DJOKOVIC, FRANCIA MON AMOUR

A poche ore da Montecarlo e ad un mese da Parigi, Nole dichiara amore al pubblico francese. E racconta un curioso aneddoto degli inizi: "Dopo la guerra in Jugoslavia mi guardavano come se fossi un terrorista..."
domenica, 12 Aprile 2015

TENNIS – Dopo un’intera carriera in giro per il mondo, capita di affezionarsi particolarmente ad un torneo o ad una nazione più in generale. Anche Novak Djokovic prova questa caratteristica e, in un’intervista rilasciata a Le Parisien a poche ore dall’inizio di Montecarlo, dichiara amore alla Francia. Un rapporto iniziato tanti anni fa, quando l’attuale numero uno del mondo era ancora un sognatore e non l’autentico Re Mida dei giorni nostri.

Tantissimi miei connazionali vivono in Francia – spiega Nolee per questo motivo si è instaurato un bel rapporto di collaborazione tra serbi e francesi. Anche la lingua è un fattore importante, visto che le parentele a distanza hanno permesso di far propria la cultura dell’altro: io non ho ancora imparato perfettamente il francese, ma ci sto lavorando. Non la vedo come una necessità, ma più come un piacere personale. Avevo undici anni quando ho disputato il torneo di Tarbes nella mia categoria, sedici quando ho partecipato all’Open di Francia nel torneo juniores“.

Un aneddoto particolarmente interessante è quello dei primi viaggi transalpini di Djokovic, cominciati esattamente dopo la guerra in Jugoslavia: “Sono cresciuto con lo spettro della guerra nei Balcani, per un serbo non era facile viaggiare dopo tutto quello che era successo. Non solo per una questione economica, visto che il conflitto aveva causato danni enormi, ma anche sotto l’ottica di una nuova integrazione all’estero. Ricordo quando mio padre mi accompagnava nei tornei juniores: la gente ci guardava in modo strano, pensava che fossimo dei terroristi e che da un momento all’altro avremmo fatto una pazzia. Si sentivano in pericolo soltanto con la nostra presenza. In Francia questo non è successo e ho percepito un’accoglienza particolare, un clima di amicizia che non si respirava in altre occasioni e in altri paesi“.

Da questo episodio, è nato tutto un modo di intendere il pensiero francese. Il tennista di Belgrado ne conferma il fascino: “Girando per il mondo, ho modo di avvicinarmi sempre di più alla cultura transalpina. Ho un rapporto quotidiano con lingua e modi di vedere, basti pensare a Peugeot che è il mio sponsor, così come lo è Gerblè per le mie scelte alimentari. Conoscere i francesi è un’esperienza stimolante: mi piace il senso dell’umorismo, lo trovo davvero divertente. Sono piccoli accorgimenti che mi hanno aiutato anche nelle mie precedenti esperienze a Montecarlo, mentre a Parigi ho scoperto una cosa molto importante: i parigini sono ottimisti e fiduciosi, ti danno un grande incoraggiamento nel vivere la vita“.

Già, Parigi. Il Roland Garros è l’unico titolo dello Slam che non è ancora finito nella sconfinata bacheca di Nole, che racconta la sua esperienza con il rosso più prestigioso di Francia: “Sogno di vincere questo trofeo, ma non ci sono mai riuscito nonostante abbia giocato diverse partite ancora vive nella mente degli appassionati. Le sfide contro Nadal, soprattutto quella nel 2013, sono state difficili da digerire, ma ho sempre tratto qualcosa di positivo da apprendere e mettere in pratica nelle manifestazioni successive. Spero di aver raggiunto l’apice dell’apprendimento, quando il 19 maggio entrerò in campo per l’edizione del 2015. Il Roland Garros rimane in vetta alle mie priorità“.

Se Djokovic ama i francesi, i francesi amano Djokovic: “Dopo la sconfitta in finale dello scorso anno, il centrale mi ha applaudito a lungo. Probabilmente è stato il momento più toccante della mia carriera, perchè quando perdi e il pubblico ti applaude vuol dire che hai trasmesso loro un’emozione forte. Gli spalti del Roland Garros, ma più in generale tutti i francesi non sono facili da conquistare, per questo vi dico di approfittare del loro sostegno. Io, da straniero, mi sento amato e apprezzato: quando mi sento così, gioco il mio miglior tennis. Spero di non deludere tutti coloro che verranno a Montecarlo e poi a Parigi“.


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