DA ‘BIG BILL’ A RAFA: STORIA E PROTAGONISTI AGLI INTERNAZIONALI D’ITALIA

TENNIS - Gli Internazionali Bnl d'Italia sono alle porte. Ripercorriamo un po' la storia di questo torneo attraverso i successi dei tennisti che a suon di match fantastici hanno fatto grande questo evento tutto tricolore
venerdì, 9 Maggio 2014

Tennis. Una storia lunga quella che intercorre tra il tennis e la città di Roma. Una storia che ha visto nel suo dipanarsi un’alternanza di grandi nomi, eccellenti giocatori, tennisti fantastici dalla mano dorata i quali si sono dati battaglia nei campi del Foro Italico solo per alzare al cielo il trofeo di uno dei tornei più prestigiosi giocati su terra rossa.

Ritenuto da molti addetti ai lavori l’appuntamento, per carisma, regalità e location, più importante e suggestivo sul mattone tritato dopo il Roland Garros. Di certo arricchisce e dà lustro alla programmazione del cosiddetto swing europeo sul tappeto rosso. La sua storia inizia nel 1930 e paradossalmente prende le mosse lontano dalla capitale. A renderla speciale sono stati i migliori esponenti del tennis che anno dopo anno hanno calcato i campi nostrani dando saggi della loro sapienza e delle loro capacità: non solo specialisti della terra, non solo ribattitori instancabili, ma anche giocatori di tocco, per cui anche i fanatici del serve and volley avranno gli occhi lucidi nel leggere questa rassegna. Da ‘Big Bill’ Tilden a Rafael Nadal, passando per Nastase, Vilas, Gerulaitis, Lendl, Borg, Sampras, Agassi e chi più ne ha più ne metta, senza dimenticare i nostri compatrioti protagonisti del decennio d’oro del tennis italico. Prendetevi dunque un po’ di tempo e fate con noi questo tuffo nel passato e nella storia.

1930, Milano. Il conte Alberto Bonacossa dà sfogo alla sua grande passione per il tennis, bontà sua, organizzando un torneo presso il Tennis Club Milano di Via Arimondi. La cosa pare funzionare e prende piede. Lì verranno giocate le prime cinque edizioni degli attuali Internazionali d’Italia. Primo vincitore è William Tatum Tilden, soprannominato ‘Big Bill’, statunitense che alla veneranda età di 37 anni e con un palmares da urlo vantante sette vittorie in Davis più sette a Forest Hills – torneo avo dello Us Open – e 2 a Wimbledon, stravince il torneo senza cedere neanche un set. In finale batte il 34enne barone Hubert de Morpurgo primo italiano, sebbene naturalizzato essendo il barone nato nella Trieste allora austriaca, ad ergersi sino in finale. Per la prima vittoria italiana non bisogna attendere molto. Arriva nel ’33 ad opera di Emanuele Sertorio cui fa seguito quella di Giovanni Palmieri, che l’anno seguente trionferà anche a Montecarlo, impostosi in tre set nella prima finale tutta italiana contro Giorgio De Stefani.

Lo spostamento della sede del torneo nel 1935 fu frutto anche di una mossa politica. In pieno regime fascista il torneo si stabilì presso il Foro Mussolini (il futuro Foro Italico) costruito a partire dal 1928 su progetto dell’architetto Enrico Del Debbio. Lo stadio, denominato Pallacorda, dove avrebbero avuto luogo i match aveva gradinate costruite con marmo di Carrara ed era, è tutt’ora, circondato da diciotto statue raffiguranti atleti in pose plastiche – parliamo ovviamente dell’attuale stadio Nicola Pietrangeli.  L’inaugurazione della struttura avvenne nel 1934, settant’anni fa, in occasione del confronto tra Italia e Svizzera di Coppa Davis, che gli azzurri vinsero facile 5-0 (chissà che non sia beneaugurante). La prima edizione romana degli Internazionali risale invece all’anno seguente con la seconda finale di Palmieri, stavolta persa dall’americano Hines in una settimana funestata dalla pioggia.

