DJOKOVIC 2015: SARA’ LA STAGIONE MIGLIORE DI SEMPRE?

Djokovic ha vinto 8 titoli su 13 tornei. Ha battuto almeno una volta tutti i top 10 affrontati. Il confronto con il Federer del 2006, il McEnroe del 1984, il Laver del 1969.
martedì, 13 Ottobre 2015

TENNIS – Otto titoli vinti e tre quarti di Slam completati. I sogni Grande Slam e Career Masters sfuggiti a una sola vittoria dal traguardo. “Questa è la mia stagione migliore di sempre” ha detto Novak Djokovic, meglio anche del 2011. Sono una persona più completa, sono marito e padre, e questo mi rende anche un giocatore più completo”. Cosa dicono i numeri? È questa la miglior stagione di Djokovic? Può entrare tra le migliori stagioni di sempre?

Quattro anni fa, il serbo è diventato il primo giocatore diverso da Federer e Nadal a raggiungere la prima posizione nel ranking dopo Andy Roddick, nel 2003. Ha conquistato 10 titoli, compresi tre Slam e cinque Masters 1000, ha aperto l’anno con una serie di 37 successi di fila e chiuso con un bilancio complessivo di 70 vittorie e 6 sconfitte, 21-4 contro i top-10, 10-1 complessivo contro Federer, non al meglio per la schiena, e Nadal che invece veniva da una delle sue migliori stagioni in carriera.

Quest’anno, Djokovic ha vinto 41 delle prime 43 partite giocate. Dalla sconfitta a Doha contro Karlovic, ha raggiunto 12 finali consecutive in 12 tornei disputati: è il primo dopo Federer a superare le 10 di fila (lo svizzero ne ha giocate 17 nel 2005, 11 nel 2006). Ha raggiunto lo svizzero per titoli nei Masters 1000, 24, e vinto Pechino per la sesta volta in altrettante partecipazioni, con una serie di 29 successi consecutivi, e 27 set vinti di fila, nel China Open: è la seconda serie più lunga di sempre in uno stesso torneo, davanti anche ai 26 di Connors a Bimingham, Alabama, tra il 1974 e il 1980, dietro solo ai 31 successi di Nadal al Roland Garros dal 2005 al 2009.

A Pechino, ha perso solo 14 game prima della finale, il minor numero di sempre nei tornei con tabelloni almeno a 32 giocatori. E con il doppio 62 a Nadal, ha centrato il 56 titolo in carriera su 82 finali e la 150ma vittoria su un top-10. Quest’anno ha battuto almeno una volta ogni giocatore compreso fra i primi 10 che abbia affrontato (non ha mai giocato contro Simon), con un record complessivo di 23 successi su 27, meglio anche del 21-4 con cui ha chiuso il 2015.

Dal punto di vista del gioco, confrontando le statistiche fornite dall’ATP, il numero 1 del mondo ha ora un tennis più aggressivo rispetto a quattro anni fa. Fa quasi il doppio degli ace (5.64 rispetto a 3.9) e vince il 4% in più dei game di servizio (90% contro l’86% del 2011), risultato in parte non marginale dovuto all’arrivo di Boris Becker nello staff. “Mi è stato di grandissimo aiuto” ha spiegato Nole, “sa esattamente che tipo di sfide devo affrontare, anche mentalmente, per giocare i grandi tornei e le grandi partite”.

In risposta, è vero che da una parte vince il 7% in meno dei game (39 contro 34), ma converte il 6% in più delle palle break (45 contro 39). Quando il gioco si fa duro, insomma, non ce n’è per nessuno.

DJOKOVIC: 2011 vs 2015 (dati al 13 ottobre)

2011 ATP MatchFacts 2015

70-6 Win-Loss Record 68-5

21-4 vs. Top 10 23-4

10 Titles 8

9-9 Tie-breaks Win-Loss Record 14-9

343 (3.9) Aces (Avg. per match) 412 (5.64)

143 (1.8) Double faults (Avg. per match) 125 (1.7)

65% First Serve Percentage 66%

74% First Serve Points Won 75%

61% Second Serve Points Won 60%

86% Service Games Won 90%

65% Break Points Saved 70%

36% First Serve Return Points Won 33%

58% Second Serve Return Points Won 56%

39% Break Points Won 45%

39% Return Games Won 34%

 

