DJOKOVIC-NADAL, L’ESIBIZIONE IN ARABIA DIVENTA DELICATA

Dopo Brasile-Argentina di calcio, Gedda diventerà la sede di Djokovic-Nadal. Il match amichevole pre-natalizio, però, è già un caso di Stato.

TENNIS – Che lo sport sia spesso servito per mascherare l’effettiva situazione di alcuni Paesi del mondo, è un fattore ciclico fuori discussione. L’Arabia Saudita è al centro delle polemiche e il tennis ne è la vittima sacrificale più prossima, con Djokovic-Nadal tra i match in questione e che non passano esattamente inosservati, nemmeno dove la racchetta non è l’attrezzo sportivo più utilizzato.

Il tutto nasce dall’esibizione che il serbo e il maiorchino metteranno in scena il 22 dicembre a Gedda, la stessa città che ha ospitato Brasile-Argentina di calcio soltanto pochi giorni fa. La componente scatenante è ovviamente l’omicidio di Jamal Kashoggi, il giornalista dissidente saudita che è stato assassinato nell’ambasciata araba in Turchia: disputare il match in programma prima di Natale, infatti, significherebbe prestare il fianco al principe Salman, che attraverso i grandi nomi dello sport internazionale vuole ripulire l’immagine della nazione dopo un episodio così grave.

Questa chiave di lettura, nonché l’appello alla diserzione da parte dei due tennisti, proviene da Allan Hogarth, dirigente di Amnesty International di base nel Regno Unito, con l’obiettivo di puntare l’attenzione sul mancato rispetto dei diritti umani e della libertà di stampa e opinione: “Non date alibi al regime – ha spiegato al Times – l’obiettivo è chiarissimo. Ovviamente nessuno può dire chi può e chi non può ospitare un evento di tale portata, ma sarebbe opportuno che Djokovic e Nadal rispondano difendendo i diritti umani ed opponendosi a questa manovra teatrale per lavare l’immagine dell’Arabia Saudita”.

Finora, però, nessuno dei due tennisti ha risposto all’appello di Hogarth, ma non è detto che una dichiarazione diplomatica sia la naturale conseguenza di tutto questo. Nadal ha appena mostrato la sua solidarietà e filantropia aiutando la sua Mallorca nell’alluvione di qualche giorno fa, Djokovic è da sempre uno dei sostenitori più attivi nelle iniziative benefiche. La questione saudita, per quanto delicata o per quanto deleteria per la propria immagine internazionale, ha ancora due mesi di tempo prima di raggiungere un esito in un senso o nell’altro.


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