Dopo di che si ferma tutto per ovvi motivi bellici e l’edizione del ’35 ha un suo seguito solo quindici anni dopo, nel 1950, quando sale in cattedra il cecoslovacco Jaroslav Drobny, mancino talentuoso con passaporto egiziano – vinse anche due Roland Garros ed una edizione di Wimbledon – che fu capace di far sue tre finali su quattro consecutive giocate al Foro tra il ’50 ed il ’53. Fu sportivo eclettico dato che nel 1948, prima degli exploit tennistici, aveva fatto parte anche della nazionale di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi invernali di St. Moritz. Qualche anno dopo tornano in auge gli esponenti indigeni con la seconda finale tutta italiana tra Fausto Gardini e Giuseppe Merlo. Vincerà il primo a causa del ritiro dell’avversario costretto ad abbandonare il campo, martoriato dai crampi, quando aveva la vittoria praticamente in mano. È il preludio all’avvento del primo grande tennista azzurro. Nicola Pietrangeli farà suo il torneo italiano due volte. La prima nel 1957 ai danni ancora del povero Merlo arresosi di nuovo in finale, ultima finale tutta italiana fino ad ora. L’anno dopo l’atleta italiano nato a Tunisi ci riprovò, ma venne battuto da Rose in finale. Storico il suo secondo acuto sopraggiunto nel 1961, anno in cui il torneo si svolse a Torino per celebrare il centenario dell’Unità d’Italia. In quella edizione Pietrangeli ebbe ragione niente di meno che del mostro sacro Rod Laver il quale ebbe modo di rifarsi l’anno successivo quando mise insieme anche il primo Grand Slam annuale. Il buon Pietrangeli vanta anche una quarta finale al Foro targata 1966 quando venne battuto dal karma e poi dall’australiano Tony Roche.

Gli anni ’60 portano la firma del primo tennista oriundo. Martin Mulligan fu australiano di nascita, ma venne naturalizzato italiano grazie ad un lontano avo originario dello stivale. Vanta una finale ai Championships nel ’62, battuto dal solito Laver, ma soprattutto tre titoli agli Internazionali (’63, ’65 e ‘67) scendendo poi in campo anche con i colori azzurri nei tornei della Davis. L’ultimo trionfatore dell’era dilettantistica è l’olandese Tom Okker che batté Bob Hewitt in una finale incredibile.

L’era Open ci regala il genio e la sregolatezza di Ilie Nastase. Tennista dal talento cristallino quasi quanto la sua indole ribelle a dire poco fece sue due edizioni degli Internazionali nel ’70 e nel ’73. Nel 1974 il rumeno si erse di nuovo sino all’ultimo atto del torneo, ma venne preso a pallate da un glaciale ragazzino di 17 anni che non cascava nei suoi giochetti e chiuse la pratica in tre set. Con quel successo Bjorn Borg è tutt’ora il più giovane vincitore degli Internazionali d’Italia. Considerato uno dei più grandi tennisti di sempre, colleziona nella sua personale bacheca due titoli conseguiti al Foro, quello del ’74 e quello del ’78 in cui batté in cinque set il nostro Golden Boy Adriano Panatta in finale.

Già Panatta. Il simbolo del periodo d’oro del tennis italiano degli anni Settanta. La sua vittoria a Roma nel 1976 resta l’ultimo acuto di un azzurro agli Internazionali. E dire che il suo torneo stava per finire già al primo turno quando l’australiano Kim Warwick, in vantaggio nel terzo set 5-1, sprecò la bellezza di undici match point prima di arrendersi per 8 giochi a 6. Da lì in poi fu una cavalcata trionfale che lo portò ad alzare il trofeo dopo una bellissima finale opposto all’argentino Guillermo Vilas e vinta in quattro set. Erano quindici anni che un italiano non metteva tutti in fila a Roma. Panatta ripeterà la finale quattro anni dopo ma si infrangerà sul muro svedese di Borg con grandissimo disappunto del focoso pubblico romano che arrivò addirittura al lancio delle monetine in campo contro l’Orso svedese reo di aver giocato meglio del beniamino di casa. L’anno prima, 1977, un altro italiano si erse sino alla finale. Tonino Zugarelli giocò un signor torneo, ma dovette arrendersi al compianto Vitas Gerulaitis, con lui era impossibile arrabbiarsi. Da allora non si è più visto un italiano nell’atto finale della kermesse romana.

