DJOKOVIC E LE URLA AL BALL BOY, EQUIVOCO DI PROSPETTIVA

Brutto episodio nel corso della finale di Miami: Djokovic ha urlato con grande violenza, apparentemente, contro un raccattapalle. Tuttavia, il serbo ha spiegato che si è trattato semplicemente di un equivoco.
martedì, 7 Aprile 2015

Quella che si è appena conclusa è stata una settimana importante per Novak Djokovic, che a Miami ha portato a casa il suo cinquantunesimo titolo in carriera, centrando per la seconda stagione consecutiva l’accoppiata Indian Wells – Miami. Due titoli, che uniti all’Australian Open vinto a Febbraio, fanno del 2015 del serbo una stagione, per il momento, molto simile a quel magico 2011, che lo vide trionfare in tre slam e rimanere imbattuto fino alla semifinale del Roland Garros.

Tuttavia, a macchiare la settimana altrimenti perfette del numero uno del mondo, c’è stato un episodio, alla fine del secondo set perso in finale contro Andy Murray, nel quale il campione serbo, non è stato, quanto meno, un campione di stile. Djokovic infatti, dopo aver ceduto la battuta decisiva nel decimo gioco, regalando il parziale al britannico, ha urlato con estrema veemenza, secondo quanto racconta Nole, contro il suo angolo. Il giudice di sedia però, ha pensato che le urla e gli insulti del serbo non fossero rivolti allo staff presente in tribuna, bensì ad un giovane raccattapalle che gli passava accanto in quel momento ed ha deciso di infliggere un warning al futuro vincitore del Sony Ericsson Open.

Djokovic ha deciso di tornare sull’episodio, pubblicando un video su youtube, per spiegare la sua versione di quanto accaduto. Il serbo, pur spiegando che le urla erano rivolta soltanto al suo staff, ha voluto ugualmente porgere le sue scuse al povere raccattapalle, protagonista incolpevole dell’incresciosa vicenda. “Voglio tornare su uno spiacevole episodio accaduto durante la semifinale”, esordisce il numero uno del mondo. “Dopo aver perso il secondo set, ho rivolto delle urla nei confronti del mio box, perché ero molto frustrato. Il raccattapalle in quel momento stava passando proprio accanto a me e sono molto dispiaciuto, ma non avevo alcuna intenzione di urtarlo o di spaventarlo in alcun modo. Spero vivamente che tu possa perdonarmi (rivolto al giovane, ndT). Molti pensano a quello che vedono i bambini in televisione e ora che sono padre vedo tutto in un’altra prospettiva. Voglio scusarmi con il ragazzo e con i suoi genitori. Come padre non vorrei mai che una cosa del genere accadesse a mio figlio. Ancora una volta, spero tu possa perdonarmi”.

“Purtroppo talvolta ci facciamo prendere dalle emozioni”, ha concluso Djokovic. “Anche se, come atleti professionisti, abbiamo imparato a gestire la frustrazione. In partite come quelle di ieri, queste cose possono capitare anche se non dovrebbero”. Insomma quella che sembrava una scenata epica, rivolta ad un ragazzo che non aveva nessuna colpa nella circostanza incriminata, sembrerebbe in realtà essere stato soltanto un equivoco di… prospettiva.


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