LEGGENDA VIVENTE

Margaret Smith Court, un nome che significa 64 Major, il primo Grande Slam femminile dell'era Open e una serie incredibile di record. Nel celebrare i suoi 68 anni ripassiamo un po' del tennis di una volta...
sabato, 17 Luglio 2010

Roma – L’International Tennis Hall of Fame di Newport non ha mai avuto dubbi nel definirla la più grande di tutti tempi, ineguagliabile ancor oggi per il valore assoluto delle prestazioni e dei risultati conseguiti. Del resto, le cifre non concedono appello e, nell’irresistibile giochino di confrontare le migliori di sempre e sceglierne una, la forza dei numeri è dalla sua parte, con quindici anni di carriera costellati di successi senza soluzione di continuità. Margaret Smith Court rappresenta indiscutibilmente un pezzo di storia di questo sport, una predestinata che inizia ad impugnare la racchetta nei primi anni anni del dopoguerra, ignara probabilmente anche lei della simbiosi perfetta che avrebbe avuto con la vittoria sul rettangolo di gioco.
Padrona di casa Dopo il primo anno di apprendistato, nel 1960 la non ancora diciottenne Margaret batte in finale 7/5 6/2 la connazionale Jan Lehanne O’Neill e vince gli Australian Championships, i campionati australiani che domina incontrastata per altri sei anni consecutivi. E’ il matrimonio con Barry Court – da quel momento assume anche il doppio cognome da sposata – ad interrompere la sua striscia vincente nella prova di casa, per lei nata ad Albury, ridente cittadina del sud dell’Australia. Il 1967 è il suo anno sabbatico, quando riprende l’anno successivo deve arrendersi a Billie Jean King in finale, quindi infila ancora tre successi e fa cifra tonda mentre il tennis ha ormai abbattuto la barriera di distinzione tra professionisti e dilettanti. Nel 1973 l’ultima affermazione a Melbourne, una rivincita contro Evonne Goolagong Cawley che l’aveva sconfitta due anni prima a Wimbledon. Il suo score nello Slam australiano è impressionante, undici vittorie su quattordici partecipazioni, praticamente imbattuta contro le rivali del suo tempo, eccezion fatta per la King. Le uniche altre due sconfitte all’inizio, contro Mary Carter Reitano al secondo turno, e alla fine, contro la ventenne Martina Navratilova ai quarti, in un ideale passaggio di consegne.
La cinquina parigina Appena peggio la Smith fece nelle sue partecipazioni al Roland Garros, dove trionfò complessivamente cinque volte, scrivendo la storia dell’Open di Francia. Il primo successo nel 1962 contro la connazionale Lesley Turner, il secondo due anni dopo contro la brasiliana Maria Teresa Bueno. Quindi le tre affermazioni nell’era Open, apertasi proprio a seguito della decisione della Federazione francese di sdoganare i professionisti dall’etichetta di traditori dello spirito sportivo e consentir loro di confrontarsi nei vari tornei al pari dei dilettanti. Nel ’69 vince contro la britannica Ann Haydon Jones, nel ’70 contro la tedesca Elga Masthoff, quindi nel ’73 batte una Chris Evert in rampa di lancio. Quella contro la campionessa americana è una delle sole tre vittorie in finale ottenute in rimonta, dopo aver perso il primo set al tie-break.
La cinquina di New York Anche agli US Open la Smith la fece da padrona, con due sole eliminazioni precoci, agli ottavi nel ’64 contro la californiana Karen Susman e ai quarti nel ’68 contro la Bueno. Per il resto, due semifinali e sei finali, ognuna delle quali giocata contro un’avversaria diversa. Tra le cinque vittorie ottenute c’è anche un tennis che cambia, con l’introduzione del tie-break. Nel primo successo del ’62 contro la statunitense Darlene Hard la Smith deve vincere nove giochi per aggiudicarsi il primo set, nell’ultimo del ’73 contro la Goolagong Cawley chiude al terzo parziale dopo aver vinto il primo 7/6.
Wimbledon 1970 e l’apoteosi di record L’edizione di Wimbledon del 1970 fu l’ultimo Slam che si giocò senza l’ingegnosa invenzione di Jimmy Van Alen, sperimentata qualche mese più tardi agli US Open e adottata dopo qualche correttivo in via definitiva, eccezion fatta per il quinto set. In quell’anno la Smith, come testa di serie numero 1, cercava il suo terzo sigillo sull’erba dopo quelli del ’63 e del ’65 contro le fiere avversarie di sempre Billie Jean King e Maria Bueno. Arrivata in finale, ancora contro la King, diede vita all’incontro più lungo della storia di Wimbledon in campo femminile, risoltosi a suo favore dopo oltre tre ore di gioco con il punteggio di 14/12, 11/9. Una rivincita definitiva contro la campionessa americana che nel ’62 si era permessa lo smacco di eliminarla agli ottavi da non classificata, ma soprattutto un successo che le aprì la strada al Grande Slam, ottenuto grazie alla vittoria dell’US Open qualche settimana più tardi che andavano ad aggiungersi al solito Australian Open – il nono – e al quarto Roland Garros. Margaret Smith fu così la seconda tennista ad ottenere il massimo nelle quattro prove Major in un unico anno, la prima in assoluto dal 1968, inizio dell’Era Open. Prima di lei c’era riuscita solamente la piccola americana Maureen Connolly, una carriera fulminante spezzata precocemente da un incidente a cavallo che la costrinse ad abbandonare il tennis. Dopo 18 anni, nel 1988, anche Steffi Graf si è unita all’esclusivo club che in campo maschile è ristretto ai mitici Donald Budge e Rod Laver – l’australiano addirittura due volte -.
Implacabile anche nel doppio Quello di Wimbledon fu anche il suo diciannovesimo Slam, un numero che si fermerà poi a 24 per ciò che concerne le prove di singolare. Margaret Smith fu però anche una strepitosa doppista, con 40 vittorie Major, comprese anche quelle nel doppio misto. In campo femminile le sue compagne furono inizialmente le connazionali Robbyn Ebbern e Lesley Turner, sul finire la giovane britannica Virginia Wade. Con loro non riuscì ad ottenere però il Grande Slam, impresa riuscitale invece con dei partner maschili, nel 1963 insieme a Ken Fletcher, nel 1965 con tre compagni differenti, Fletcher a Parigi e Wimbledon, Fred Stolle a New York e John Newcombe a Melbourne – un titolo per la verità condiviso in quanto la finale non venne disputata – Un’impresa questa che la Smith non deve condividere nè con la Connolly, nè con Steffi Graf. Snocciolando altri numeri da favola, la Smith è l’unica ad aver vinto ogni prova dello Slam in singolare, nel doppio e nel doppio misto per ben due volte, meglio di Doris Hart e Martina Navratilova, che lo hanno fatto solamente (si fa per dire) una volta. Complessivamente, prendendo in esame tutti i più grandi protagonisti assoluti della scena mondiale dal 1968 a oggi, parametrati sui tornei del Grande Slam, quella di Margareth Smith Court risulta la miglior percentuale in assoluto,con un 88,93 frutto di 233 vittorie su 262 incontri disputati. Un primato dal quale sono ancora a distanza di sicurezza i vari Roger Federer, Rafa Nadal e Serena Williams.

