DAVIS, SPETTACOLO DEL POTRO: A ZAGABRIA E’ 1-1

Del Potro batte Karlovic 64 67 63 75 all'Arena di Zagabria. Non perde mai il servizio, avrebbe anche potuto chiudere in tre. Ora Orsanic deve scegliere se farlo giocare anche in doppio.
venerdì, 25 Novembre 2016

TENNIS – Piantato come Cristiano Ronaldo di front ai suoi tifosi. E’ l’icona statuaria dell’orgoglio e del riscatto, Del Potro, dopo la risposta vincente che lo proietta a servire per il match. Avrebbe potuto chiudere in tre set, è vero, ma ha comunque vinto il punto probabilmente più importante della finale. E ora, dopo le tre ore e xx’ di battaglia, dopo il 64 67 63 75 a Karlovic, l’unico dubbio di Orsanic è: schierarlo anche in doppio o no? Rischiare il numero 1 tre giorni di fila, rischiando che arrivi sulle gambe domenica o farlo riposare a rischio di perdere il doppio che potrebbe decidere la finale?

Ha mancato due set point nel tiebreak, Karlovic dal 4-6 gioca quattro punti da applausi ma si illude solo di poter diventare il giocatore più anziano a vincere un singolare in finale di Davis dal 1912.

L’Arena di Zagabria ammutolisce presto. Karlovic, il più vecchio a scendere in campo in una finale di Davis dai tempi del 43enne Norman Brookes nel 1920, non mette in campo nemmeno una prima nel primo game. Sceglie comunque il serve and volley anche sulla seconda ma subisce il break. Il primo ace del match lo mantiene in scia. La partita procede sui binari attesi, prevedibili. Si scambia poco, il croato fa punto quasi solo col servizio e per un set e mezzo non perde nemmeno un punto quando mette in campo la prima. Del Potro sbaglia poco, anche se disturbato fra la prima e la seconda (non oltre i limiti però, soprattutto non per una calda finale di Davis). Karlovic regala il primo doppio fallo nel nono game e sbaglia anche una volée di rovescio non proprio impossibile. Palito, autoritario al servizio, suggella il 6-4 con una gran prima al centro.

Varia al servizio, cambia tagli e direzioni con la prima e la seconda, che serve a uscire anche da destra. Il croato fatica a intuirne le intenzioni e controllare la risposta. I tre doppi falli con cui apre il secondo set certo non aiutano il secondo singolarista di casa che però cancella due immediate chances di break. I tifosi fanno più fatica a scaldarsi, niente a che vedere con l’atmosfera da stadio del primo singolare e l’esultanza coreografica di Maradona, e i due pessimi errori del croato a rete nel settimo gioco non rappresentano esattamente un incentivo. Il 14mo ace, però, salva Karlovic che quest’anno indoor ha raggiunto la semifinale di Vienna senza battere teste di serie e due secondi turni, battuto proprio a Stoccolma da Juan Martin del Potro e a Bercy da Cilic.

Sul 5-6, col tiebreak ormai a un passo, Delpo sbaglia un dritto che raramente regala, ma il 30-30 non è preludio a un finale thrilling. L’argentino chiude il piccolo spiraglio, vince uno dei rarissimi scambi oltre i quattro colpi e aggancia il 6-6. Karlovic, che ha giocato in media più di un tiebreak a partita nel circuito maggiore, su oltre 600 partite disputate, vincendone però appena più del 50%, inizia con un minibreak di svantaggio, buono l’attacco dell’argentino sul passante tenero, e cancella lo 0 alla voce punti all’attivo con il ventesimo ace del match, a 229 kmh. Nello scambio, Del Potro è solido, la superficie comunque non è ingiocabile come già aveva anticipato Pella ieri, e si procura il primo set point quando Karlovic mette lungo il dritto in corsa dopo una risposta prevedibilmente bloccata. Ma gioca i quattro punti migliori del match. Squaderna l’accelerazione più efficace per il controbreak del 5-6 e cancella anche il secondo set point grazie all’errore dell’argentino che affossa il dritto al corpo. In pochi punti il set cambia. Del Potro si fa tirato, contratto, perde uno scambio da 18 colpi in cui ha avuto almeno due occasioni di attaccare e finisce per cedere 8-6.

Il croato apre il terzo set con due turni di battuta a zero, suggellati con l’ace numero 22 del match. Del Potro rimane, e non è certo una novità, più mobile dell’avversario, può coprire meglio il campo ma non ha la serenità del set precedente. Karlovic, sul 3-4, gli dà una mano non da poco con due doppi falli. Palito incarta il regalo e porta a casa alla terza occasione il secondo break in assoluto del match. Delpo gli serve ormai solo sul rovescio da sinistra, su quel colpo che Karlovic da piccolo non ha mai imparato perché, raccontava, nessuno glielo ha insegnato e chissà che sarebbe successo se invece di allenarsi solo a servire quando il sole tramontava avesse avuto una formazione più tradizionale. Proprio il rovescio, una volta preso in contropiede, lo tradisce e fa da preludio al 6-3 Argentina.

Ha vinto solo quattro volte, Karlovic, quando si è trovato sotto due set a uno, l’ultima allo Us Open dello scorso agosto contro Hsun-Lu e due in carriera in Davis, contro Blake nel monumentale quarto del 2009 e Lapentti al primo turno l’anno successivo. Apre comunque in scioltezza al servizio il quarto set. Del Potro, che in Davis ha perso solo una volta da un vantaggio di due set a uno, nella finale del 2011 (centesima edizione della manifestazione) contro Ferrer all’Olimpico di Siviglia, deve spendersi al massimo. La partita, che senza l’ingenuità nel tiebreak avrebbe potuto chiudere in tre set, diventa sfida di pazienza e ce ne vuole parecchia per assorbire oltre trenta ace e rimanere pronto sulle poche occasioni a disposizione. Il dritto in torsione del 5-5, però, conferma che di energie ne ha ancora.

E al secondo match point c’è festa solo per l’Argentina. Il sogno di una prima volta storica continua. Grazie a un eroe che vuole scrivere la storia sportiva del 2016.


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