INVINCIBILI

Tre ragazze così diverse accomunate, per un periodo, da un gradevole destino: non perdere mai.
martedì, 29 Novembre 2011

Roma – Si dice che vincere sia sempre difficile, a qualsiasi livello. Perché per vincere non basta soltanto essere più forti del proprio avversario, è necessario, in taluni casi, essere fortunati, avere gli stimoli giusti e beneficiare di una corretta condizione atletica qualora se ne presentasse la necessità. E nonostante tutto, trovare la giornata storta può rovinare tutto quanto. Vincere è difficile, vincere in maniera continuativa lo è ancora di più. Nel tennis, come negli sport singoli per eccellenza, mettere a segno un filotto di successi senza incappare in rovesci è un traguardo ambito da pochi e che nell’arco di una stagione, su cifre consistenti, viene raggiunto da un ristretto numero di giocatori. O giocatrici. In questo articolo faremo la conoscenza di tre tenniste, più o meno note, che sono state capaci di restare imbattute per diverso tempo negli ultimi mesi.

Casey Dellacqua. La 26enne di Perth è da molti ricordata per essere arrivata, nel corso del Roland Garros 2008, ad un passo dal titolo in doppio assieme alla nostra Francesca Schiavone. Se la milanese si sarebbe poi rifatta con gli interessi, con la modalità da noi tutti conosciuta, anche Casey, proprio in questa stagione, si è tolta lo sfizio di alzare il trofeo nella terra che fu dei Moschettieri, aggiudicandosi la competizione di doppio misto assieme allo statunitense Scott Lipskyi. Non è chiaramente questo il motivo per cui ci soffermiamo sull’ex-39esima giocatrice del ranking WTA, bensì per il record di vittorie consecutive che l’australiana ha fatto registrare domenica scorsa, portando l’ammontare a 30, tutte conquistate in manifestazioni ITF da 25.000$. La striscia era cominciata a Cairns, il giorno successivo alla conclusione dello U.S. Open, e con due vittorie per mese (Darwin l’altro titolo di settembre, poi Esperance e Kalgoorlie ad ottobre, ed infine a novembre Traralgon e Bendigo, sempre e solo sul suolo natio) Dellacqua si è issata fino al settimo sigillo stagionale, il sesto consecutivo. A stupire, oltre all’evidenza di questo primato assoluto, anche i soli tre set persi nel corso di questi tre mesi, parziali sconfitte che mai hanno messo in dubbio il successo conclusivo della tennista australiana. Dall’altro lato c’è però da evidenziare come la concorrenza nei tornei che si svolgono nel continente oceanico non sia mai di prim’ordine e, per quanto la prestazione di Casey sia ragguardevole, c’è da interrogarsi su quante possibilità effettivamente c’erano che la tennista australiana potesse riproporre un filotto analogo in Europa o in Nord-America, dove il valore delle iscritte, anche in tornei da 25.000$, è di ben altro livello.

Dinah Pzifenmaier. Se riuscisse a confermare quanto fatto vedere in questa seconda parte di 2012, Dinah Pfizenmaier, classe 1992, tedesca, potrebbe avere il profilo giusto per essere una nuova freccia al sempre più sorprendentemente fornito arco della Germania. Dinah è una strepitosa novità, a livello internazionale, ma non per chi già la conosceva, perché sul suo talento giuravano in molti: quello che costantemente non la assisteva era la fortuna di poter disporre di un fisico sano a tal punto da resistere alla durezza della vita da professionista. Dopo il grave infortunio alla spalla occorsole la scorsa stagione, e grazie al grande lavoro atletico svolto assieme al preparatore atletico Jaime Fernandez-Fernandez, Pfizenmaier è tornata a misurarsi sulla scena internazionale, fornendo prestazioni settimana dopo settimana sempre più confortanti, fino alle 25 vittorie consecutive che tra settembre ed ottobre le hanno regalato i titoli di Braunschweig (10.000$), Rotterdam (25.000$), Plovdiv (10.000$) e Netanya (25.000$), prima della semifinale di Ismaning (50.000$+H) e della sconfitta tirata contro una giocatrice di livello superiore come Kaia Kanepi (7-6(7) 6-4) nel secondo turno della recente competizione di Helsinki. Con questi risultati Dinah, senza ranking nel mese di luglio, si è ritrovata abbondantemente tra le top-300 WTA, con tanto tempo davanti a sé per migliorare. Oltre ad un coach, Michael Schmidtmann, che crede ciecamente nelle sue possibilità. E, da quanto si evince, non a torto…

Romana Camile Tabak. Da sempre nota per la sua bellezza, la fu Romana Tabakova è tanto esteticamente rilevante quanto dannatamente jellata: svariati gli interventi subiti al ginocchio fino alla “perla” in fatto di sfortuna capitatale all’inizio del 2010, quando fu messa k.o. dal famigerato virus H1N1 (la febbre A che fece tremare mezzo mondo, stando ai quotidiani). Nonostante quest’insieme di eventi dettati dalla malasorte, Romana non si è mai abbattuta e, al tempo stesso rinfrancata dai numerosi servizi di moda che le venivano offerti, la tennista slovacca ha continuato ad impegnarsi nella pratica sportiva, sebbene le sue quotazioni, dopo un discreto cammino da juniores (nel 2008 raggiunse le semifinali a Wimbledon), fossero in ribasso. Provvidenziale, per lei, così dannatamente europea, un viaggio in Paraguay, ad Asuncion per la precisione, dove Romana ha messo insieme un filotto di 15 partite vinte, che le sono valse ben tre titoli, due da 10.000$ e uno da 25.000$. Poco importa se per fare questo ha dovuto saltare il tanto agognato concerto dei Black Eyed Peas, dal momento che Tabak ha finalmente trovato le giuste risposte per continuare a sperare in un futuro radioso. Peraltro le vittorie non sono state delle vere e proprie passeggiate. Al primo tentativo ha dovuto prima sconfiggere la locale Montserrat Gonzalez nei quarti di finale dopo essersi trovata sotto per 6-3 5-3 (3-6 7-5 7-5 il risultato finale) e poi annullare ben quattro match-point, di cui due consecutivi, nella finale vinta contro l’argentina Maria Irigoyen per 5-7 7-6(7) 7-5. Nella seconda manifestazione nuove insidie alla ragazza di Bratislava – questa volta al secondo turno – erano apportate dalla paraguayana Gonzalez, volata sul 6-1 4-1, mentre lo spauracchio dell’atto conclusivo rispondeva al nome di Tina Schiechtl, che si mostrava però incapace di sfruttare un vantaggio di 7-6 4-2 40-0: 6-7 6-4 6-4 il punteggio che consegnava a Romana il secondo titolo da 10.000$. Molto più agevole, incredibile a dirsi, il cammino di Tabak nel torneo più ricco, il 25.000$, dove si è perfino permessa il lusso di concedere un solo gioco nella finale a Florencia Molinero. Se son rose, fioriranno, ma vittorie di questo genere denotano una solidità mentale fuori dal comune.


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