Quella partita con Riggs… Una carriera da vera cannibale del tennis, tale da indurre nel maggio del ’73 il precursore dei geni e sregolatezze Bobby Riggs a lanciarle una provocante sfida passata a suo modo alla storia. L’allora cinquantacinquenne Riggs partorì l’idea per dimostrare platealmente che “un uomo non avrebbe mai potuto perdere da una donna”, per quanto forte come la Smith. Il guascone di Los Angeles vinse agevolmente in due set sorprendendo mentalmente e tatticamente la disorientata Margaret che fu però poi “vendicata” quattro mesi più tardi da Billie Jean King. La campionessa di Long Beach fiaccò la resistenza limitata di Riggs, mettendo in campo tutta la sua fiera determinazione a legittimare anche su un campo da tennis le sue celebri rivendicazioni per la parità dei sessi. Entrata di diritto nell’International Tennis Hall of Fame appena due anni dopo il suo ritiro dalle scene, Margaret Smith dirige oggi la comunità cristiana del Victory Center di Percy, sulla costa occidentale australiana.


1 Commento per “LEGGENDA VIVENTE”


  1. brent ha detto:

    Secondo i miei calcoli le vittorie complessive della Smith Court negli slam è di 62: 24 singolare, 19 doppio, 19 misto. Però forse ho perso due pezzi lungo la strada. Comunque, cifre a parte, un articolo molto interessante su una delle “top five” in assoluto del tennis. La metterei insieme a Lenglen, Connolly, Navratilova e Graf. Anche se, a pensarci bene, in questo modo farei un torto a Helen Wills Moody, Billie Jean King e Chris Evert. Allora facciamo le “top eight” e siamo a posto.


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