In fondo l’unico “miracolo” l’Italia l’ha fatto nel 2006, quando nel primo turno ha superato la Francia della numero 1 del mondo Amelie Mauresmo per 4-1 in trasferta. Per il resto, a partire dalla finale dello stesso anno, i risultati conseguiti non hanno fatto altro che rispecchiare il valore assoluto delle nostre tenniste. Nell’atto finale del 2006 contro il Belgio, infatti, l’assenza di Kim Clijsters ha fatto sì che le nostre potessero gestire al meglio la situazione: l’allora numero 2 Justine Henin si è ritrovata praticamente sola, accompagnata da Kirsten Flipkens (numero 98 Wta). Così il 3-2 finale è stato quasi scontato, e le azzurre hanno portato a casa l’ambito titolo a squadre. Anche le altre due finali vinte (2009 e 2010) contro gli Stati Uniti non possono di certo essere ricordati come grandi imprese: in entrambi i casi erano assenti le sorelle Williams, e in tal modo è stato relativamente semplice travolgere prima per 4-0 e poi per 3-1 le statunitensi. Ciò che invece merita un’analisi attenta è il fatto che le 7 sconfitte siano arrivate quasi tutte in maniera molto netta, e contro formazioni di livello molto alto. Contro la Russia in finale nel 2007, e in semifinale nel 2011, l’Italia non ha portato a casa nemmeno un punto in due sfide. Non a caso c’erano contro giocatrici come Svetlana Kuznetsova (numero 2 del mondo nel 2007) e Vera Zvonareva (numero 3 nel 2011). E anche contro gli Stati Uniti nei quarti del 2003, netta sconfitta per 5-0, nonostante non ci fossero le Williams, sostituite però in quel caso da due Top-20 (Chanda Rubin e Meghann Shaughnessy). Verrebbe da dire, tanti successi, ma pochi miracoli, e di conseguenza che il capitano non è mai riuscito a dare quel qualcosa in più alle nostre giocatrici per permettere loro di ottenere vittorie ancor più prestigiose.

Passiamo all’analisi, molto più semplice, relativa al lavoro fatto in Davis dal nostro capitano. Retrocessa dal World Group al Gruppo 1 nel 2000, la nazionale di Corrado Barazzutti ha sempre faticato moltissimo a riprendersi, addirittura retrocedendo ulteriormente (Gruppo 2) nel 2003, prima di ottenere la promozione l’anno successivo. Poi tanti spareggi persi per tornare nel tennis che conta, e una sorprendente sconfitta contro Israele nel 2007, che non ci ha permesso di giocarsi l’ennesimo spareggio. Tanta sofferenza fino al 2011, quando un sorteggio benevolo ci ha permesso di battere il Cile (con Fernando Gonzalez in pessime condizioni) e di tornare nel World Group. Ma la sconfitta nettissima subita per mano della Repubblica Ceca, è il segno che questa nazionale ha raggiunto il proprio limite, e che anche nel tennis maschile, Barazzutti di miracoli non può farne.

Chiudiamo ricordando il caso Bolelli. Il tennista bolognese, come in molti ricorderanno, decise di non giocare lo spareggio per non retrocedere nel Gruppo 2 contro la Lettonia nel 2008, e fu allontanato per questo dalla nazionale a tempo indeterminato. Alla fine si trattò di un provvedimento molto breve, perché a un anno di distanza Bolelli avrebbe giocato lo spareggio promozione contro la Svizzera. Ma quello che ci ha colpito è il fatto che il nostro capitano non abbia mai tentato in quel periodo di difendere il proprio giocatore, come in genere accade in queste circostanze, ma, al contrario, abbia sempre continuato a sottolineare il proprio consenso riguardo alle decisioni prese dalla Federazione. Ovviamente non va dimenticato nemmeno l’ultimo degli episodi, quello relativo a Romina Oprandi, con l’ormai ex italiana completamente snobbata dallo staff azzurro, e di conseguenza allontanatasi dal tennis italiano definitivamente, cambiando nazionalità tennistica, e scegliendo la Svizzera.

Insomma, episodi a parte, non si può parlare di risultati del tutto negativi, ma forse dopo 11 anni, pensare ad un cambio di guida non sarebbe del tutto errato…


9 Commenti per “BARAZZUTTI, 11 ANNI SONO TROPPI?”


  1. renato ha detto:

    con il materiale che si ritrova Barazzutti non può fare di più.punto è basta

  2. Mariarosa&Umberto ha detto:

    Siamo d’accordo anche noi che Pistolesi dovrebbe allenare la Davis e perchè no anche la Fed Cup; Binaghi che sa benissimo di che pasta è fatto Claudio ha pensato bene di “segarlo” subito e non contento di questo ha pensato bene di “mandare” via la povera Romina. Optiamo anche per un cambio al vertice della FIT…dandovi la spunto per cercare in rete la scandalosa diatriba tra Binaghi e Panatta… 🙂

  3. Nick23 ha detto:

    Il fatto è che se vince in Fed Cup non è merito suo, se perde in Davis invece si. Boh

  4. Max ha detto:

    Claudio Pistolesi è quello giusto, ha dimostrato di aver carattere durante il caso Bolelli e inoltre è uno che i risultati li porta a casa, come con l’Hantuchova. Voto anch’io per lui in Davis.

  5. Carlo ha detto:

    sai le risate che ci facciamo se Mario Monti inizia a occuparsi del tennis italiano

  6. Vittorio ha detto:

    Barazzutti ha vinto una coppa davis come giocatore, poi? ma non è soprattutto colpa sua se la Oprandi è scappata in Svizzera? Secondo quanto ha raccontato la Romina agli aussie i nostri tecnici non se la sono filata di pezza durante l’incontro con la Schiavone e quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

  7. Elena ha detto:

    Largo ai giovani, voto anche io per Pistolesi. Nulla contro Barazzutti ma un cambiamento serve

  8. Andrea ha detto:

    Vogliamo Pistolesi. Per rinfrescare la memoria ai distratti ecco cosa scrive di lui wikipedia: “La sua carriera da allenatore di tennis é cominciata nel 1995 quando é diventato allenatore della statunitense Monica Seles che, sotto la sua guida, ha conquistato un titolo degli Australian Open ed é salita al primo posto del ranking WTA.
    Dal 2005 al 2009 ha seguito Simone Bolelli, dalla fine del 2010 ad inizio maggio dell’anno successivo ha allenato lo svedese Robin Söderling, che sotto la sua guida ha conquistato 3 tornei. A fine 2011, dopo aver seguito per un breve periodo il rumeno Marius Copil, viene scelto dalla tennista slovacca Daniela Hantuchova con cui collaborerà per la prima parte della stagione successiva fino agli Australian Open”. Ricordo che la Hantuchova ha vinto domenica scorsa a Pattaya City.

  9. Luigi ha detto:

    Barazzutti è l’espressione di una federazione dove i presidenti sono decennali se non addirittura eterni, incollati alle sedie. Che perda o vinca non c’è differenza, lui c’è e lui rimarrà, proprio come nei paesi dell’est poichè a decidere è il polit buro e non i risultati. Possibile che in Italia non ci sia nessun altro capace di allenare gli azzurri? Uno molto bravo in vero ci sarebbe, ma visto che Binaghi lo ha scomunicato sembra impossibile che possa arrivare. E’ Claudio Pistolesi. Speriamo bene…


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