DJOKOVIC: “PROVARONO A FARMI COMBINARE UN MATCH”

Il numero uno del mondo ha raccontato che nel 2006 gli vennero offerti 100.000 dollari per "sistemare" una partita. Il serbo disse di no e denunciò tutto alle autorità competenti
mercoledì, 24 Dicembre 2014

TENNIS – Centomila dollari. E’ quanto venne offerto al numero del mondo Novak Djokovic per combinare un match. Correva l’anno 2006, il serbo stava muovendo i primi passi verso la gloria e qualcuno tentò di convincerlo con un argomento decisamente sostanzioso, fatto di tanti “bigliettoni verdi”, ma Nole, naturalmente, rifiutò.

A raccontare l’accaduto è stato lo stesso numero uno del mondo attraverso USA Today: “Ovviamente dissi di no – ha affermato Djokovic – non ci ho pensato nemmeno un secondo e ho denunciato tutto alle autorità competenti. Spero che qualsiasi giocatore faccia lo stesso se si dovesse trovare in una situazione simile. Cose del genere distruggono la reputazione del tennis, non possono essere tollerate, anche se purtroppo la realtà è differente”.

Già, la realtà purtroppo è un’altra cosa. E’ difficile dire quanto preoccupante possa essere attualmente il problema, ma il “gap” economico tra i grandi del tennis e il sottobosco che vive nella loro ombra è sempre più marcato. Ecco quindi che la tentazione di un giocatore che si trova nel “limbo” della classifica mondiale può diventare determinante, non a caso la polizia anti corruzione, la Tennis Integrity Unit (creata nel 2008 da International Tennis Federation, ATP, WTA e boards dei tornei del Grande Slam), ha avuto a che fare sempre con giocatori situati bel al di là dei primi 100 del ranking mondiale.

Fino ad oggi la TIU ha esteso undici sanzioni, di cui cinque a vita, ma non sono soltanto i giocatori a finire nel mirino degli investigatori. La squalifica più recente infatti (comminata il mese scorso) ha riguardato un giudice di sedia, il francese Morgan Lamri, la più “fresca” tra i giocatori invece ha colpito il russo Kuzmantsov, “bannato” a vita per una losca storia di scommesse. Il 27enne aveva raggiunto al massimo la posizione numero 261 del ranking, e aveva guadagnato poco più di centomila dollari durante la sua carriera. Ecco quindi che diventa molto più alto il rischio di cadere nella trappola da parte di chi non riesce a guadagnare abbastanza per “sistemare” la propria vita.

Secondo il campione di doppio Mike Bryan, circa il 30 per cento dei giocatori viene avvicinato per tentare di combinare delle partite. Può accadere di persona, via e-mail o per telefono, e a quanto ha raccontato lo statunitense, sono proprio i giocatori che non riescono a “sfondare” gli obiettivi preferiti di chi specula sulle scommesse. “Quando giochi un Challenger – ha affermato Bryan – o un torneo di livello simile e ti offrono cinquantamila dollari, e tu sei un semplice giocatore che ha solo una valigia in mano con la quale si sposta in cerca di fortuna, cosa fai?”

E’ la domanda delle domande, ma “questi sono i problemi che nascono quando si uniscono sport e scommesse” ha affermatoil presidente del consiglio dei giocatori ATP Eric Butorac. La stessa ATP e la WTA hanno messo in atto politiche educative e sanzioni esemplari quando si tratta di corruzione, ma è abbastanza? Intanto la ITF ha proposto un incremento del 50 per cento dei prize money del proprio circuito (la porta d’ingresso verso la ATP e la WTA), visto che secondo uno studio appena l’1 per cento dei giocatori guadagna la metà di tutti i premi che ogni anno vengono messi in palio durante i vari tornei (nel 2013 la cifra si è attestata a 162 milioni di dollari per gli uomini e 120 per le donne).

La proposta verrà presa in esame il prossimo mese di marzo, ma anche la ATP nelle scorse settimane ha annunciato un aumento dei prize money dei tornei Masters 1000 (generando tra l’altro anche la replica stizzita dei rappresentanti dei tornei stessi), e proprio il numero uno del tennis mondiale maschile Kermode ha riconosciuto la disparità esistente al momento attuale, disponendo anche la creazione di un comitato che possa trovare una soluzione per i tornei Challenger.

“Lo sport – ha affermato Kermode – deve essere una cosa genuina, ed è in questa direzione che continueremo a lavorare”. Anche perché, secondo un articolo pubblicato lo scorso mese all’interno del The Guardian in Inghilterra, un ex agente della Interpol ha dichiarato che, quanto a match combinati e corruzione, il tennis è il terzo sport più vulnerabile dopo il calcio e il cricket.


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