DAVIS, GRANDI ASSENZE: C’È ANCORA APPEAL?

La competizione a squadre perde colpi, gli spareggi di luglio fa registrare assenze pesantissime tra i top players. È il momento di cambiare qualcosa?
giovedì, 14 Luglio 2016

TENNIS – Sarà la concomitanza con lo stress a breve distanza da Wimbledon, sarà la diversa programmazione in vista degli US Open, sarà anche il rapporto spesso turbolento con le federazioni. In realtà, i problemi legati alla Coppa Davis partono da più lontano. Gli spareggi di metà luglio, che andranno in scena tra qualche giorno, non avranno ai nastri di partenza diversi protagonisti di spicco, che preferiranno lasciare l’onere, più che l’onore, della competizione a squadre ai connazionali che rivestono il ruolo di outsider.

Per quel che riguarda Italia-Argentina, è probabilmente l’eccezione che conferma la regola. Unico assente sarà Simone Bolelli, alle prese con la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico al ginocchio. Nessuna sorpresa nemmeno tra i sudamericani, che però hanno dovuto tenere sotto controllo un battibecco tra Del Potro e Monaco, entrambi convocati: la scelta del Colosso di Tandil era sostanzialmente legata alla sua condizione fisica, non mettendo la Davis tra le priorità. Un caso che, in precedenza, ha condizionato anche l’Australia, con Kyrgios e Tomic alle prese non solo con i problemi comportamentali che hanno infastidito federazioni nazionali ed internazionali, ma anche i diretti interessati, sempre per la condizione marginale a cui avevano relegato la competizione, prima di essere eliminati.

Ciò che però scatena la discussione sull’effettivo appeal rimasto alla Davis è l’assenza di Novak Djokovic, che non guiderà la Serbia a Belgrado contro la Gran Bretagna. Perchè il numero uno del mondo, chiamato ad un pronto riscatto dopo l’eliminazione precoce da Wimbledon, non ha scelto il palcoscenico dell’insalatiera per riscattarsi e far parlare il campo? Evidentemente, il prestigio e l’importanza del torneo non sono commisurati allo sforzo che dovrebbe compiere un giocatore di tale caratura, che preferisce concentrarsi sulla carriera personale piuttosto che sui successi del collettivo, al contrario di quanto avvenne qualche anno fa.

Mancheranno anche Gasquet e Monfils nella Francia, oltre a Simon e Paire, e Berdych nella Repubblica Ceca. Adesso, la questione può espandersi anche alla questione infortuni: in un’altra situazione, ovvero in presenza di un maggior riconoscimento per l’impegno in Davis, quanti di questi giocatori avrebbero stretto i denti per dare un contributo fattivo alle proprie Nazionali? Probabilmente tutti, considerando che si tratterebbe di tre giorni e due match in media a testa. Evidentemente, nemmeno la breve durata può far vacillare le decisioni ed i programmi di chi, invece, va ad arricchire la casella delle assenze.

Cosa è successo alla Davis, dunque, e come si può rimediare ad una tale diaspora di grandi nomi? L’appeal è nettamente in calo e non solo per una questione economica che chiama in causa anche gli altri tornei. L’utilizzo delle seconde linee fa perdere d’interesse l’intera manifestazione e non esclusivamente gli spareggi di luglio: la federazione internazionale dovrà far ripartire in tempi brevi una macchina che, storicamente e fino a diversi anni fa, era ritenuta la più alta espressione tennistica a disposizione durante la stagione.

Foto di Felice Calabrò


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