PARIGI NON VALE UNA MESSA
Con una, fondamentale, eccezione. “Per tutti, alla fine, che siamo pronti o no, arriverà il giorno in cui tutto finisce. Non ci saranno più albe, né minuti, né ore, né giorni. Tutto quello che hai collezionato, che tu l’abbia tenuto o dimenticato, passerà a qualcun altro”. Sono frasi che appartengono a un documentario sulle cure contro il cancro, ma funzionano anche per il momento che ha definito il lato oscuro della stagione forse più dominante nella storia dello sport più esistenziale del mondo. A Parigi, Djokovic perde l’ottava finale Slam in carriera, e la chance di diventare il secondo dopo Rod Laver a vincere i quattro major nello stesso anno. il record diventerà 10-8 dopo Flushing Meadows. Un bilancio buono, ma non così buono per chi vuole entrare nella storia, anche perché la legacy di un tennista dipende in gran parte proprio dal bilancio negli Slam: è vero che Lendl ha chiuso con 8-11, ma Federer è 17-11 e Nadal a 14-6. Cosa manca ancora a Djokovic? Cosa gli è mancato a Parigi? Questione di tensione, per Jim Courier, che di Slam ne ha vinti quattro su sette finali. “Se guardiamo al linguaggio del corpo di Novak durante l’Australian Open, lo Slam dove ha avuto i maggiori successi” spiega, “la tensione era evidente. In base alla mia esperienza, quando hai raggiunto un certo numero di finali, realizzi quanto sia grande la differenza fra la vittoria e la sconfitta. E questo aumenta la pressione”.

Per Annacone, coach di Federer e Sampras, la chiave è la volontà di prendersi il proscenio quando più forti sono le luci della ribalta. Volontà che Djokovic ha mostrato soprattutto dopo il 2013, dopo le sconfitte contro Murray a Wimbledon e contro Nadal allo Us Open. Due partite che gli hanno insegnato quanto già Andre Agassi aveva appreso dopo la sua prima finale in un major: “Non puoi vincere uno Slam se giochi la finale per non perderla”.

SULLE SPALLE DEI GIGANTI
Nella storia recente, oltre il suo 2011, solo i migliori anni di Federer possono competere con il 2015 di Djokovic. Il 2005 dello svizzero partì con tre sconfitte fino a Wimbledon e nessuna fa lì fino alla finale del Masters contro Nalbandian: avesse vinto quella partita Federer avrebbe eguagliato la miglior percentuale vittorie/sconfitte dell’era del computer, quella stabilita da McEnroe nel 1984. Ma è il 2006 la stagione più impressionante, la prima in cui come il Djokovic 2015 ha raggiunto la finale in tutti i quattro tornei dello Slam: un anno in cui lo svizzero ottiene 13 titoli, 4 sconfitte in finale e un primo turno a Cincinnati, battuto dal giovane Murray: gli manca una vittoria per eguagliare il bilancio del 1974 di Connors.

Al momento, i 12 titoli su 16 tornei del 2006 dello svizzero è appena superiore al bilancio di 8 titoli su 13 tornei del Djokovic 2015, anche se per il serbo restano irraggiungibili le 92 vittorie su 97 partite di Federer in quella stagione. Per l’andamento, il 2015 di Nole può ricordare il 1984 di McEnroe, che arrivò imbattuto al Roland Garros prima di distrarsi con un fotografo e farsi rimontare da Lendl. Da quella finale, perse come noto solo da Amritraji a Cincinnati e da Sundstrom in una finale di Davis nata storta in una gelida Goteborg. Superbrat chiuse con il 96,47% di vittorie quella che rimane la stagione migliore nell’era del computer, e al momento Djokovic è al 93,1, con 13 titoli e una finale su 15 tornei giocati.

Dati anche migliori di Rod Laver nel 1969 che resta nella storia come l’anno dell’unico Grande Slam dell’era Open. Rocket perse 14 partite, con una percentuale di vittorie dell’87,9%, ma superò le 100 partite vinte come solo Nastase, Vilas e Lendl saranno in grado di fare. Vinse 18 tornei in stagione, record dal 1968, sui 31 disputati. Certo, tre Slam si giocavano sull’erba, ma l’australiano ha dominato su ogni superficie: sul rosso del Roland Garros, sul duro del South African Open a Johannesburg e degli US Pro a Chestnut Hill e sui campi al coperto di Wembley e degli US Indoor a Philadelphia.

Altri tempi, altre condizioni, che riaprono una domanda senza una vera risposta. Di sicuro, dovesse vincere anche uno dei due Masters 1000 di fine stagione e le Finals, il 2015 di Djokovic si candiderebbe a diventare una delle più grandi stagioni dell’era moderna.


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