Nella prima metà degli anni ’80, anche a causa della superficie che diventava sempre più lenta per volere degli organizzatori, dominano gli specialisti della terra sudamericani. Spazio dunque ai vari Vilas (‘80), Clerc (‘81), Gomez (’82-‘84); a questi aggiungiamo anche l’argentino Alberto Mancini vincitore dell’edizione del 1989. Dal 1985 il torneo ritrova un po’ di spettacolarità con le vittorie di Yannick Noah e i due acuti di Ivan Lendl vincitore nell’’86 e nell’’88. Tra i due trionfi del cecoslovacco, ex coach di Andy Murray, spunta anche l’unica vittoria italiana di Mats Wilander, erede di Borg, il quale primeggia nell’anno in cui un altro Signore del tennis internazionale John McEnroe consegue il suo best placement a Roma centrando le semifinali.

Gli anni ’90 si aprono con un’altra infornata di specialisti del mattone tritato che prendono il controllo della operazioni al foro. Il portabandiera è Thomas Muster che inanella una grande tripletta tra 1990 e 1996 intervallata dal duetto di Jim Courier, altro fan del rosso, e da Pete Sampras che nel 1994 vince una inedita finale con Boris Becker tra due dei migliori esponenti, e purtroppo anche due degli ultimi, del serve and volley. Dopo l’interregno di Gustavo ‘Guga’ Kuerten che a cavallo tra il ’90 ed il 2000 centra tre finali consecutive vincendone però solo una su Pat Rafter, inizia il dominio spagnolo. C’è tempo solo per la firma di Andre Agassi che nel 2002, a distanza di 13 anni dalla sua prima finale persa a Roma, coglie i frutti della sua seconda giovinezza battendo Tommy Haas in tre set. Poi Felix Mantilla (vincitore a sorpresa nel 2003 su Roger Federer) e Carlos Moya (2004) aprono le danze e Rafael Nadal le prosegue sino ai giorni nostri. Per il mancino iberico sono fino ad ora sette i successi al Foro a cominciare dalla spettacolare finale del 2005 in cui ebbe ragione in cinque set di Guillermo Coria, proseguendo con la finale successiva ancora più emozionante vinta sull’eterno rivale Roger Federer, quest’ultimo mai come in quell’occasione fu vicino a battere il maiorchino sulla sua superficie naturale – perse al tie break del quinto. Solo un tennista è riuscito ad interrompere per due volte il regno iberico. Novak Djokovic emise il suo primo acuto nel 2008 con Nadal fuori dai giochi a causa delle vesciche ai piedi, il serbo si impose così in tre set su Stanislas Wawrinka. La seconda vittoria del serbo risale invece al magico 2011, anno in cui Nole vinse tutto quello che si poteva vincere, quando si impose proprio sullo spagnolo in due set. Poi di nuovo Nadal vincitore nel 2012, vendetta su Djoker in finale, e lo scorso anno quando ebbe pochi problemi a superare un Federer in preda ai dolori alla schiena. Federer che risulta essere uno dei nomi eccellenti ancora non presenti nell’albo d’oro italiano. Tre finali perse per lui ed il rimpianto di quella in cui si fece sorprendere da Mantilla.

Da lunedì la magia del Foro ricomincerà. Il tempo trascorre, ma le palline da tennis continuano a volare da una parte all’altra della rete sotto gli occhi sognanti degli appassionati e delle statue del Pietrangeli che continuano a proporre le loro pose atletiche. Restiamo dunque in attesa di scoprire chi scriverà il suo nome nell’albo d’oro romano, chi darà seguito alla magica storia degli Internazionali, che giungono quest’anno alla 71esima edizione.


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