DENTRO LA PROTESTA INSCENATA AGLI AUSTRALIAN OPEN, COSA E’ SUCCESSO?

La finale tra Djoko e Murray non è stata l'unica 'attrazione' nella notte della finale. La protesta inscenata da alcuni manifestanti ha fatto scoprire a tutto il mondo i segreti di quella che è, attualmente, considerata la Guantanamo d'Australia.
martedì, 3 Febbraio 2015

La finale degli Australian Open, edizione 2015, non è stata solo l’occasione per rimarcare la supremazia di Novak Djokovic nei confronti dei suoi avversari (nello specifico Andy Murray) ma anche quella nel vedere, ed in maniera tangibile, un gruppo di militanti che protestavano contro il centro per immigrati clandestini situato a Manus Island, in Papua Nuova Guinea, esigendone a gran voce la chiusura.

Con Novak Djokovic avanti su Andy Murray 4-3 nel secondo set, i manifestanti riuscirono a beffare la sicurezza della Rod Laver Arena, disponendo (coprendo) gli striscioni degli sponsor con quelli della protesta, con l’obiettivo, nemmeno tanto nascosto, di catturare l’occhio delle telecamere e far vedere a tutto il mondo i motivi di questo gesto. Il tutto per fortuna si è risolto senza nulla di importante, solo tanto clamore e con Murray che ha tratto anche vantaggio da questa interruzione, visto che è riuscito a brekkare Djokovic nel primo gioco dopo la ripresa. Due, le donne arrestate in seguito ai fatti che stiamo raccontando, mentre almeno altre quattro persone, che indossavano una maglietta con la scritta “Australia Open for the refugees”, sono stati fatti uscire dall’avveniristico impianto australiano.

Quasi tutte (la stragrande maggioranza) delle televisioni in quel momento impegnate nelle riprese del match, hanno rifiutato di mostrare la protesta in tv, ma migliaia di immagini e video circolano in maniera virale sul web a causa o per meglio dire grazie, ai video e alle foto scattate dagli spettatori presenti sugli spalti.

Ma chi sono queste persone che hanno inscenato questa protesta e qual è il vero motivo della loro rabbia?

Il centro di Manus Island è stato riaperto nel novembre 2012 come strumento temporaneo e destinato ai rifugiati e ai richiedenti asilo che cercano di raggiungere l’Australia in barca dall’Indonesia. Sotto il suo sistema di detenzione in mare aperto, l’Australia reindirizza tutti i richiedenti asilo che arrivano in barca nei campi offshore della Papua Nuova Guineae nella piccola isola-nazione del Pacifico, Naru. È qui che i rifugiati sono reclusi, anche per tempi piuttosto lunghi e, a quanto pare, trattati non come persone degne e bisognose d’aiuto. l centro Manus ha rappresentato il fulcro della politica d’immigrazione australiana che ha avuto inizio sotto il governo laburista precedente, allo scopo di scoraggiare i richiedenti asilo dal tentare di fare viaggi in barca spesso mortali (questa la tesi ufficiale). Quando il governo di coalizione conservatore di Abbott è salito al potere alla fine del 2013, il programma è stato ampliato e Manus Island ha guadagnato da allora la fama di Guantanamo Bay d’Australia.

 


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