DJOKOVIC VUOLE STEFAN FIGLIO D’ARTE, MA GLI CONVIENE?

Il serbo ha dichiarato che chiederà a suo figlio di giocare a tennis, ma la storia del nostro sport ci insegna che raramente i figli riescono a ripercorrere con successo le orme dei padri.
mercoledì, 29 Ottobre 2014

“Chiederò a mio figlio di giocare a tennis, ma non glielo imporrò. Qualsiasi cosa deciderà di fare, avrà il mio supporto”. Con queste parole Novak Djokovic ha risposto ad una provocazione di un giornalista, che a Parigi Bercy gli aveva chiesto se avesse voluto fare pronostici su chi sarebbe diventato più forte tra il suo primogenito Stefan e i figli di Roger Federer. Tuttavia, scegliere di intraprendere la stessa carriera di suo padre, potrebbe non essere la strada migliore per il giovane Djokovic, visto che la storia del tennis ci insegna che non sempre il talento e la predisposizione per il gioco si trasmettono di padre in figlio e anche quando questo avviene,  i risultati dei figli difficilmente sono all’altezza di quelli del genitore. Ed essendo figlio di Djokovic, Stefan dovrà impegnarsi un bel po’ per avvicinarsi al padre.

Stirpe indiana. Il nostro viaggio attraverso la storia delle saghe familiari tennistiche parte dall’India e dalla gloriosa famiglia Krishnan. Il padre, Ramathan, è una delle leggende del tennis asiatico, che a suo tempo ottenne una celebrità tale nel suo Paese, da essere invitato a colazione dal primo ministro Nehru. Talento precoce, primo asiatico campione a Wimbledon juniores nel 1954 ed esordiente in Coppa Davis a soli 16 anni, Krishnan senior ha raggiunto in carriera il numero 6 della classifica amatoriale, soprattutto grazie alle due semifinali raggiunte ai Championships nel 1960 e 1961 e a quella conquistata a Parigi nel 1962. A dispetto degli ottimi risultati, Ramathan non è mai passato al professionismo, ma anzi ha rifiutato di farlo, anche dopo una lauta offerta ricevuta da Jack Kramer nel 1960. Sua è la firma su uno dei successi più prestigiosi della squadra indiana di Coppa Davis, che grazie alle sue vittorie nel 1966 si qualificò per la prima volta per il challenge round. Nella competizione a squadre, nessuno ha vinto più di Ramathan tra gli indiani. Il figlio, Ramesh, pur senza diventare una celebrità assoluta come suo padre, è riuscito a ripercorrere parzialmente le orme del genitore (anche nello stile di gioco estremamente raffinato), vincendo anch’egli il titolo juniores a Wimbledon, prima di costruirsi un’eccellente carriera da singolarista. Ha raggiunto la ventitreesima posizione del ranking Atp, con due quarti di finale ai Championships e otto titoli nel suo palmares. Sempre in India, Prakash Amitraj ha provato a ripetere le imprese di suo padre Vitaj (ex numero 16, vincitore di 16 titoli), ma non è mai andato oltre la posizione numero 154 della classifica mondiale.

Gli Stolle. Fred Stolle è stato uno dei più grandi campioni della storia del tennis australiano. Introdotto nella Hall of Fame di Newport nel 1985, nel corso della sua carriera ha vinto il Roland Garros nel 1965 e lo Us Open l’anno successivo. Inoltre ha raggiunto per tre anni di fila l’ultimo atto del torneo di Wimbledon (dal 1963 al 1965) e per due volte la finale dell’Australian Open (1964 e 1965). In doppio gli Slam vinti sono stati addirittura 10, con sette successi anche nella specialità del misto. La sua vittoria a Parigi fu una delle più sorprendenti della storia, perché Stolle non era affatto un giocatore da terra battuta, ma riuscì ad approfittare delle condizioni di gioco particolarmente veloci, causate da un’anomala ondata di caldo, che colpì Parigi. Nel 1967 passò al professionismo, ma, almeno in singolare, non arrivarono ulteriori gioie negli Slam. Dopo il ritiro, anche la carriera da coach ha regalato a Stolle senior notevoli soddisfazioni a fianco di Billie Jean King, Virginia Wade, Phil Dent e Vitas Gerulatis. Le cose non sono andate altrettanto bene al figlio di Fred, Sandon, che si è fermato in singolare alla posizione numero 50, raggiungendo però la seconda piazza in doppio, con la ciliegina rappresentata dalla conquista dello Us Open di specialità nel 1998.

Phil e Taylor Dent. È per metà australiana anche la dinastia dei Dent. Il padre Phil, australiano, e suo figlio Taylor, che ha preso il passaporto americano, hanno avuto una carriera in qualche modo simile (almeno a livello di ranking), come simile era anche lo stile di gioco dei due, potente, spettacolare e basato molto sul servizio. Phil, tra i due, è stato quello che ha raggiunto i migliori risultati negli Slam, arrivando anche in finale all’Australian Open del 1974. Proprio in quell’edizione, Dent senior passò alla storia per aver sconfitto Bjorn Borg, nell’unica edizione dello Slam “down under” alla quale ha preso parte l’orso svedese, prima di perdere in finale contro Jimmy Connors (unico successo a Melbourne di Jimbo). Suo figlio Taylor, non ha toccato i picchi del padre, ma ha avuto comunque una carriera eccellente, arrivando fino al 21° gradino del ranking Atp. La sua carriera si divide in due parti: prima e dopo dell’operazione chirurgica alla schiena. Nella prima, sono arrivati quattro titoli, tra i quali quello di Memphis 2003, in finale contro Andy Roddick. La seconda parte della carriera non ha regalato invece le stesse gioie a Taylor, che però ha fatto registrare il record per il servizio più veloce di sempre a Wimbledon, 148 mph. Il ritiro definitivo è arrivato nel 2010.

Due cognomi, un solo sport. Arriviamo ai giorni nostri, per parlare della famiglia Roger-Vasellin. Edouard, attuale numero 90 del mondo, ma con un best ranking di numero 35 raggiunto lo scorso febbraio, è figlio di Christophe, ex tennista francese, famoso per aver raggiunto la semifinale del Roland Garros 1983, quando era classificato al 129° posto della classifica, dopo aver eliminato in quel torneo niente meno che Jimmy Connors (ancora lui). Suo figlio non è mai andato oltre il terzo turno di uno Slam, ma tutto sommato la sua carriera e quella di suo padre (exploit parigino a parte) sono in qualche maniera equiparabili. La scorsa settimana Edouard è diventato a sua volta genitore e chissà che suo figlio non possa diventare un campione di terza generazione.

Attualmente, nel circuito maschile, ci sono un paio di figli d’arte, oltre Roger Vasellin. Miroslav Mecir jr., figlio del celebre “Gattone”, per ora non è riuscito a ricalcare le orme di suo padre (ex numero 4), non essendo mai andato oltre la posizione 169. Destino simile per l’ecuadoregno Emilio Gomez, modesto mestierante, più famoso per essere figlio del campione del Roland Garros 1990 Andre Gomez, che per i suoi risultati sul campo. Meglio di suo padre, tra i giocatori attuali, è riuscito a fare invece l’ucraino Alexander Dolgopolov, uno dei talenti più puri e sregolati del circuito, che può “farsi bello” alle cene di famiglia, per aver raggiunto il 13° gradino del ranking, migliorando di 491 posizioni il massimo risultato di famiglia, ottenuto da suo padre (e suo allenatore) Oleksandr nel 1986.

 


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