DAVYDENKO: “POLITICA? SE MI DOVESSERO CHIAMARE…”

TENNIS - Il tennista russo riflette sul suo futuro dopo aver appeso la racchetta al chiodo e non esclude di poter seguire le orme del suo mentore Safin.
sabato, 2 Marzo 2013

Tennis. A novembre del 2009 il tennista russo Marat Safin, ex numero uno del mondo, giocava il suo ultimo match della carriera all’età di quasi trent’anni. Il suo torneo d’addio è stato il Masters 1000 di Parigi Bercy dove è stato sconfitto al secondo turno da Juan Martin Del Potro. Due anni dopo, nel 2011, Safin viene eletto alla lower house del parlamento russo (l’equivalente della nostra camera dei deputati) come rappresentante della regione del Nizhny Novgorod. Il partito è “Russia Unita” dell’attuale Presidente Vladimir Putin.

Ora un altro tennista russo, Nikolay Davydenko, nell’autunno della sua carriera professionistica sembra sul punto di seguire la stessa strada del suo illustre predecessore. Rientrato a gennaio dopo una lunga serie di infortuni che lo avevano tenuto lontano dai campi per quasi un anno, aveva da subito ottenuto buoni risultati nel torneo di Doha doveva aveva centrato la finale. Dopo di che però nei successivi tornei non si è spinto oltre i quarti di finale raggiunti questa settimana a Dubai.

Proprio dopo il match perso da Roger Federer il 31enne di Mosca si era espresso così in conferenza stampa: “Se mi dovessero chiamare in politica, andrò in politica”. Entrato tra i professionisti nel lontano 1999 Davydenko è uno dei veterani del circuito. Quest’anno sta giocando la sua 14° stagione ed ha ammesso recentemente di avere davanti a sé al massimo altri due anni per giocare ad alti livelli. E poi? Poi la carriera politica sembra essere una valida alternativa anche se: “Non ne sono ancora sicuro, ovviamente, anche perché la politica non è così semplice. Devi saperti muovere nella giusta direzione. Sapere dove andare e cosa fare. Ma se il mio interesse si dovesse orientare in questa direzione. Sarà quello che farò”. Ovviamente in questo suo “orientamento” il russo terrà ben presente l’esempio del suo mentore Safin sul cui operato in qualità di politico si è espresso in questi termini: “Safin sta facendo bene. Noto dei grossi progressi nel suo nuovo lavoro. Dopo aver lasciato il tennis, è entrato in politica e lo ha fatto nel modo giusto. Ci incontriamo e ci sentiamo spesso e so che sta andando alla grande. Non ci siamo persi di vista, siamo anzi rimasti molto in contatto e ne sono rimasto molto sorpreso”.

Riguardo invece ad una, più naturale, prosecuzione della carriera nella federazione tennistica russa Davydenko confessa di esserne molto attratto sebbene: “A Mosca è molto difficile restare nello sport. È molto più facile buttarsi nel business o nella politica. Poiché in questo momento lo sport, e dunque anche il tennis quindi, non sta vivendo una fase di progresso. Non penso che tutti i nostri atleti vogliano restare nel tennis. È difficile riuscire a fare qualcosa con la nostra federazione”.

In ogni caso c’è ancora molto tempo per poter decidere su quale strada intraprendere “dopo”. Il primo e più immediato obiettivo del russo è infatti ancora un altro: “Non ho aspirazioni specifiche, voglio solo vincere più titoli. Vincere tutti i tornei è un qualcosa di prestigioso… Io ho vinto 21 titoli in carriera e ne voglio vincere ancora”. Per buttarsi in politica c’è dunque ancora tempo, almeno fino alle prossime elezioni.


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