DJOKOVIC, QUALE POSTO NELLA STORIA?

TENNIS – La recente striscia di successi del campione serbo ha rilanciato molto le sue quotazioni nel borsino tennistico. Per il momento, la carriera di Nole non è paragonabile a quella dei possibili GOAT Federer, Nadal e Laver, ma, alla luce della sua grande costanza di rendimento, il futuro sembra essere decisamente dalla parte dell’attuale numero due del mondo
lunedì, 2 Dicembre 2013

Tennis. Dopo che Rafael Nadal, lo scorso settembre, ha conquistato a New York il suo tredicesimo titolo dello Slam in carriera, si è ricominciato a parlare molto di GOAT (Greatest of all time) e della possibilità che possa essere proprio lo spagnolo, uno dei candidati, a questo titolo, “platonico”, ma molto significativo, soprattutto per i tifosi e per gli addetti ai lavori, che da anni si arrovellano il cervello per capire il nome del miglior giocatore di ogni epoca.

Se arrivare ad una risposta unanimemente accettata da tutti sembra essere, almeno per il momento, impossibile, possiamo dire che fino a questo momento il campo dei possibili GOAT è stato ristretto al terzetto composto da Roger Federer, Rafael Nadal e Rod Laver. Se i primi due hanno dalla loro il  numero di Major in bacheca, il vecchio Rocket Man può contare sul doppio Grande Slam completato, nel 1962 e nel 1969, e su un numero di trofei del poker vinti (11), che poteva essere molto maggiore, se il mancino australiano non avesse dovuto rinunciare alla partecipazione a molte edizioni dei tornei dello Slam, a causa del suo passaggio al professionismo. Un altro nome che viene talvolta accostato alla qualifica di più grande di tutti i tempi, è quello di Pete Sampras, ma l’americano perde di “credibilità” a causa della mancata conquista del Roland Garros.

Difficilmente il discorso sul GOAT arriva a coinvolgere anche altri giocatori. In particolare, quasi mai si parla del serbo Novak Djokovic, che pure, negli ultimi due o tre anni, qualche pagina significativa, nella storia del nostro amatissimo gioco, l’ha indubbiamente scritta. Del resto, il palmares del serbo non è ancora all’altezza dei tre mostri sacri sopracitati. Sono infatti “soltanto” sei gli Slam vinti dall’attuale numero due del mondo. Un numero ben lontano dai 17 allori di Federer, dai 13 di Nadal, ma anche dagli undici di Rod Laver. Per il momento, il campione serbo sembrerebbe più facilmente accostabile a grandi campioni quali Andre Agassi, John Mcenroe, Ivan Lendl, Boris Becker, Jimmy Connors e Mats Wilander. Tutti ex giocatori con in bacheca un numero di Major oscillante tra il sei e l’otto.

Tuttavia, il discorso va fatto anche in prospettiva. Novak Djokovic attualmente, tra i migliori giocatori del mondo sembra essere quello più “sano” dal punto di vista fisico (è l’unico dei Fab Four a non avere avuto seri problemi fisici) ed anche il più versatile, avendo conseguito ottimi risultati su tutte le superfici, contrariamente a quanto fatto dai suoi più diretti concorrenti negli ultimi due-tre anni.

Il nativo di Belgrado, quest’anno, ha vinto l’Australian Open ed il Masters di fine anno, ha fatto finale a Wimbledon e a New York, mancando per un pelo una finale del Roland Garros, che l’avrebbe visto senz’altro favorito contro David Ferrer. Traguardi che evidenziano la grandissima costanza del rendimento di “Nole” e la sua eccezionale adattabilità a tutte le superfici del circuito. L’ultima parte della stagione poi, ci ha riproposto un Djokovic straripante, capace di chiudere l’anno con ben 24 successi consecutivi. Se la striscia dovesse continuare anche il prossimo anno (e ricordiamo che il serbo non perde una partita in Australia dal 2010), Nole metterebbe in serio pericolo la sua striscia di 43 successi consecutivi del 2011 (quinta migliore striscia di sempre).

Ad impressionare però, è la qualità delle recenti vittorie del sei volte campione di Slam. Dei 24 successi ottenuti negli ultimi due mesi, ben 13 sono giunti contro dei top ten. Una percentuale ancora più incredibile, se pensiamo che Nole ha incontrato (e sconfitto) i 13 top player nelle ultime 20 partite disputate, e ne ha “abbattuti” 11 nelle ultime 14. Un filotto straordinario, che ha pochi eguali nella storia del tennis. Dal 1983 infatti, soltanto tre giocatori sono stati in grado di fare come o meglio di Novak: Roger Federer (24 top ten sconfitti consecutivamente tra la fine del 2003 e il 2004), John McEnroe (15, all’inizio del 1984) e Rafael Nadal (13, tra il torneo di Montecarlo del 2012 e quello del 2013, ma non ci dimentichiamo che lo spagnolo ha saltato molti mesi per l’infortunio al ginocchio).  Inoltre, va detto anche che non è la prima volta che il serbo ottiene così tante vittorie di fila contro i top ten, visto che nel corso della già citata striscia di successi del 2011, erano arrivate proprio 13 vittorie consecutive contro i top ten, seppur “diluite” in 5 mesi e non ravvicinate come è successo ultimamente.

Djokovic è dunque un tennista capace di dominare i suoi avversari più quotati senza troppi problemi, assorbendo facilmente le fatiche fisiche e mentali, che una sfida contro un top ten comporta. In questo modo riesce a vincere tante partite difficili, anche a distanza di tempo ravvicinata. Tra i suoi principali concorrenti, nessuno sembra in grado, attualmente, di fare lo stesso. Nemmeno Nadal, che, per esempio, ha pagato con un finale di stagione in flessione, la straordinaria striscia di successi ottenuti in estate.

Inoltre, Rafa, seppur più vecchio di Nole di solo un anno, è tennisticamente molto più usurato del campione di Belgrado e nei prossimi anni potrebbe soffrire il suo principale avversario ancora di più di quanto non lo faccia attualmente. Se a questo aggiungiamo che Andy Murray e Juan Martin Del Potro non sembrano avere la costanza di rendimento del serbo e che la generazione futura dà l’impressione di essere molto debole, se paragonata a quella attuale, non è difficile ipotizzare per Novak Djokovic un futuro radioso, che potrebbe condurlo a raggiungere un posto nella storia del tennis molto più importante di quello che occupa attualmente. E magari, alla fine della sua carriera, Nole potrebbe avere un numero di Major vicino a quello di Federer e Nadal e anche lui potrebbe inserirsi nello spinoso discorso sul GOAT, che siamo sicuri sarà ancora di grandissima attualità.


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