DJOKOVIC: L’ORGOGLIO DI UNA NAZIONE

Novak Djokovic come esempio da seguire. Il tennista di Belgrado, fresco campione di Wimbledon, rappresenta sempre più la voglia di rivalsa di un popolo, quello serbo, alla ricerca di una nuovo orgoglio nazionale dopo gli anni di guerra.
mercoledì, 23 Luglio 2014

Tennis – Non è facile nascere e vivere in un paese come la Serbia. Lo sa bene Novak Djokovic che, racchetta in mano, ha mosso i suoi primi passi sotto il vento di guerra che imperversa in una nazione piegata dalle bombe.

Lui però ce l’ha fatta. Ha coronato il suo sogno diventando un campione a livello mondiale, alimentando le speranze in milioni di connazionali.

Generoso con la faccia da bravo ragazzo, che però quando meno te lo aspetti te ne può combinare una, Nole ha da subito colpito al cuore il popolo serbo che ha trovato inaspettatamente nel tennis un esempio da seguire.

L’ultima edizione di Wimbledon lo ha incoronato per la seconda volta in carriera Re di Londra, e la sua commossa dedica al momento di ricevere il trofeo, ha rivelato un altro aspetto del carattere di Djoko, facendo ancora una volta centro.

Le lacrime e le braccia al cielo per salutare Jelena Gencic, scomparsa nel 2013,  hanno fatto affiorare di nuovo quelle radici, mai negate, e sempre  portate con orgoglio.

Tutto quello che è oggi, Novak, lo deve in gran parte  alla ex campionessa di Belgrado che scoprì il talento puro in quel ragazzino, che nella località montana di Kopaonik, scelse la racchetta anziché gli sci.

Il più grosso talento che io abbia mai visto dopo Monica Seles” disse una volta la Gencic parlando del suo pupillo Nole.

Le sue previsioni all’epoca sembravano rasentare la follia “Il vostro è un bambino d’oro” disse rivolgendosi ai genitori aggiungendo una profezia che negli anni si rivelò quanto mai veritiera “ Diventerà il numero uno al mondo”

Ma Djokovic ha fatto molto di più soprattutto sotto l’aspetto sociale.

Raggiunti gli obiettivi sportivi, con il suo nome ai vertici del tennis mondiale, direttamente o indirettamente Novak ha ridato dignità e speranza ad un popolo che faticava a togliere, dalla propria “bandiera”, quelle macchie di sangue impresse durante la guerra dei Balcani.

Recuperare il senso di orgoglio nazionale non  è semplice e come spesso accade il percorso  passa per  le gesta di un “eroe” moderno, che attraverso la sua figura offre al mondo una prospettiva diversa da cui guardare e giudicare un popolo.

È quello che in pratica è accaduto alla Serbia che grazie a Novak Djokovic ha ritrovato, con lo sport,  la forza di sentirsi importante.

Eletto praticamente “ambasciatore” serbo nel mondo, Djokovic fa parte oramai della struttura sociale del suo paese, lasciando il segno in campo e fuori. Migliaia di bambini portano il suo nome e tra le proposte più bizzarre fatte in suo onore annotiamo la richiesta di istituire una nuova giornata di “Slava” (la tradizionale ricorrenza serba per la quale si festeggia il santo protettore della casa e della famiglia) aggiungendo il Noledan ovvero il giorno di Nole.

Ed ancora la compagnia di bandiera Air Serbia, dopo aver rischiato la bancarotta e tornata a volare grazie alla fusione con la Ethiad Airways, ha voluto omaggiare l’atleta di casa dando il suo nome all’Airbus A319 che ha inaugurato il nuovo corso volando da Belgrado ad Abu Dhabi.

Tutti riconoscimenti nei confronti di un campione che esalta l’orgoglio nazionale sul terreno di gioco, e lo coccola attraverso iniziative spontanee, come quella del Febbraio scorso quando, durante la tempesta di neve abbattutasi sulla provincia serba di Voivodina, Nole scese letteralmente in campo affiancando i soccorsi in aiuto degli automobilisti rimasti bloccati in autostrada.

Dopo aver portato acqua, cibo e benzina, Djokovic invio anche tre macchine spazzaneve ma, cosa più importante, fece accendere i riflettori, attraverso la sua presenza, su una situazione difficile che altrimenti sarebbe passata quasi inosservata.


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