DIETRO SERENA, IL VUOTO

TENNIS - A quattro giorni dall’inizio della 127esima edizione dei Championships, il torneo femminile si presenta come uno dei più scontati degli ultimi tempi. La più giovane delle Williams sull’erba ha ancora più margine sulle altre ed è davvero difficile immaginare Serena senza il suo sesto Wimbledon tra le mani

Tennis. Mancano quattro giorni al via della 127esima edizione di Wimbledon. Il prossimo lunedì, i leggendari Doherty Gates torneranno ad aprirsi per accogliere giocatori e spettatori all’All England Club ed offrire lo spettacolo unico del torneo di tennis più affascinante ed antico del mondo. Dopo aver delineato una sorta di griglia di partenza del gentlemen’s singles, cerchiamo di fare lo stesso anche per il torneo riservato alle donne.

A dir la verità, almeno alla vigilia dell’evento, non è possibile delineare una griglia di partenza simile a quella della formula uno, perché tra la prima fila e le altre, sembra esserci davvero un’autostrada. Mai come quest’anno infatti, il torneo femminile sembra avere una sola ed unica favorita, il cui strapotere, almeno a bocce ferme, appare addirittura incontrastabile. È pleonastico scriverlo, ma ovviamente stiamo parlando di Serena Williams. La numero uno del mondo, a 31 anni, è reduce, guarda caso, da 31 vittorie consecutive, ha letteralmente monopolizzato la stagione sulla terra rossa e, più in generale, nell’ultimo anno, da quell’inopinata sconfitta contro Virginie Razzano al primo turno del Roland Garros 2012, ha perso soltanto 3 delle 74 partite giocate (contro Angelique Kerber a Cincinnati, Sloane Stephens all’Australian Open e Victoria Azarenka a Dubai).

Un recente articolo di Rolling Stones, ha definito la più giovane delle sorelle Williams come il personaggio attualmente più dominante nello sport, mettendola davanti a dei “mostri” come Michael Phelps e Lebron James. L’articolo in questione, per far comprendere ai suoi lettori la portata del dominio di Serena sul circuito Wta, l’ha paragonata, con una boutade, addirittura al dittatore incontrastato della Corea del Nord, Kim Jong-un.

E pensare che negli ultimi tre mesi si è giocato sulla terra rossa, superficie, in linea teorica, meno congeniale per le caratteristiche di gioco della 16 volte campionessa di Slam. Ora a Wimbledon, Serena potrà contare su una alleata in più. Quell’erba che le ha regalato già cinque titoli ai Championships e una medaglia d’oro olimpica (conquistata sempre sui prati dell’All England Club lo scorso anno). Sulla superficie verde, se possibile, la superiorità della Williams, nei confronti di tutte le altre protagoniste del circuito Wta, è ancora più marcata. Il suo servizio, la sua risposta e le proverbiali accelerazioni vengono potenziate dalla velocità dei prati e diventano armi dalle quali è impossibile difendersi. Lo scorso anno, per rendere l’idea, Serena ha vinto il torneo, pur senza giocare al massimo delle sue possibilità, grazie ad un rendimento incredibile alla battuta. Al termine delle due settimane di partite, sono stati 102 gli aces messi a segno dalla Williams in sette partite; il triplo rispetto a quelli fatti registrare dalla seconda tennista in questa speciale classifica (Sabine Lisicki) e addirittura di più rispetto a quelli messi a referto da Philipp Kohlschreiber, migliore tra gli uomini. Se dovesse confermare un tale rendimento al servizio, unendovi anche l’eccezionale efficienza con gli altri fondamentali mostrata negli ultimi tempi, probabilmente assisteremmo ad un torneo simile a quello olimpico dello scorso agosto, che Serenona conquistò, perdendo appena 17 games in sei partite.

Con queste premesse, probabilmente solo un infortunio (come quello dell’Australian Open), o un’inopinata perdita di concentrazione (vedi Razzano a Parigi nel 2012) possono mettere i bastoni tra le ruote di Serena Williams ed impedirle di sollevare per la sesta volta il trofeo di Wimbledon e staccare sua sorella Venus, che quest’anno, per la prima volta dal 1997, non sarà ai nastri di partenza dei Championships.

Se una tale eventualità dovesse verificarsi però, quali potrebbero essere le giocatrici potenzialmente di approfittare di una defaillance della ovvia favorita della vigilia o addirittura in grado di impensierirla in un eventuale scontro diretto? Difficile dirlo adesso, perché Wimbledon, a livello femminile, negli ultimi anni, si è quasi sempre rivelato un torneo imprevedibile, probabilmente per il fatto che attualmente non esistono delle tenniste, definibili come specialiste dei prati. La classifica suggerisce ovviamente i nomi di Maria Sharapova e Victoria Azarenka. Entrambe arriveranno a Church Road senza partite sull’erba nelle gambe ed entrambe incroceranno le dita per non capitare dalla parte di tabellone presidiata da Serena Williams. Tra le due, la bielorussa è quella che contro l’americana avrebbe più chance, dato che è stata proprio lei ad infliggere l’ultima sconfitta all’invincibile Serenona. Tuttavia sull’erba avrebbe comunque pochissime speranze. Masha invece, probabilmente, può pensare di vincere il suo secondo Wimbledon, solamente se Serena venisse eliminata prima di scontrarsi con lei, alla luce delle 13 sconfitte consecutive patite dall’americana.

Se Azarenka e Sharapova occupano una immaginaria seconda fila, come detto lontanissima dalla prima, in terza fila possiamo mettere Petra Kvitova e Agnieszka Radawanska, due giocatrici che proprio a Wimbledon hanno vissuto i loro giorni migliori. La ceca nel 2011, ha alzato a Londra il suo primo e unico trofeo dello Slam, ma da allora non si è più ripetuta su quei livelli. In giornata, rimane una delle tenniste più incontenibili del circuito, ma il gioco mostrato ultimamente (vedi ieri a Eastbourne) e la condizione fisica non propriamente brillante, non le lasciano troppe speranze. Dovesse fare strada ed entrare in condizione invece, le cose potrebbero cambiare molto e Petra potrebbe diventare pericolosissima.Per la polacca, vale solamente la prima parte del discorso fatto per la Kvitova, dato che, nelle condizioni in cui si trova (anche per via dei problemi avuti alla spalla), Aga non da l’impressione di essere in grado di ripetere la finale raggiunta lo scorso anno, in maniera abbastanza sorprendente.

Possibili outsider attualmente non se ne vedono. Ex vincitrici di Slam, quali Samantha Stosur, Na Li e Ana Ivanovic, sull’erba non hanno mai mostrato il loro lato migliore, mentre tenniste intelligenti e costanti come Angelique Kerber, Caroline Wozniacki e Sara Errani, non hanno la potenza necessaria per reggere il confronto con le prime tre. In queste condizioni, può fare strada qualche nome nuovo. Mi permetto di segnalare la rumena Simona Halep, che oggi ha impressionato contro la nostra Roberta Vinci a s’Hertogenbosch, e l’americana Jamie Hampton, già sotto i riflettori al Roland Garros. Aiutate da un buon sorteggio, entrambe possono anche pensare di fare strada ai Championships.


2 Commenti per “DIETRO SERENA, IL VUOTO”


  1. renato ha detto:

    se la Kvitova avesse il coraggio di Simona Halep di ridursi il seno,sarebbe l’unica che potrebbe tenere testa alla Williams.per un suo futuro che può essere lungo e vincente, deve decidersi,non può giocare portandosi addosso due Airbag,troppo ingombro per spostarsi in velocità,per colpire come vuole la pallina,un handicap per lei,e un regalo per le avversarie…spero si decida.

  2. Luca ha detto:

    Luca visto che hai parlato dell’articolo dei Rolling Stones, a mio avviso sarebbe stato opportuno trattare anche delle ultime dichiarazioni discutibili di Serena.

    Serena Williams: ´Una delle attuali top 5 e´ cosi´ noiosa da innamorata!´

    Serena Williams lancia una frecciatina ad una sua collega, probabilmente Maria Sharapova…e si esprime sullo strupro in Ohio: ´La ragazza se l´e´ cercata´. Poi il dietrofront


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